C’è la nuova legge regionale sulla famiglia.
«Più risorse e potenziamo la normativa»
«Il governo Meloni è più progressista»
REGIONE - Il testo approvato dal Consiglio regionale prevede uno stanziamento di 650mila euro per i prossimi due anni, con contributi a sostegno della natalità, alle famiglie monoparentali e ai genitori separati o divorziati, oltre a quelli rivolti alle famiglie numerose e a quelle con nati prematuri. Marco Ausili (Fdi), relatore della normativa, e Dino Latini (Udc): «Un passo in avanti significativo». Critico Maurizio Mangialardi (Pd): «Non ci sono risorse e si strizza l'occhio alle associazioni antiabortiste»

Marco Ausili, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, relatore di maggioranza della legge
È stata approvata oggi in Consiglio regionale la proposta di legge a testo unificato (due le proposte inizialmente presentate, una a iniziativa del gruppo di Fdi e l’altra a firma dei consiglieri Dino Latini e Luca Santarelli) relativa agli interventi a favore della famiglia, della genitorialità e della natalità (relatori i consiglieri Marco Ausili, Fdi, per la maggioranza, e Maurizio Mangialardi, Pd, per la minoranza).
«Una nuova legge regionale sulla famiglia, che aggiorna e rafforza quella attualmente vigente, portando un’impostazione valoriale solida, maggiori risorse economiche, una revisione dell’organizzazione interna delle politiche regionali sulla famiglia e temi di forte interesse e attualità: psicologia perinatale, medicina prenatale, prematurità, infertilità, bigenitorialità, adozione e affido – afferma Ausili – questa legge nasce anche grazie all’ascolto e al contributo del territorio, professioni, istituzioni e associazioni. Un ringraziamento particolare alla Consulta regionale per la famiglia e al Forum delle famiglie. L’obiettivo è quello di mettere insieme tutti i soggetti che si muovono sul territorio per accompagnare la nascita, la formazione e lo sviluppo delle famiglie, ponendo un accento forte sul tema della natalità e della genitorialità».

Dino Latini, presidente del Consiglio regionale
La legge intende fornire un quadro organico e integrato della materia anche attraverso una programmazione degli interventi su più annualità. Viene valorizzato il ruolo dell’associazionismo e del terzo settore a sostegno delle politiche famigliari e rafforzato quello della Consulta regionale per la famiglia. Vengono anche attivate reti di collaborazione territoriale a sostegno della famiglia. Tra gli altri aspetti rilevanti i contributi a sostegno della natalità, quelli destinati alle famiglie monoparentali e genitori separati o divorziati, quelli rivolti alle famiglie numerose e a quelle con nati prematuri.
Altri punti qualificanti sono quelli relativi agli incentivi per la conciliazione dei tempi famiglia-lavoro e l’introduzione del “Fattore Famiglia” come strumento integrativo all’Isee.
Copertura finanziaria che risulta essere di 400mila euro per il 2025 e 250mila euro per il 2026 con possibilità di essere integrati con fondi nazionali ed europei.
«La legge approvata rappresenta un passo significativo verso il rafforzamento delle politiche regionali – fa eco Latini – un intervento normativo che nasce con l’intento di dare risposte concrete e tempestive alle esigenze delle famiglie marchigiane, promuovendo una visione di welfare fondata sui valori del riconoscimento, dello sviluppo, del sostegno e della valorizzazione della coesione sociale. Una legge che mette al centro la persona e la comunità, favorendo la partecipazione attiva e responsabile dei cittadini. Il testo prevede l’introduzione di misure innovative, come la Cabina di regia per le politiche famigliari e il potenziamento di strumenti già esistenti, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle famiglie, sostenendo sia i futuri genitori sia chi già affronta quotidianamente il ruolo educativo e affettivo. Altro obiettivo è quello di favorire la conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa, sostenere i giovani, accompagnare le persone anziane, e creare un ambiente più inclusivo, accogliente e solidale. Il provvedimento contiene azioni specifiche e misure concrete per garantire la stabilità, la tutela e i diritti delle famiglie marchigiane, con l’ambizione di costruire una rete di supporto efficace, che sia davvero all’altezza delle sfide del presente e capace di guardare al futuro».

