Acquaroli a Muccia sul caso Pistarelli:
«Ho sbagliato la persona
ma corruzione e mafia non le conosco»

INCHIESTA DDA - Il governatore chiude il Consiglio regionale aperto per i dieci anni dal sisma ricostruendo la vicenda del suo ex capo di gabinetto, dalla nomina alle dimissioni, e rivendica: «Né fuggo né ho paura». Sulle voci: «La prima mi è giunta a metà di novembre. Le ho verificate subito, come faccio sempre col segretario generale. Sono subito andato da lui e gli ho detto che era incompatibile con l’incarico. Non erano notizie di reato ma a Palazzo Raffaello ci sono delle regole di ingaggio: rispetto pedissequo della legalità, mai entrare nelle procedure, negli appalti e nei bandi, mai». Tra i passaggi più forti: «Quando navighi nel fango prima o poi affondi». VIDEO

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L'intervento integrale del governatore Francesco Acquaroli
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Il discorso del governatore Francesco Acquaroli

di Francesca Marsili (foto/video Federico De Marco)

«Ho sbagliato a scegliere la persona, non avrei mai pensato potesse avere quei comportamenti. Mi è stato detto che fuggo e se parlo per ultimo voglio scappare. Io non fuggo e non ho paura perché mi è stato insegnato che “male non fare e paura non avere”. Non so cosa siano la corruzione e la mafia, non conosco questi termini. Ciò che è accaduto non è qualcosa di leggero e serve una riflessione profonda da parte di tutti. Serve chiarezza ma serve anche la realtà senza strumentalizzare le informazioni». Il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli nel suo intervento al termine del Consiglio regionale aperto a Muccia ha ripercorso le due settimane – tra fine novembre e inizio dicembre 2025 – che hanno compromesso il rapporto di fiducia con il suo ex capo di gabinetto Fabio Pistarelli, arrestato giovedì scorso nell’ambito della maxi inchiesta sulla ricostruzione.

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Una seduta durante la quale, oltre a celebrare il decennale del terremoto, si è parlato anche della maxi inchiesta della Guardia di finanza, coordinata dalla Dda di Ancona, che ha portato all’arresto di otto persone tra cui l’ex capo di gabinetto di Acquaroli e il costruttore Enrico Crucianelli della Crucianelli Rest Edile. Sono 43 gli indagati della maxi inchiesta. «Potevamo rinviare questo momento ma ci abbiamo messo la faccia» ha detto il presidente aprendo il suo intervento.

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Acquaroli ha parlato per ultimo, senza repliche, come previsto dall’ordine dei lavori che la maggioranza ha difeso ieri respingendo la richiesta delle opposizioni di anticipare le comunicazioni del presidente. Un intervento in larga parte a braccio, con la voce a tratti incrinata e il peso della settimana appena trascorsa. «Non so se potete immaginare il mio stato d’animo – ha detto -. Non me lo auguro per nessuno».

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Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente Acquaroli

«Non mi sottraggo alla vicenda giudiziaria che ha toccato la nostra regione e le istituzioni che rappresento, ma che, da quello che mi risulta, non mi riguarda» ha continuato Acquaroli che ha condiviso con la capogruppo dem Valeria Mancinelli il richiamo al «dovere della chiarezza» verso i marchigiani, aggiungendo però quello della lealtà, cioè «non strumentalizzare le informazioni a vantaggio della propria parte».

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Poi la ricostruzione dei fatti. La scelta di Pistarelli nel 2020, ha spiegato, «nasceva dalla sua conoscenza del territorio e delle leggi: tre legislature da consigliere regionale, di cui una da capogruppo, e la professione di avvocato. L’elemento principale era la fiducia». Alla fine del primo mandato, al momento di rinominare lo staff, sarebbero emerse le prime perplessità: la scarsa disponibilità nei fine settimana, in un ruolo che «non ha sosta, né a Natale né a Ferragosto», e un problema di efficacia, con sindaci che lamentavano pratiche che «tornavano indietro». Da qui la proroga di tre mesi, firmata il 6 novembre, «affinché si trovasse un’altra soluzione. Era un momento importante durante il quale la struttura regionale prende forma con tutte le nomine; insomma periodi intensi e complessi. In quel periodo avevo anche un piccolo problema di salute che mi ha tenuto lontano dagli uffici per qualche giorno consecutivo. A ridosso della metà di novembre mi è arrivata la prima voce. Se erano notizie di reato un pubblico ufficiale comunica subito alle autorità competenti ma non erano notizie di reato».

