«Edicola e noleggio e-bike chiusi,
è un accanimento amministrativo»

FIASTRA - Claudio Bellini e Emanuela Leli, gestori della spiaggia del lago e titolari delle casette mobili contestano la decisione del Comune: «L’ordinanza di chiusura si fonda sulla non conformità edilizia dei manufatti dove vengono svolte le attività. Il Tar Marche ha disposto una sospensiva che l'ente sta violando. Valutiamo di chiedere un risarcimento»

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Il manufatto che ospita l’edicola e il noleggio di E-bike

di Francesca Marsili 

«Oggi il comune di Fiastra ha notificato l’immediata chiusura dell’edicola posta all’ingresso della spiaggia così come il servizio noleggio e-bike, due attività che offrono un servizio ai locali ma soprattutto ai turisti. Si sta violando l’ordine di sospensiva del Tar Marche». A denunciare la vicenda sono Claudio Bellini e Emanuela Leli, gestori della spiaggia del lago di Fiastra e titolari dei manufatti mobili che hanno concesso alle due attività la possibilità di proporre il servizio in comodato gratuito per migliorare l’accoglienza turistica. La coppia definisce la vicenda «di una gravità che non può essere sottaciuta». L’invio dell’ordinanza, che giunge proprio nel periodo di massima affluenza turistica, «Non può essere letto come un semplice provvedimento amministrativo isolato, ma come l’ultimo passaggio di una lunga successione di atti, contestazioni, richieste di integrazione e dinieghi» afferma la famiglia. La coppia definisce l’ordine di chiusura come «un accanimento amministrativo».

Bellini e Leli raccontano la storia dell’edicola: «Era nata nell’immediato post-terremoto grazie alla disponibilità gratuita di un terreno privato e a una piccola struttura donata da Latterie Soresina. Negli anni era diventata un servizio stabile per i frequentatori del lago, al quale si era poi aggiunto il noleggio e-bike». Ed è proprio la presenza del noleggio a rendere, secondo la famiglia, la situazione ancora più paradossale: «La società che gestisce quel servizio è coinvolta anche in una progettualità Pnrr insieme allo stesso comune di Fiastra. Da una parte si finanziano progetti legati al turismo e alla mobilità, dall’altra, chi quei servizi li svolge concretamente si ritrova senza la possibilità di continuare a operare».

La vicenda si inserisce in un contenzioso più ampio tra la famiglia Bellini-Leli e il comune di Fiastra, relativo al terreno di proprietà dove insistono le casette mobili utilizzate dall’edicola e dal noleggio e-bike. «L’ordinanza di chiusura si fonda sostanzialmente sulla non conformità edilizia dei manufatti dove vengono svolte le attività – spiega la coppia -. Il Tar Marche ha disposto una sospensiva in ordine alla valutazione delle presunte difformità fino alla sentenza di merito prevista per aprile 2027». Ciò, secondo i due, rappresenta «uno dei punti più gravi» dell’intera vicenda: «Il Comune sta violando l’ordine di sospensione e chiede la chiusura immediata di due attività utili sulla base della non conformità dei locali».

Per la famiglia, «dallo scorso ottobre, l’amministrazione sta adottando atti, a esprimere pareri nell’ambito di procedimenti amministrativi in violazione di Legge e dal 22 luglio anche in violazione senza tenere della pronuncia cautelare del Tar». Il punto per loro è netto: «Un’amministrazione non può essere parte del contenzioso e, nello stesso tempo, comportarsi come giudice delle proprie ragioni, andando avanti come se una sospensiva pronunciata dal Tribunale amministrativo non esistesse. Una contestazione che coinvolge direttamente l’attuale amministrazione comunale, guidata dal sindaco Giancarlo Ricottini , Marcello Cocci vicesindaco e Caterina Belli assessore al Turismo».

Bellini e Leli sono del parere che «Quando ci si atteggia solo per fare danno a qualcuno lo si crea alla comunità. Non hanno rispettato la legge 241/01  – sostengono – avviando un regolare procedimento che ponesse il privato nelle condizioni di interloquire. Non si vuole attendere i termini di legge per effettuare un ricorso, d’imperio si impone la chiusura sulla base di motivazioni che il Tar Marche ha posto in dubbio e per tutelare i privati ne ha sospeso l’efficacia».

La coppia definisce l’ordinanza di chiusura come demotivante: «È tristissimo vedere che un’amministrazione si muove con pervicacia a danno dell’imprenditore. Il Comune – proseguono – preferisce i tribunali allo sviluppo economico. Mentre la politica locale si riempie la bocca di parole come ‘sostegno alle imprese’, ‘rilancio del territorio’ e ‘lotta alla crisi’ e ripresa delle zone colpite dal sisma, la realtà dei fatti amministrativi racconta una storia del tutto opposta. Nonostante una pronuncia del Tar, gli uffici continuano a muoversi come un rullo compressore, imponendo la chiusura due attività nel periodo più importante per loro e per l’immagine dei luoghi».

Claudio Bellini e Emanuela Leli si chiedono il perché di quello che affermano essere un accanimento. «Perché spendere risorse umane e tempo degli uffici pubblici per forzare una chiusura che un giudice ha già congelato? Chi paga i danni? – domandano -. Se il Comune dovesse procedere e perdere la causa di merito, i danni economici causati a queste imprese e ai proprietari dei manufatti, saranno pagati con i soldi di tutti i cittadini». Sono del parere che «Un’amministrazione dovrebbe cercare soluzioni, soprattutto in un territorio colpito dal terremoto e dallo spopolamento. Dovrebbe aggiungere, non togliere. Accompagnare, non ostacolare. E quando sbaglia ammettere i propri errori e fare qualche passo indietro».

La famiglia annuncia che la vicenda non si fermerà alla chiusura. «Siamo al lavoro per valutare tutte le iniziative possibili, anche in relazione agli atti adottati dopo la sospensiva del Tar e ai danni economici, patrimoniali e organizzativi che riteniamo siano stati provocati nel corso del tempo alle attività e alle famiglie coinvolte. L’obiettivo sarà chiedere, nelle sedi competenti, il risarcimento di quanto eventualmente accertato». Il principio rivendicato dalla famiglia è: «Le regole valgono per cittadini e imprese, ma devono valere anche per chi amministra. E se verranno accertati errori o responsabilità che hanno prodotto danni, chi li ha causati dovrà risponderne».


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