Maurizio Mangialardi, consigliere regionale Pd
Di avviso ben diverso Maurizio Mangialardi, fortemente critico sull’impianto della nuova legge. «Le Marche avevano sicuramente bisogno di una legge a sostegno della famiglia, della genitorialità e della natalità, tanto è vero che in commissione abbiamo cercato una convergenza con la maggioranza per costruire un testo capace di dare risposte a migliaia di cittadini e nuclei familiari – dice il consigliere dem – ma è evidente che non può essere quella approvata in aula stamattina dal centrodestra: una legge manifesto, sostanzialmente priva di risorse e distantissima dalla realtà sociale della nostra regione. Questa legge difende un’idea di famiglia esclusiva e discriminante. Un’idea fortemente ideologica, fondata su un unico modello familiare: quello eterosessuale, coniugato e con figli. E ciò, proprio mentre tutto il mondo va verso il riconoscimento della pluralità della famiglia: persino il governo Meloni ha posizioni più progressiste; le Marche diventano così una roccaforte di una concezione ultraconservatrice ormai superata anche dalla recente sentenza del Tribunale di Ancona che ha permesso l’adozione di un figlio nato da madre surrogata da parte di una coppia omosessuale. Nessuno vuole negare il valore della famiglia cosiddetta tradizionale ma noi siamo convinti che a questo modello ne possano essere affiancati altri. Avremmo voluto che fosse riconosciuto, come fanno la Corte costituzionale e la stessa giurisprudenza europea, che le famiglie sono plurali. Che esistono famiglie monoparentali, famiglie ricostituite, unioni civili, convivenze di fatto. Che esistono genitori single, genitori vedovi, coppie dello stesso sesso. Escludere tutte queste realtà non è un errore tecnico: è una disastrosa scelta culturale. Una scelta che trasforma una legge regionale in uno strumento di distinzione, anziché di inclusione».
Il consigliere dem entra poi nel merito dei punti più critici: «Nel testo si parla di tutela della vita “fin dal concepimento”, un’espressione che non trova alcun aggancio operativo nel testo, ma che rappresenta semplicemente un assist alle associazioni antiabortiste “no-choice” – prosegue Mangialardi – per quanto concerne la crescita e il mantenimento dei figli, così come i servizi pubblici per accompagnare il percorso genitoriale non è stato fatto nulla in cinque di governo Acquaroli: altro che tutele. Anzi, al contrario, la grande assente nell’articolato è la mancanza di qualsiasi intervento concreto per favorire la parità di genere. Se analizziamo la proposta dal punto di vista delle donne, delle madri, delle lavoratrici, la delusione è totale. Non c’è una sola misura efficace per favorire l’occupazione femminile, per sostenere la maternità, per costruire una vera conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. La genitorialità resta un carico tutto femminile. Mancano incentivi per il rientro lavorativo, mancano servizi, manca flessibilità. E questo mentre nelle Marche le donne lasciano il lavoro dopo il primo figlio più che in altre Regioni. Una legge sulla famiglia che ignora la parità di genere non è solo incompleta: è sbagliata. La legge introduce un “Fattore famiglia” come criterio per l’accesso agevolato a servizi e prestazioni. Ma non c’è alcun raccordo con l’Isee, né una definizione precisa dei parametri da considerare. Rischia quindi di diventare uno strumento arbitrario, opaco e persino discriminatorio. Serve un sistema equo, trasparente e incrociato con i veri indicatori di bisogno. Così com’è, il Fattore famiglia rischia di favorire solo chi rientra in un modello ideologico, e non chi ha davvero bisogno di sostegno».
Tutte ste leggi che mettono al centro la persona..boh… Guardarsi attorno con una certa circospezione mi sa che non sarebbe tanto sbagliato.