Lavoro, Macerata risale la classifica nazionale
ma un’assunzione su due resta scoperta

MACERATA – I dati Unioncamere rielaborati da Confartigianato: occupazione al 67,8% e balzo dal 62° al 47° posto tra le province italiane, ma il 54,4% delle entrate previste è difficile da coprire, il valore più alto tra Macerata, Ascoli e Fermo. Il presidente Enzo Mengoni: «Siamo davanti a un problema strutturale»

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Enzo Mengoni, presidente di Confartigianato Imprese Macerata, Ascoli, Fermo

Il mercato del lavoro delle Marche ha presentato in tutto il 2025 un quadro complessivamente positivo sul fronte dell’occupazione, ma ancora caratterizzato da alcuni squilibri strutturali. È quanto emerge dai dati pubblicati da Unioncamere e rielaborati da Confartigianato Imprese Macerata – Ascoli Piceno – Fermo.

Il tasso di occupazione regionale della popolazione tra i 15 e i 64 anni si è attestato al 67,5%, un valore superiore alla media italiana, mentre il tasso di disoccupazione è stato pari al 5,3% e quello di inattività al 28,7%. Accanto a questi indicatori favorevoli emerge però la persistente difficoltà delle imprese nel trovare le professionalità necessarie: nelle Marche è risultato difficile da reperire il 49,9% delle entrate lavorative previste, praticamente una su due.

A Macerata, il tasso di occupazione ha raggiunto il 67,8%, collocando il territorio al 47° posto nella graduatoria nazionale delle province, in netto miglioramento rispetto alla 62ª posizione del 2024. Positivi anche il tasso di inattività, fermo al 28,2%, e il numero di entrate lavorative previste, pari a 15,7 ogni cento residenti in età lavorativa. Il dato più critico riguarda però la capacità delle imprese di reperire personale: il 54,4% delle assunzioni programmate è stato considerato di difficile copertura, il valore più elevato tra le tre province di riferimento di Confartigianato e significativamente superiore alla media regionale. Il tasso di disoccupazione si è attestato al 5,5%, mentre il divario tra occupazione maschile e femminile è stato pari a 8,3 punti percentuali.

Ascoli Piceno è la provincia ha registrato il più alto tasso di occupazione dei tre territori, pari al 68%, e il più basso tasso di disoccupazione, fermo al 3,5%. Le entrate previste sono 15,8 ogni cento residenti tra i 15 e i 64 anni, il valore più elevato tra le province analizzate. Rispetto al 2024, tuttavia, Ascoli è scesa dalla 26ª alla 45ª posizione nella graduatoria nazionale relativa al tasso di occupazione. Particolarmente evidente il divario di genere: la differenza tra tasso di occupazione maschile e femminile ha raggiunto i 18,9 punti percentuali, sensibilmente più alto rispetto alla media regionale. Anche nel Piceno resta consistente il problema del reperimento delle competenze, con il 50% delle entrate previste considerato difficile da trovare.

A Fermo: quadro più articolato, con un tasso di occupazione del 65,3%, il valore più basso tra i tre territori, e un leggero arretramento dal 63° al 65° posto nella graduatoria nazionale. Il tasso di disoccupazione è stato del 5,7%, quello di inattività ha raggiunto il 30,8%. Più contenuta anche la domanda di lavoro programmata dalle imprese, con 12,7 entrate previste ogni cento residenti in età lavorativa. Resta però molto elevata la difficoltà di reperimento, che ha interessato il 50,2% delle figure ricercate. Il divario occupazionale tra uomini e donne è stato pari a 12,4 punti percentuali, inferiore a quello ascolano ma superiore ai valori rilevati nel Maceratese.

«I dati ci restituiscono un mercato del lavoro che nello scorso anno ha tenuto e che, in alcuni territori, ha mostrato indicatori migliori rispetto alla media nazionale – commenta Enzo Mengoni, presidente territoriale di Confartigianato Imprese Macerata, Ascoli Piceno, Fermo –. Non possiamo però limitarci a osservare il livello dell’occupazione: dobbiamo chiederci se le imprese riescano effettivamente a trovare le persone e le competenze di cui hanno bisogno. Quando in tutte e tre le nostre province almeno un’assunzione programmata su due risulta difficile da coprire, siamo davanti a un problema strutturale che incide sulla capacità delle aziende di produrre, innovare e crescere: è necessario rafforzare il collegamento tra scuola, formazione professionale e impresa, valorizzare maggiormente l’apprendistato e aiutare giovani e persone in cerca di occupazione a conoscere le reali opportunità offerte dai nostri sistemi produttivi».

Per Mengoni bisogna inoltre «intervenire sul divario occupazionale di genere e sulle condizioni che rendono il lavoro accessibile e attrattivo: servizi, mobilità, orientamento, formazione continua e possibilità di conciliare vita professionale e familiare. Il lavoro c’è, ma per trasformarlo in crescita stabile dobbiamo costruire competenze coerenti con le esigenze delle imprese e offrire alle persone prospettive concrete e durature».


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