La basilica di Vitruvio rivoluziona Fano:
piano turistico alla Roi Group.
Al lavoro il team di Andrea Fontana
MACERATA - L'azienda guidata dai maceratesi Sara Pagnanelli e Marcello Mancini è stata incaricata dal Comune a redigere il piano strategico fino al 2030

Gli scavi della basilica di Vitruvio a Fano
C’è anche Macerata nel futuro di Fano. Sarà infatti la Roi Group, realtà leader nel settore della formazione manageriale, editoria e della comunicazione con sede nel capoluogo, a redigere l’ambizioso Piano strategico del turismo Fano 2030. Un incarico affidato dal Comune per 30mila euro e che nasce da una urgenza culturale e storica: la recente e rivoluzionaria scoperta della Basilica di Vitruvio.

Andrea Fontana
Un ritrovamento archeologico che ha cambiato le prospettive della città costiera e che ora richiede una visione strategica d’alto profilo per essere trasformato in un asset turistico di portata mondiale. Sebbene la Roi Group sia un player globale con una operatività sull’asse di Milano, il suo legame con Macerata – dove è nata e ha tuttora sede – resta profondo. Il brand Roi Comunicazione, costola creativa del gruppo, affonda le sue radici proprio in questo territorio, portando con sé un know-how che non ha eguali in Italia.
A guidare questa trasformazione sarà un team d’eccezione capitanato da Andrea Fontana, sociologo della comunicazione e pioniere del corporate storytelling in Italia. Da un anno parte integrante della Roi Comunicazione, Fontana mette a disposizione di questa sfida venticinque anni di esperienza accademica e consulenziale per tradurre la nuova identità di Fano in messaggi distintivi e ad alto impatto.


