Nuova strage di pecore a Pievetorina
I pastori chiedono un fondo anti-lupi
Branchi di animali selvatici segnalati anche a Sarnano e Colmurano
Venticinque pecore uccise, quindici ferite e altre quaranta scomparse sono il bilancio ancora provvisorio di un nuovo attacco dei lupi avvenuto nella notte tra lunedì e martedì ai danni di un allevamento di Pievetorina. Ad annunciarlo è la Coldiretti Macerata dopo la denuncia di Mirco Angeli, titolare dell’azienda, che negli ultimi dodici mesi si è visto uccidere circa 150 animali e che vede ora a rischio la sua stessa attività. “Collegato all’azienda abbiamo realizzato un caseificio dove trasformiamo il latte in formaggio ma a causa dei ripetuti attacchi mi sono trovato nell’impossibilità di mantenere le quantità produttive perdendo clienti e opportunità commerciali – spiega il giovane imprenditore, che è anche presidente di zona della Coldiretti maceratese -. Se poi consideriamo che sino ad oggi ho ricevuto una minima parte dei risarcimenti, peraltro già inadeguati rispetto all’entità del danno, appare chiaro che continuare a lavorare in questa situazione non è più possibile”. Il ritardo nell’erogazione dei fondi e le difficoltà generali ad accedere al credito impediscono, infatti, di ricostituire il gregge e di far ripartire l’attività. Da qui la richiesta di costituire un fondo di garanzia regionale per i danni causati dai lupi e dagli altri animali selvatici al quale attingere nell’immediato per poter continuare garantire la prosecuzione dell’attività.
“Un problema che si fa sempre più grave con un vitello sbranato ieri a Matelica, mentre ai nostri uffici è arrivata la segnalazione di un branco di lupi nelle campagne di Sarnano e altri sarebbero stati visti nella zona di Colmurano – spiega Francesco Fucili, presidente di Coldiretti Macerata –. Attualmente gli allevatori si vedono rimborsare solo lo smaltimento della carcassa mentre non vengono riconosciuti gli animali che i lupi trascinano via, e nessuno parla dei danni indiretti sugli allevamenti, dalla perdita di fertilità agli aborti, alla minor produzione di latte”. “Nelle prossime settimane organizzeremo un incontro per discutere della situazione lupi nelle nostre campagne al quale abbiamo invitato anche la Regione con l’obiettivo di dare il via ad azioni concrete per la protezione delle greggi– annuncia il direttore di Coldiretti Macerata, Assuero Zampini –. Ma occorre anche capire la reale consistenza del problema e valutare se possa avere riflessi anche su altre attività come, ad esempio, quella dei tartuficoltori”.

ci sta de casa fiore………
Invece di chiedere costosi ed aggiungo inutili fondi anti-lupo, che di certo non risolvono il problema, possibile che nessuno abbia pensato al sistema dei dissuatori acustici che hanno ottenuto ottimi risultati in molte regioni italiane ?
Ma è sicuro che siano lupi e non piuttosto cani inselvatichiti?
…di lupi pericolosi se ne sono visti tanti in questi anni nel maceratese, ma camminavano sempre a due zampe!!! …e con la crisi se ne vedranno sempre di più!!!
….solo a Pievetorina ?….pure in Ancona ho notato animali selvatici…..
Questo pastore ha detto di aver perso 150 capi in poco tempo e per questo di rischierebbe la chiusura della sua azienda, Mi domando quanti siano i lupi in quella zona, evidentemente a Pievetorina si sono concentrati tutti i lupi d’Italia. Ma forse neanche questi sarebbero sufficienti a divorare 150 pecore!!!
Che ne direste se i lupi o le pecore chiedessero un fondo anti essere umano?
…evidentemente fra i lupi si è sparsa la voce che il pastore di Pievetorina ha le pecore più buone di tutta Italia!!! …vanno a rubaaa!!!
Leggendo questa notizia si è costretti a farsi alcune domande e un po’ di conti: 25 pecore uccise, 15 ferite e 40 scomparse cioè un totale di 80 animali attaccati dai predatori (lupi o cani ?): per fare una catastrofe simile occorrerebbe una branco di almeno 40 lupi o simili che contemporaneamente si accaniscano per lungo tempo sulle pecore. I lupi sono automaticamente esclusi da questo comportamento: il lupo uccide solo per mangiare o per difendere il proprio territorio da altri lupi di clan concorrenti. Il lupo appenninico ha un’organizzazione sociale ben precisa e ogni gruppo è composto da pochi soggetti guidati da un capo branco. Il lupo NON “trascina via” le prede e comunque non tanto da impedire il ritrovamento dei resti del pasto. Un comportamento esclusivamente assassino è tipico dei branchi di cani abbandonati che si uniscono e spesso si riproducono.
Inoltre quando si parla di “branchi di lupi” avvistati nelle campagne di Sarnano e addirittura di Colmurano non si può fare a meno di rimanere perplessi: possibile che in tutti questi avvistamenti e stragi non ci sia mai nessuno che scatta una foto, visto che ormai tutti hanno un telefonino, in modo da verificare di quali predatori si tratta.
Possibile che le autorità di controllo competenti sul territorio non trovino il modo di ACCERTARE la natura e l’entità di tali attacchi e avvistamenti?
