L’Accademia di Belle Arti celebra
i trentotto anni di …solitudine
Anna Verducci attacca le istituzioni

Il direttore ne ha per tutti. Consegnato il premio Svoboda ad Achille Bonito Oliva

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di Maurizio Verdenelli

Botte da orbi. A Comune, Provincia e Regione (assente ingiustificata). Anna ha preso il fucile (mediatico, s’intende: ma è quello che fa più male) ed ha fatto fuoco. L’inaugurazione del 38. anno dell’Accademia di Belle Arti di Macerata è stata, dunque, nel segno del suo direttore, l’arch. Verducci e nel sigillo, davvero araldico, del più illustre critico italiano di arte contemporanea, il prof. Achille Bonito Oliva (‘scopritore’, tra l’altro, del marchigiano Enzo Cucchi) accolto con un abbraccio da Franco Moschini, nominato lo scorso anno alla presidenza dell’istituzione cittadina. Trentotto anni, dicevamo, e potremo aggiungere per mutuare il titolo di un celebre libro di Marquez, “di solitudine”. Inserita a pieno titolo, ahinoi!, in una galleria di illustri ‘sconosciuti’ maceratesi da dove è stata rimossa soltanto da poco ed in gran fretta la statua -impolverata dalla dimenticanza- di Padre Matteo Ricci, celebrato nella sorpresa un po’ attonita della maggioranza del popolo maceratese che conosceva il grande concittadino perdipiù dalla denominazione di una via del centro storico.

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Torniamo tuttavia alle pallottole verbali dell’arch. Anna Verducci. La quale, dopo aver incassato gli elogi dell’assessore maceratese alla Cultura, Bianchini (‘L’Accademia? Una preziosa istituzione, un gioiello’), del presidente della Provincia (‘L’Accademia fa parte integrante del tessuto socio-culturale del territorio: facciamo squadra!’) e l’assenza di rappresentanti regionali (eppure l’annunciato assessore Marcolini abita dalle parti dell’Accademia!) e dopo aver chiarito le graduatorie italiane di merito, l’ambito certificato europeo di qualità, il numero degli iscritti con matricole in aumento (una quota del 38% dell’intero comparto marchigiano artistico-musicale) e dopo aver ricordato i workshop con un artista di fama mondiale come Franko B., i programmi intensivi in Europa by Erasmus con la prof. M.Teresa Marasca (citazione d’obbligo anche per l’Oscar dell’illustrazione, Mauro Evangelista) ed i numerosi laboratori di ricerca in ambito scenografico, museale, di restauro, comunicazione e via elencando ha …aperto il fuoco della polemica.

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Fare squadra?! Sì, ma con chi? Con lo Sferisterio che apre la porta di servizio solo agli stagisti (‘amiamo lavorare con i giovani’ aveva concesso qualche settimana fa l’AD di Mirus, delegato alla Promozione del Sof) mentre ad esempio nella vicina Jesi, il ‘Pergolesi’ offre ben altre opportunità di inserimento lavorativo?! Con il Comune che ha ignorato l’Accademia, tagliata fuori anche dal sistema museale,  in occasione del restauro di Palazzo Buonaccorsi?!Con la Regione che dell’istituzione artistica prima nelle Marche non tiene conto, ad esempio, per lo stand nell’Expo prossimo venturo a Shangai? Infine: perché tagliare fuori da una possibile partecipazione sinergica l’Accademia, realtà universitaria, dal recente patto tra gli atenei di Macerata e Camerino che ha avuto nel presidente della Provincia un apprezzato garante? A questo proposito l’arch. Verducci ha lanciato l’idea di un’Agenzia unificata per l’internazionalizzazione della proposta culturale proveniente dal nostro territorio. Staremo a vedere…

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Già, perché è  inutile dire che l’Accademia è ‘vostra’, della ‘città’ se questa al momento delle scelte professionali le gira le spalle favorendo le solite camarille, i clan, i club ‘dei professionisti’ per raccomandazione che hanno sempre la precedenza e concorsi ad hoc. Solito, vecchio discorso: maceratese ed italiano.

In una platea, quella dell’auditorium Svoboda pullulante di candidati alle prossime elezioni (Pistarelli, Carancini, Ballesi fra gli altri) ma non di imprenditori, anche Franco Moschini si è trovato un po’ in imbarazzo nel giustificare quelle assenze: ‘Sono al Micam a fare i sordi’, ha trovato la forza di scherzare ricordando il suo ‘amico Luca Cordero’ alle prese, agli inizi degli anni ’80, con un ’aggeggio’ chiamato avveniristicamente cellulare. Moschini si è detto anche lui convinto della necessità di fare squadra. Con chi, però, se i convocati non vogliono proprio rispondere.

Il presidente ha fatto poi un appello per evitare ‘la fuga’ dal territorio da parte delle professionalità artistiche e culturali che la ‘sua’ Accademia forgia costantemente (700 iscritti, 200 matricole in numero doppio rispetto all’anno scorso e triplo rispetto al 2007-2008). In questo ha chiesto aiuto,  date forse le comuni radici tolentinati, anche al consigliere regionale Francesco Massi, presente in prima fila insieme con altri protagonisti come Adriano Ciaffi, presidente del Comitato Ricci, il vicesindaco Mauro Compagnucci, Giuliano Bianchi, presidente della Camera di Commercio, e Nazzareno Agostini, assessore provinciale.

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Intanto quando ormai si disperava e il prof. Stefano Chiodi la tirava alle lunghe sul “Territorio magico”, ecco a mezzogiorno arrivare l’ospite atteso: Achille Bonito Oliva. Del quale la prof. Maria D’Alesio tirava giù una torrentizia, anzi un’alluvionale Laudatio (nel quale trovavano spazio in relazione al grande Critico, la Nova Folio di Cegna e quell’illuminato gallerista che fu Pio Monti) prima della Lectio magistralis su Arte, Bellezza e naturalmente Transavanguardia dello stesso Bonito Oliva. Apprezzamento per Macerata “Città che amo molto dove vivono miei antichi compagni di strada” e per le Marche “Regione intelligente perché aperta al mare, non come altre vicine… e dunque piena di umorismo anche per questo Premio che vorrei contestualizzare in un momento di peronismo mediatico che monopolizza il gusto collettivo, performativo ed autoreferenziale”.

A conclusione, la proclamazione di Achille Bonito Oliva, Premio Svoboda 2010 e docente ad honorem di un’Accademia molto più conosciuta fuori che in patria. Vecchia storia, a Macerata.


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