Marcello Mancini e Sara Pagnanelli
Il lavoro che Roi Group svolgerà per Fano sarà una operazione di Perception management in cui l’obiettivo non è solo comunicare ciò che la città è oggi, ma gestire intenzionalmente ciò che resterà impresso nella mente dei visitatori.
«Fano è una città di mare e di terra, come tante delle nostre Marche – spiega Marcello Mancini, amministratore delegato e fondatore del gruppo insieme alla moglie Sara Pagnanelli – ma questa scoperta archeologica apre un percorso nuovo. Il nostro compito è ascoltare il territorio e capire come la Basilica di Vitruvio possa essere inserita nel racconto della città. Dopo la fase di ascolto costruiremo una narrazione efficace e coerente, lavorando fianco a fianco con le realtà locali». Il piano pluriennale, con decorrenza immediata dall’anno in corso, punta a ridefinire il posizionamento di Fano entro il 2030.
Vedrei bene la storia d’un Vitruvio che fa il bagnino a Fano per pagarsi gli studi di architettura, ma non mi copiate l’idea.
Era un grande edificio pubblico a pianta rettangolare, posto sul Foro della città, con un colonnato perimetrale: tipicamente 8-10 colonne sui lati lunghi e 4 su quelli brevi. Le colonne erano alte circa 15 metri (50 piedi romani) e con un diametro di circa 1,5 metri (5 piedi romani).
Sì, si potrebbe “rifare” la Basilica di Vitruvio per i turisti, ma in Italia (e secondo le norme internazionali sul patrimonio UNESCO e la Carta di Venezia) non si fa una ricostruzione completa e fedele “come nuova” sul sito originale, perché coprirebbe o danneggerebbe i resti autentici. Ecco le opzioni realistiche che si stanno discutendo a Fano nel 2026:1. Opzioni più probabili e già proposteMusealizzazione e parco archeologico (soluzione più comune oggi)
Si lascia visibile i resti delle fondazioni e delle colonne emerse, si copre con una tettoia leggera o passerelle, si illumina, si aggiunge realtà aumentata (AR) con app per vedere la basilica “in 3D” sopra i resti.
Costo stimato: alcuni milioni di euro (gli scavi attuali sono già costati centinaia di migliaia; solo nel 2026 altri 300.000 € per proseguire gli scavi).
Anastilosi parziale (ricomposizione di ciò che esiste)
Ricomporre in alto solo le parti originali trovate (poche colonne o basamenti). Simile a quanto fatto per la Basilica Ulpia a Roma o il Tempio di Vesta.
Costo: da 1 a 5-6 milioni di euro a seconda di quanto si alza (es. anastilosi parziale della Basilica Ulpia a Roma è costata circa 1,5 milioni € solo per una porzione di colonne).
Ricostruzione in scala 1:1 in un’area diversa (proposta ambiziosa già emersa)
Ricostruire una copia completa della basilica (dimensioni originali: circa 60-70 m di lunghezza, altezza colonne ~15 metri) in un’altra zona di Fano (ad esempio vicino alla pescheria o in periferia), usando materiali moderni ma con aspetto antico (pietra, intonaci, ecc.). Il sito originale resta intatto per gli archeologi.
Questa è l’opzione più “spettacolare” per i turisti.
Ricostruzione virtuale o ibrida (la più economica e reversibile)
Modelli 3D, visori VR, proiezioni olografiche o app AR direttamente sulla piazza. Molti siti lo fanno già (Pompei, Colosseo, ecc.).
Quanto potrebbe costare realisticamente?Non esistono stime ufficiali precise per Fano (il Piano Turistico 2030 della ROI Group si concentra più sulla narrazione e promozione che sulla ricostruzione fisica), ma basandomi su progetti simili in Italia:Musealizzazione semplice dell’area scavi (passerelle, copertura, illuminazione, pannelli): 2-6 milioni €
Anastilosi parziale (qualche colonna rialzata): 1,5-4 milioni €
Ricostruzione completa in scala 1:1 (nuova sede): 15-40+ milioni € (dipende dai materiali: se si usano pietra locale e tecniche antiche sale tantissimo; se si usa struttura in acciaio/cemento con rivestimento, scende). Progetti di ricostruzione di edifici romani di medie dimensioni in Europa arrivano facilmente a decine di milioni.
Versione virtuale avanzata (app + installazioni immersive): 500.000 – 2 milioni €
Per confronto: Solo gli scavi attuali a Fano hanno già assorbito centinaia di migliaia di euro (altri 300.000 € stanziati nel 2026).
Il piano turistico strategico costa solo 30.000 € (parte promozionale).
Ostacoli principaliVincoli della Soprintendenza: difficile autorizzare una ricostruzione pesante sul sito originale.
Costo elevato e necessità di fondi (Comune, Regione Marche, Ministero della Cultura, Pnrr, sponsor privati o mecenati).
Manutenzione futura: una ricostruzione fisica costerebbe molto anche dopo (restauri periodici).
Autenticità: molti archeologi e storici preferiscono conservare i resti “veri” piuttosto che creare una “copia Disney”.
A oggi (aprile 2026) il dibattito a Fano è aperto: alcuni propongono la ricostruzione in scala reale in altro luogo per avere un’attrazione forte, altri preferiscono un parco archeologico moderno con tecnologia.
Il Partenone era più lungo e aveva una pianta più estesa.
La Basilica di Fano era più stretta ma aveva colonne molto più alte (15 m contro 10,4 m), quindi dava un’impressione di verticalità e grandiosità interna maggiore.
Il volume complessivo era probabilmente simile o leggermente inferiore, ma la Basilica era un edificio “a più piani” funzionale, mentre il Partenone era un tempio compatto.
In sintesi: la Basilica di Vitruvio era un’opera imponente e innovativa per i suoi tempi (soprattutto per l’altezza delle colonne e le proporzioni studiate), ma non supera il Partenone né in dimensioni né in fama iconica. Il paragone più bello è proprio questo: il Partenone è il capolavoro della Grecia classica, mentre la Basilica rappresenta l’applicazione pratica della teoria architettonica romana di Vitruvio, che ha influenzato tutto il Rinascimento e l’architettura occidentale successiva.
…Massimo, che ne dici se fanno un pavimento in vetro, per ammirare i resti antichi, e sopra un negozio di souvenir, mappe, articoli per turisti e anche un bar, per ristorarsi, Bar Vitruvio…sete vi allevio… gv Mah…
La basilica è stata smantellata progressivamente tra la tarda antichità (III-VI secolo d.C.) e soprattutto l’alto Medioevo (dal VI-IX secolo in poi). Gli scavi del 2026 lo confermano chiaramente: le strutture sono rasate quasi a livello delle fondazioni, con uno “impatto violento” della fase medievale e rinascimentale sulle rovine romane. Non ci sono grandi mucchi di macerie crollate, perché i materiali sono stati portati via sistematicamente.Questo si chiama spoliazione (o riuso di materiali antichi): Le colonne grandi (diametro 1,5 m, alte 15 m), i blocchi di pietra, i marmi pregiati della pavimentazione e i conci sono stati recuperati e riutilizzati per costruire chiese, palazzi, mura, case e fortificazioni della Fano medievale e rinascimentale.
Era una pratica normalissima in tutta l’Italia post-romana: perché scavare nuove pietre se c’erano già bei blocchi squadrati pronti a portata di mano?
Non è stato un “saccheggio” dei fanesi moderni o di una generazione specifica, ma un processo durato secoli da parte degli abitanti di allora.
Ma una basilica di chiacchiere, caro Franco, oggigiorno si può sempre tirar su ovunque e persino sul niente.
Ah, Grok ci s’impacchia a chiacchierare di questo monumento enorme, simbolo dello splendore augusteo, raso al suolo pianin pianino dai nostri antenati, guasti per la robba, geneticamente vocati a rubare tutto il rubabile…
Erano tempi bui, Franco, mica come i nostri giorni.