In 15mila con un unico spirito:
è il popolo del festival di Montelago.
«Evento irrinunciabile» (Foto)
SERRAVALLE - Oggi gli accampamenti e le carovane lasciano l'altopiano. Finita la 23esima edizione del più importante appuntamento dell'Appennino dedicata ai legami tra le persone e con la natura. Un'esperienza memorabile per i tantissimi partecipanti

Lo sterminato accampamento di Montelago
di Marco Ribechi
Si alza la nuova alba sulla pianura di Colfiorito e i primi raggi del sole della domenica chiudono il Montelago Celtic Festival. Il popolo della terra di mezzo, stremato ma appagato, inizia a smontare gli accampamenti che negli ultimi cinque giorni hanno fatto loro da riparo, tra le difficoltà del caldo asfissiante e quelle delle improvvise piogge.
Le centinaia di carovane radunano le loro attrezzature e anche i centauri recuperano le loro cavalcature, pronti a mettersi in viaggio seguendo i quattro punti cardinali disperdendosi per il mondo. In una lunga processione nomade le vetture riprendono i sentieri di casa e, come per incanto, l’enorme e quasi sterminata adunata inizia a dissolversi, arricchita di nuove esperienze, nuove amicizie, nuovi ricordi.

Montelago
Nuovi legami, seguendo il tema di questa 23esima edizione del Festival, per riscoprire il senso ultimo dell’umanità, della condivisione in allegria, della libertà più pura e totale sempre più assente in questa contemporaneità dominata dalla cybercrazia. Non è facile capire quale sia l’alchimia di Montelago, per chi non ha vissuto o ha vissuto solo in parte la magia di una manciata di giorni. C’è una forza nascosta che scaturisce dall’altopiano, capace di riportare anno dopo anno sempre più persone a voler essere presenti. Il segreto del festival infatti non risiede esclusivamente nella musica, nei mercatini, nei laboratori o nelle tantissime attività proposte.

Capita di chiacchierare su una torretta di avvistamento
Il vero genius loci è nel suo popolo che non vuole essere spettatore ma parte attiva e cuore pulsante dell’intero festival. Il pubblico di Montelago è estremamente speciale e costituisce una categoria antropologica a parte che meriterebbe di essere studiata, come le popolazioni indigene delle isole Trobriand di Malinowski o gli Azande di Sir Evans-Pritchard. Montelago non sarebbe Montelago senza il suo popolo che rappresenta una vera popolazione diffusa, desideroso di incontrarsi per celebrare il suo catartico rito dionisiaco. Ognuno porta negli accampamenti ciò che è e ciò che ama nella più totale consapevolezza che, per quanto stravagante, sarà accettato e incluso nella tribù.

Uno degli nfiniti accampamenti
Così, tra i tavoli del refettorio può capitare di incontrare Dandan, giovane di Messina trapiantato a Modena che non usa mai il suo nome di battesimo, “Nemmeno al lavoro”. Un polistrumentista al suo quarto festival che oltre a suonare pianoforte, chitarra e basso negli ultimi anni si è dedicato all’arpa, strumento che ha scoperto proprio a Montelago e che gli ha cambiato la vita. Oppure c’è Pietro, psicologo di Bologna, arrivato con suo figlio appassionato di battaglie medievali, di cui ogni giorno vengono date delle rappresentazioni nell’accampamento storico. E ancora c’è Nicola da Brescia, alla sua prima partecipazione, tirato dentro grazie al passaparola di un amico, che quasi non crede ai suoi occhi: «E’ la prima volta ma credo, anzi sono sicuro, che tornerò per tutto il resto della mia vita».

A Montelago si tengono anche i campionati di strongman
Nei tanti luoghi che compongono lo splendido mosaico di Montelago, nascono amicizie, amori, nuove passioni tra i laboratori musicali, artigianali, di danza. Come quella per il balfolk, attività che sta prendendo sempre più piede sia per la bellezza delle sue musiche che per l’opportunità che offre per socializzare. Ma la creatività di Montelago si respira anche e soprattutto nei suoi accampamenti dove estro e necessità si esprimono nelle più impensabili forme di ingegneria civile. Torri di avvistamento, sculture di rifiuti, totem di ogni tipo, cucine da campo e barbeque infiniti. Tutto è realizzato per stupire e per far di necessità virtù.

Il Trono di Spade realizzato con i gazebo distrutti
Capita quindi che i gazebo distrutti e accartocciati dal vento si trasformino in un geniale trono di spade, messo a disposizione dei passanti per una foto memorabile. Oppure che la pioggia diventi, sul palco delle jam session, un vero e proprio inno alla gioia dal ritornello “Nuvole, all’orizzonte, Nuvole”. Tutto è goliardia, tutto è permesso nel massimo rispetto degli altri e della natura, altra tematica molto cara sia agli organizzatori che ai partecipanti. La pulizia è totale con il Cosmari che fornisce sacchetti gratuiti a tutti i partecipanti e i suoi uomini sempre coinvolti in ininterrotte attività di pulizia. Anche la responsabilità individuale nasce spontanea in quel clima di armonia e, come in un karma collettivo, ognuno riesce sempre a trovare un sorriso, un aiuto, un momento di umanità da ricevere o da offrire a seconda delle necessità.

Un passante chiede una foto a un curioso cavaliere
La prova più evidente di questo spirito collettivo la si legge come una cartina al tornasole negli occhi degli artisti che si esibiscono e che, probabilmente più di tutti gli altri, riescono a percepire questa enorme vibrazione collettiva. Non importa che arrivino dalla Finlandia, dall’Australia, dalla Scozia o dall’Italia, che siano delle star internazionali o conosciuti più nelle nicchie musicali, per tutti la sensazione è quella di non aver mai suonato in un festival così gioioso. Sono gli artisti che ringraziano il pubblico per l’esperienza vissuta, davanti a una platea che è lì solo per applaudirli, qualsiasi cosa suonino, qualsiasi cosa succeda. Dalla più piccola e giovane band nei palchi minori fino alle più celebri star l’accoglienza è sempre la stessa, irruenza nelle danze e ovazioni a non finire.

The Scartch è uno dei tanti gruppi estasiati dal publico di Montelago
Questa è la vera magia di Montelago che però, oltre al divertimento dei suoi avventori, porta un indotto turistico ed economico inimmaginabile, di cui giovano tantissime piccole realtà. Non un festival che esclude, che vuole il piatto tutto per sé ma, al contrario, una serie di infinite collaborazioni in cui ognuno offrendo al meglio il proprio servizio riesce realmente a contribuire alla qualità del totale. La Gestalt direbbe che il tutto è maggiore della somma delle parti ed è proprio così anche per il Montelago Celtic Festival dove uno spirito fatto di terra, di fuoco e di ferro, ingloba e permea ognuno che entri nella sua orbita migliorandolo.
Quindi, appuntamento all’anno prossimo per il 24esimo episodio della saga, utilizzando le semplici ma esplicative parole del tabaccaio di Serravalle che per cinque giorni vi ha trasferito la sua attività: «Montelago? Irrinunciabile».

Il tabaccaio di Serravalle trasferito a Montelago per il festival

Balfolk

Un concerto sul main stage

Un concerto nel palco del Mortimer Pub



A seguire galleria fotografica a cura di Massimo Nocelli

















Torna il “rituale” di Montelago, tra cultura e musica celtica (Foto)
Finalmente anche su CM un articolo scritto non bene, benissimo.
Bravo !!!
Amen!