Romano Carancini abbassa la testa
ai diktat del Partito Democratico

Il candidato sindaco non voleva alcuni assessori uscenti in lista - di Mauro Montali -
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ciaffi-carancini
di Mauro Montali
Romano Carancini mostra i muscoli al Pd, mettendo in luce personalità e coraggio. E questo è positivo, molto positivo: per fare il sindaco ci vogliono gli attributi. Sta conducendo una battaglia aperta contro i vertici comunali del partito di Bersani perchè non vuole in lista chiunque abbia ricoperto incarichi di giunta sotto l’amministrazione Meschini. L’avvocato Carancini non ci sta ad avere al suo fianco (ammesso che venga eletto primo cittadino) uomini del vecchio potere. <Via tutti> ha tuonato al direttivo del Pd. <Via tutti> per mandarne a casa uno solo: l’assessore Mauro Compagnucci il quale, per dieci anni consecutivi, si è occupato, come è noto, di questioni urbanistiche e di beni culturali. Con un bilancio finale che è destinato ad essere valutato dai posteri. Il ragionamento vale anche, e soprattutto, per Giorgio Meschini, sul quale torneremo nei giorni prossimi.
La trasformazione di Macerata, dalla galleria a via  Trento, dal rifacimento (?) della passeggiata all’ecomostro di via Barilatti, non è certo terminata. Il piano casa, per esempio, deve mostrare ancora i suoi frutti mentre il passaggio a livello di via Roma è ancora lì. Insomma, siamo a metà del guado. Certo, c’era anche Raffaele Delle Fave a dare un marchio alle nuove e tante opere pubbliche che sono state realizzate sotto il cielo della città di padre Matteo Ricci. Il quale  (un grande italiano e un patrimonio davvero dell’umanità) dall’alto (o dalla terra della città proibita) chissà che giudizio dà della politica e della cultura di Macerata. Giancarlo Liuti, dalle pagine on line di questo giornale, ha fatto un gioco virtuale e di enorme potenza suggestiva con il gesuita maceratese. Ma, forse, è meglio realmente che non si sappia quel che pensa “le grand voyageur” del quindicesimo secolo. La sua casa natale, in piazza Cesare Battisti, è diventata una boutique, ancorchè elegante e, fatalmente, costosa. Dove si respiravano i profumi di scienza, astronomia, matematica, filosofia e diritto, ora ci sono le grandi griffe. I miei amici Di Pietro non me ne vogliano. In fondo, un tocco di classe l’hanno dato anche loro a questa città.

Carancini-festeggia

Romano Carancini dunque versus Compagnucci e il suo riferimento: l’avvocato Graziano Pambianchi. Nel cuore del quale c’è posto solo per due persone (a parte la famiglia, ovviamente): l’assessore uscente e l’avvocato Renato Perticarari. Aveva provato a stendere il suo velo protettivo anche sul dottor Romano Mari ma si è visto come è andata a finire. Pambianchi, storicamente, ha grandissimi meriti: da laico si è opposto con tutte le forze a tutto quello che è in odore di religiosità bigotta, da uomo di cultura ha provato a modernizzare Macerata, da politico e da avvocato ha fatto le sue battaglie anche controcorrente. Sul famigerato “piano cave” della Provincia non ha esitato, tanto per dirne una, a mettersi in rotta di collisione con l’ex presidente Giulio Silenzi. Ma agli occhi di parecchi rappresenta, assieme ad Adriano Ciaffi, il vero leader di Macerata, sopraffino politico ma di opposte tendenze culturali di Pambianchi, quel vecchio blocco di potere che ha fatto il bello e il cattivo tempo. Sicchè a Romano Carancini non è parso vero tirare in ballo il tema della “discontinuità”.  E dunque <Via tutti>.
Ma il Pd non l’ha preso tanto sul serio. <I nomi per la lista li sceglie il partito>  gli hanno risposto Narciso Ricotta e i suoi. Aggiungendo pure che <il candidato sindaco non ha la potestà di scegliere i candidati per la lista>. Magari, poi, il sindaco potrà scegliere- ma fino a un certo punto- gli assessori. Una volta eletto, il primo cittadino avrà maggiore potere e charme da vendere. Tuttavia, fino a che rimane sotto l’ombrello del partito, o dei partiti, non ha capacità di decidere alcunchè. <Tu fai la campagna elettorale, i nomi li scegliamo noi> si è sentito rispondere Carancini. Lo stalinismo, anche se ha un “brand” più moderno, è duro da abbattere, così come è altrettanto duro capire bene quali interessi siano in gioco.
Compagnucci
Comunque, come stiano le cose, le varie anime del Pd avranno campo libero. Mauro Compagnucci (nella foto) farà parte, dunque, della partita. La “discontinuità” sarà per un’altra volta. Carancini può attendere. Sempre che Fabio Pistarelli gliene dia la possibilità.
A proposito del centrodestra: non nomineremo mai più quell’ex parlamentare di An che ha illuso la città e se stesso, per fare poi una scelta di comodo. E stiamo parlando di noi, personalmente, che abbiamo da decenni un rapporto di conoscenza e di affetto con il personaggio di cui si parla. La questione non riguarda ovviamente Cronache Maceratesi. Ma la figura che ha fatto  e di cui  tutti, a cominciare dai militanti della sua coalizione, sono amaramente consapevoli , gli basta e gli avanza. Sic transit gloria mundi.




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