Basterebbe, con un costo risibile rispetto al danno economico, sistemare delle videocamere nei pressi degli allevamenti a rischio in modo da VEDERE una volta per tutte come stanno le cose e poi prendere le decisione giuste (naturalmente dovrebbe essere l’autorità pubblica ad approntare tali semplici sistemi di videocontrollo).
L’allevatore dichiara di aver subìto l’uccisione di circa 150 animali nell’arco di un anno (senza contare quelli feriti): io credo sia il caso di approfondire. I mezzi ci sono, basta volerlo.
Ultima considerazione: se tali enormi branchi di famelici predatori (cani o lupi) sono in grado di massacrare 80 pecore in una sola volta, figuriamoci se si fanno scrupoli nell’aggredire un qualsiasi indifeso cercatore di funghi o escursionista o pescatore delle nostre montagne, valli e colline.
Solidarietà, quindi, agli allevatori, ma credo sia interesse di tutti fare chiarezza.
Ripeto ciò che ho detto altre volte per questioni simili:
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La maggior parte delle volte che si verificano questi episodi è per colpa dei cani inselvatichiti e non dei lupi. La popolazione dei lupi in Italia si stima sia intorno ai 5-600 individui, mentre quella dei cani inselvatichiti, di alcune decine di migliaia. Non sono nemmeno rari i casi di gente aggredita nei boschi da cani di questo tipo.
Di seguito allego un breve resoconto di uno studio sul fenomeno.
Brevi note su RANDAGISMO E CANI VAGANTI / INSELVATICHITI
In Italia, negli ultimi decenni:
stop controllo sui randagi (stop profilassi antirabica, perché scomparsa la forma urbana)
aumento delle risorse trofiche sul territorio (rifiuti)
esplosione demografica della popolazione canina, da compagnia e vagante
Il randagismo e la presenza di cani vaganti sono un fenomeno recente, rapidamente divenuto un rilevante problema ecologico, sanitario e sociale.
E’ dimostrato il ruolo dei cani non controllati:
• nella trasmissione di zoonosi (rabbia, echinococcosi/idatidosi, leptospirosi, sindrome da larva migrans,
febbre bottonosa)
• nel causare danni al bestiame domestico ed alla fauna
• nell’aggressione verso l’uomo
• nella competizione alimentare con il lupo
• nel rischio di inquinamento genetico nel lupo.
Le popolazioni canine sono suddivise in tre sottopopolazioni, interagenti ed intercambiali nel tempo:
1) cani con proprietario sempre sotto controllo
2) cani con proprietario liberi di vagare, sempre o sporadicamente
3) cani senza proprietario, distinta in due tipologie:
a) randagi – privi di proprietario, vagano nei pressi degli insediamenti umani, in qualche
forma dipendenti dall’uomo per l’alimentazione o perché ne ricercano attivamente la
presenza e compagnia;
b) inselvatichiti – indipendenti pressoché completamente dall’uomo, da cui rifuggono
come animali selvatici, pur avvicinandosi spesso ai paesi e case alla ricerca del cibo,
evitano l’incontro con l’uomo, si spostano di notte, vivono in branchi e sono in grado di
uccidere animali domestici e selvatici, mostrando caratteristiche eco-etologiche in parte
simili a quelle del lupo.
NB: Le categorie 2, 3a e 3b sono unite nella definizione di cani vaganti, ossia:
• cani potenzialmente in grado di muoversi sul territorio,
• senza controllo dell’eventuale proprietario,
• che possono rappresentare un fattore di impatto sulle zoocenosi.
In varie parti del mondo, quasi tutte le risorse di cibo e di rifugio dei cani vaganti hanno origine dalla
popolazione umana.
I cani vaganti senza proprietario e quelli inselvatichiti sono presenti soprattutto in aree a bassa densità abitativa e difficilmente hanno un buon successo riproduttivo senza l’aiuto diretto dell’uomo.
I cani vaganti rinfoltiscono man mano i branchi di cani inselvatichiti (sostituendone i deceduti) e si riproducono con essi.
Quali strategie adottare?
1) Bloccare il reclutamento di cani liberi di proprietà (applicazione dell’anagrafe canina).
2) Lottare contro la rabbia, vaccinando e controllando i cani vaganti ed inselvatichiti.
3) Avviare prima un’indagine conoscitiva sulla popolazione canina vagante nel territorio, per valutarne l’entità numerica, le caratteristiche, le zone di insediamento (collaborazione fra ASL e Comuni; questionari ai proprietari e ricerche in campo).
4) Attuare poi opportuni piani di controllo.
Perché procedere con ordine?
Perché ci sono punti critici e vincoli:
• è difficile identificare il vero colpevole fra lupo e cani vaganti (ove coesistono)
• non è noto il numero reale di cani nel territorio
• non è nota la proporzione esatta fra cani vaganti senza un padrone e cani di proprietà
• la legge tutela i diritti ed il benessere di tutti gli animali (cani vaganti ed inselvatichiti, lupo)
• i programmi di indennizzo sono complicati da definire: devono essere efficienti
Rimborso eventuale dei danni?
I danni provocati al patrimonio zootecnico da cani vaganti e inselvatichiti sono risarcibili, come i danni provocati da altri animali predatori (Lupo, Orso) secondo quanto stabilito dalla legge vigente.
Riferimenti normativi
In Italia
Legge 14 agosto 1991, n. 281, (attuazione e modifiche)
Legge 20 luglio 2004 n. 189