Il nodo fake news
sul “menù” degli Aperitivi culturali
MACERATA - Primo appuntamento il venerdì. Si prosegue sabato con l'analisi di tre personaggi de Il Trovatore. Il 26 luglio sotto i riflettori Il Nabucco

Alberto Batisti
Si parlerà di fake news nella seconda settimana degli Aperitivi culturali. Si inizia venerdì con il consueto aperitivo “giuridico” accreditato per la formazione forense.
Prendendo spunto da una celebre aria del “Barbiere di Siviglia”, “La calunnia è un venticello”, cantata da Don Basilio che propone al tutore di Rosina di screditare con false accuse il conte di Almaviva corteggiatore della ragazza, si analizzeranno le nefaste conseguenze della diffusione di fake news spesso diffamanti che rovinano per sempre la reputazione delle persone. Ne parleranno Giulia Boccassi, vice presidente dell’Unione camere penali Italiane, Guido Vitiello, giornalista e scrittore e Francesca Scopelliti, giornalista e compagna di Enzo Tortora. Proprio dal caso di quest’ultimo si partirà per parlare di gogna mediatica e di processi sommari che sempre più spesso avvengono al di fuori delle aule giudiziarie. Saluti del presidente dell’ordine degli avvocati e di quello della camera penale di Macerata.

Giulia Boccassi
Sabato si torna a parlare di Trovatore con la filosofa Ilaria Gaspari che analizzerà i tre personaggi dell’opera Azucena, Manrico e Leonora, dal punto di vista psicanalitico, votati ad un destino implacabile determinato però anche dalle loro azioni. L’amore impossibile tra Leonora e Manrico, la determinazione alla vendetta di Azucena la lotta tra due fratelli che non sanno di essere tali, li porterà tutti alla morte o alla disperazione. Il titolo tutto freudiano dell’appuntamento Azucena, Leonora, Manrico e la pulsione di morte.
Il 26 luglio torna un grande amico degli Aperitivi Culturali il musicologo Alberto Batisti che da par suo racconterà la storia musicale del Nabucco, di come la musica verdiana abbia saputo rendere comprensibili al pubblico il dramma della lotta per il potere e lo scontro tra popoli e religioni. Temi attualissimi che parlano alla sensibilità contemporanea. Il titolo prende spunto da un verso cantato da Abigaille “(Salgo già del trono aurato) lo sgabello insanguinato”. “C’è del marcio in Babilonia”. La seconda parte del titolo richiama l’Amleto di Shakespeare. Tutti gli appuntamenti come sempre alle 12 agli Antichi Forni a Macerata. Le letture sono a cura di Gabriela Lampa e video e la regia di Riccardo Minnucci. Continuano i festeggiamenti per il ventennale degli Aperitivi culturali: è aperta una mostra con tutti i programmi dal 2006 al 2026 e una mostra multimediale con i contributi video trasmessi in questi vent’anni, a cura di Simone Pianesi, Limone Blu studio. In distribuzione l’opuscolo edito per il ventennale.















…c’è chi di calunnia ci campa, per se e nei confronti degli altri…ci guadagna, ci sfrutta e ci rovina le persone, ci ‘sfila’, ammantandosi di uno spesso velo di ipocrisia che nasconde l’avidità, l’ego smisurato, ed aiuta a difendersi da chi vorrebbe tentare di scoperchiarlo, quel velo, ma ne teme le conseguenze, che quasi sicuramente sarebbero, purtroppo, spietate. Questo è quanto. m.g. gv
Quando il filosofo e regista francese Guy Debord pubblicò La società dello spettacolo, nel 1967, alla tesi numero nove troviamo scritto così: «Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso».
Si tratta dell’inversione di una celebre espressione hegeliana riportata ne La fenomenologia dello Spirito: dicendo che «il falso è un momento del vero», infatti, Hegel intendeva sostenere che nel processo dialettico della realtà, ossia nel dispiegamento storico e ontologico della verità, il falso rappresenta l’antitesi, la negazione destinata a essere superata.
Ribaltando tale concetto, Debord intende evidenziare come, nella società contemporanea dominata dalle immagini e dalla virtualità, la verità finisce per essere una scoria accidentale di un processo congenitamente falso, posticcio e artato. Nell’ipocrisia ontologica, il vero è un incidente di percorso che perde la propria dignità e lascia spazio all’incedere marziale e coloniale di forze ingannevoli e illusorie.
Attingendo dal concetto di spettacolo quale fulcro della riflessione debordiana, e tentando un parallelismo con la società odierna pressoché immutata, è possibile scorgere nella comunicazione di massa l’ambito nel quale tale rovesciamento manifesta i propri effetti più crudi e pervasivi.
Il vero è un momento del falso, dunque. Per spiegare in quale modo tale principio ontologico e sociologico interagisce con la comunicazione di massa, pensiamo a una metafora. Più precisamente, una metafora teatrale.
Pensiamo a un prestigiatore sul palcoscenico: a illuminarlo, un grande occhio di bue, fascio luminoso e circolare che taglia l’oscurità e circoscrive il perimetro dello sguardo della platea, isolandolo. Pensiamo poi alle quinte, dove il regista dispone e istruisce circa la scena. Pensiamo infine a quello spazio di penombra appena pronunciata, intermedia tra le quinte e l’occhio di bue.
Ebbene, il regista è colui che rimane invisibile, nascosto dalle quinte, autentico demiurgo dello spettacolo; esso corrisponde a tutti coloro che predispongono tempi, modi e contenuti delle notizie, che debordianamente possiamo ritenere organizzate secondo logiche di spettacolo.
Poi c’è il prestigiatore, il protagonista, inconfutabile sotto la luce dell’unico riflettore. Egli corrisponde a ciò che rimane visibile per tutti, chiaro e lucido in ogni momento; egli è la notizia nuda e cruda, ovvia e financo banale, impossibile da confutare.
Infine c’è quello spazio di penombra che divide i due. È in quell’angolo che l’occhio attento può scorgere le ombre dei suggeritori o dei collaboratori che porgono al prestigiatore gli oggetti scena. Così facendo, l’osservatore curioso e ardito potrebbe anticipare il trucco e la sorpresa. Magari senza arrivare a comprendere quali potrebbero essere le prossime disposizioni del regista, ma certamente precedendo di un attimo sostanziale le mosse del prestigiatore, e questo per amore della verità.
Ecco, la metafora val quel che vale, ma resta sufficientemente plastica per descrivere la composita dinamica delle cose. La comunicazione, quella di massa, non può essere lineare, secca, diretta; altrimenti non sarebbe comunicazione di massa, la quale deve al contrario trovare una sintesi mediata proprio per raggiungere in modo potenzialmente globale tutti gli ascoltatori. Chiaro quindi che le notizie, tutte le notizie, debbano essere costruite secondo una logica funzionale a questo obiettivo.
Compito del filosofo, o più in generale di coloro che esercitano il pensiero critico – che poi è l’unica forma di pensiero autenticamente tale – è allenare l’occhio alla penombra, agli angoli in controluce. Se non altro, per smascherare gli inganni.
(da https://arenaphilosophika.it/luce-e-controluce-sulla-comunicazione-di-massa/)