Da Pechino racconto ai maceratesi
la grandezza di Padre Matteo Ricci
Lettera dalla Cina per l'inaugurazione della grande mostra - di Filippo Mignini -
di Filippo Mignini
Cari lettori di Cronache Maceratesi i responsabili di questo giornale mi hanno invitato a comunicarvi alcuni pensieri e sentimenti alla vigilia dell’apertura della prima mostra su Matteo Ricci in terra cinese. Vi scrivo da una gelida Pechino, al termine di giorni intensissimi di lavoro. Questa sera, lasciando la vasta sala espositiva riservataci dal Capital Museum (1200 mq), ho controllato ancora una volta l’intero percorso con tutte le opere nelle loro teche: dall’ Eterno con angeli di Raffaello al Filippo II di Tiziano, dai modelli di edifici romani ai Globi del Mercatore, dalla Geografia di Tolomeo alla Geometria di Euclide, tradotta da Ricci in cinese; mi son fermato ancora dinanzi al ritratto di Li Duanduan di Tang Yin e ai suggestivi quattro rotoli verticali di Du Jin celebranti la vita dei letterati di epoca Ming, i compagni e collaboratori di Ricci nell’impresa di Cina. Poco prima dell’uscita, giusto al termine del percorso narrativo, il visitatore si trova di fronte il celebre ritratto di Matteo Ricci, che tutti abbiamo negli occhi. Mi è sembrato, per alcuni istanti, di tornare a quella sera dell’11 maggio 1610, proprio qui a Pechino, poco dopo la morte del fondatore della missione cinese. Un fratello coadiutore di nome You Wenhui, detto Pereira, che viveva nella stessa casa con Ricci e aveva appreso da Giovanni Cola i principi della pittura occidentale, in un angolo della camera delineava quasi furtivamente alcuni schizzi del volto del maestro. Lavorò tutta la notte, cercando specialmente di aprire quegli occhi, ormai chiusi per sempre, a uno sguardo rivolto all’infinito. L’indomani mattina, montò una buona tela sul cavalletto e iniziò a dipingere con colori a olio il volto di Ricci, che vivo si era fatto ritrarre in piedi, a grandezza naturale, soltanto dai pittori di corte che dovevano eseguire un ordine dell’imperatore Wanli. Il quadro di You Wenhui rimase solo due o tre anni a Pechino, fino a quando, nel 1614, fu portato a Roma. Qui venne esposto, nella Chiesa del Gesù, accanto ai ritratti di Ignazio di Loyola e di Francesco Saverio. Osservo ancora, da vicino, il nero dell’abito e l’inverosimile foggia del collo bianco. Mi sorprendo a pensare Ricci vestito con l’abito da letterato rosso scuro, dai risvolti turchino-chiari, che egli stesso descrive: proprio come l’hanno disegnato e cucito per questa mostra i docenti e gli allievi dell’Istituto d’arte di Macerata. Chissà se l’imminente restauro della tela, al termine del percorso espositivo in terra di Cina, non potrà svelare qualche segreto e riservarci qualche sorpresa? Poso lo sguardo su un piccolo prezioso dipinto di fine epoca Ming sulla parete a fianco; abbandono queste fantasie e penso che il ritorno del ritratto di Ricci a Pechino, dopo quattrocento anni, segni la chiusura di un lungo distacco, la fine di inutili incomprensioni e costituisca il simbolo e il pegno di un nuovo possibile confronto di civiltà. Nella città proibita è riapparsa la fenice e con Xu Guangqi, il caro amico di Ricci, possiamo ancora ripetere: “il tempo nel quale cesseremo di lodare la nostra civiltà può attendere ancora, può attendere ancora!”. In quel piccolo quadro di fine epoca Ming che ho voluto in prossimità del ritratto di Ricci, sono rappresentati cinque letterati di prima grandezza, più un sesto, sullo sfondo, che è lo stesso autore del quadro. Quando questi lo dipinse, gli altri erano tutti morti, tranne uno. Si trattava, come dice il titolo stesso, di un omaggio Ai miei amici di un tempo. Lo avevo scelto pensando al tema dell’amicizia, così centrale nell’esperienza ricciana in Cina. Poi ho scoperto che almeno due dei cinque letterati ritratti erano anche amici di Ricci: Li Rihua, celebre pittore e poeta che dedicò al letterato occidentale una poesia che pubblichiamo in catalogo, e Chen Rui, che scrisse una prefazione per l’ Amicizia di Ricci inserendola in una delle sue celebri opere. Non è escluso che anche altri due letterati ritratti abbiamo avuto contatti con Ricci. In ogni caso, queste immagini sono qui a ricordarci la possibilità di costruire, nell’amicizia, una più felice famiglia degli uomini. Esco dal museo. Sono le sette di sera ed è notte; a Macerata l’orologio della torre sta suonando mezzogiorno.
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La puntata di Tg1 Focus dedicata a Padre Matteo Ricci andata in onda ieri:

Ma della delegazione che andrà in Cina nei prossimi giorni c’è qualcuno che, oltre l’italiano, conosce una lingua straniera (oltre eventualmente il dialetto) oppure faremmo i soliti provinciali e saremo costretti ad avere un traduttore, anche per dire “buongiorno”????