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Acquaroli ripercorre poi le due settimane che sono stati cruciali nel prendere la decisione di allontanare Pistarelli dalla Regione. «La prima voce era molto fumosa ma da lì a pochi giorni, appena rientro dopo il problema di salute, mi arriva la seconda voce. Mi chiama un amico, che lo ha fatto a tutela della mia onorabilità. Incontro questa persona e mi riferisce dell’interessamento del mio ex capo di gabinetto su alcune procedure. Le ho subito trasmesse agli uffici e sono stati svolti approfondimenti dal segretario generale e da altri dirigenti. Accertamenti che non hanno evidenziato una notizia di reato. Altre voci sono arrivate, poi, tra il 18 e il 19 novembre, voci che si sono accavallate fino ai primi di dicembre. Il giorno che c’è stato l’incontro tra i dirigenti su questo approfondimento mi informano che c’era stato l’interessamento del mio ex capo di gabinetto nei confronti di una procedura. Io lo chiamo e gli dico che la sua presenza era incompatibile al settimo piano di Palazzo Raffaello quindi o si dimetteva o lo avrei fatto io. Era il 2 dicembre».

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Il governatore ha sottolineato che, «come tutti sanno, mi sono dato delle regole di ingaggio nella gestione del lavoro che c’è da fare che sono il rispetto pedissequo della legalità, mai entrare nelle procedure, negli appalti e nei bandi, mai. Anzi era stata richiesta, da parte mia, la vigilanza e ho sempre invitavo i miei collaboratori ad aiutarmi su questo aspetto. Io ho tenuto l’atteggiamento di coprire qualcuno secondo voi? Quando si naviga nel fango prima o poi ci si arena».

«In una Regione che gestisce le risorse di sisma, Pnrr e alluvione si possono concentrare interessi illegittimi; per questo ci sono regole di ingaggio e per questo ho subito interrotto il rapporto lavorativo perché non c’era più fiducia – ha ribadito Acquaroli -. Purtroppo ho sbagliato a scegliere la persona, non avrei mai pensato potesse avere quei comportamenti. La fiducia era venuta meno perché se il tuo presidente ti dà l’operatività di muoverti e di vigilare a suo nome e poi viene a conoscenza che si utilizza quel ruolo per fare l’esatto contrario non ci può essere margine. Se io l’ho nominato sono stato anche io che l’ho rimosso. Devo ringraziare quelle voci perché mi hanno creato un alert e hanno creato le condizioni affinché la Regione facesse le verifiche».

Il presidente ha sottolineato che, per quanto gli risulta, non sono indagati né lui né componenti della giunta, consiglieri o dirigenti regionali, e che nessuno dei reati ipotizzati negli uffici della Regione e della sanità sarebbe andato a segno. «Vuol dire che c’è gente perbene, che non si è piegata» ha detto il presidente. Quanto alla ricostruzione, ha ammesso che l’inchiesta fa emergere una fragilità nella ricostruzione privata e nella catena dei subappalti, chiedendosi «cosa possiamo fare di più».

«Una persona che si comporta così non mi poteva aiutare nel grande progetto che ho in mente per la nostra regione – ha aggiunto Acquaroli -. Un conto è una scelta sbagliata un conto è diventare complici. Io non mi sono mai voltato dall’altra parte e l’agenda del dottor Becchetti (Mario, segretario generale della Regione, ndr) è piena di ciò che recepisco, consegno e chiedo di approfondire. La vittima, insieme ai terremotati e alle istituzioni, sono io perché avevo riposto in lui fiducia per fare altro».

Il passaggio più personale è arrivato verso la fine. «Ci sono le persone, le famiglie, gli affetti. C’è la gente che ti chiede: cosa hai fatto?». Da qui l’appello a non trasformare la vicenda in uno scontro sulle persone: «L’onestà e la legalità non appartengono a nessuno». Fino alla chiusura, rivolta alla comunità che ha detto di aver servito per sei anni «instancabilmente, lealmente e con onestà. Se c’è stato un mio errore, è stato nell’individuazione della persona. Ma corruzione e mafia sono due parole che io non conosco».

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