«Si cerca di costruire un ultra-uomo,
ma stiamo creando
un mondo meno umano»

MACERATA - Il vescovo nella sua omelia di Pasqua, questa mattina, cita San Paolo e Nietzsche: «Il risultato della pretesa del filosodo di creare un uomo nuovo senza fede e senza parola di Dio, tutto centrato sui valori di potenza e prepotenza umana, ci ha portato ai disastri del secolo scorso»

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Il vescovo Nazzareno Marconi durante la processione di Pasqua

«La nostra società che si crede in grado di migliorare il Vangelo ed anche migliorare l’uomo, invece di costruire un ultra-uomo mi sembra cada nell’errore di fabbricare sempre di più un mondo “umano, meno umano”. Abitato da persone più povere e non più ricche di umanità», così il vescovo di Macerata, Nazzareno Marconi, nella sua omelia di Pasqua, questa mattina. Il vescovo è partito da San Paolo che scrive alla comunità cristiana di Colossi, «una cittadina oggi scomparsa che stava in Turchia, lungo la via che da Efeso portava in oriente. Lì abitava il ricco Filemone, che aveva ospitato Paolo nella sua casa ed era il capo della comunità. Da lì veniva il suo schiavo fuggiasco Onesimo, che Paolo gli rimanda, invitandolo ad accoglierlo con amore perché: per i cristiani non deve esistere più differenza di persone, neppure tra schiavi e liberi. Questa piccola chiesa dei Colossesi viveva la tentazione di cambiare il Vangelo ricevuto dall’apostolo per adattarlo alle filosofie del tempo, a nuove teorie spirituali che dopo Paolo altri stavano proponendo e che sembravano: più moderne, più intelligenti e più attraenti, dell’umile Vangelo udito dalla predicazione cristiana». Secondo monsignor Marconi la tentazione di migliorare il vangelo c’è anche oggi: «troppo semplice, troppo popolare, poco moderno e lontano dalle idee di moda degli intellettuali e dei progressisti. È la tentazione di migliorare un Vangelo paolino che sembra dare molto spazio all’azione di Dio e troppo poco al protagonismo ed all’inventiva umana».

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Secondo il vescovo viviamo in un mondo «che vede al centro di tutto: il potere, la gloria, l’interesse e quello che l’uomo può fare con le sue forze e le sue idee. Come se Dio dovesse ritirarsi dalla scena della storia fino a sparire, per non disturbare la costruzione della nostra storia tutta umana.

Paolo invece ci invita ad uno sguardo diverso sulla realtà, sul cielo e sulla terra ed anche sulla nostra umanità: vedere le cose dal punto di vista di Dio. Essere uomini nuovi, persone risorte, che vivono sulla terra, profondamente immersi nella concretezza della vita, ma senza escludere Dio e la sua azione, anzi facendoci suoi collaboratori, seguendo prima di tutto la Parola di Dio e la sua visione del mondo».

Ha poi citato il filoso Nietzsche: «per criticare radicalmente questo umanesimo cristiano scrisse un libro intitolato: “Umano, troppo umano”. Aveva infatti la pretesa anche lui di creare un uomo nuovo, anzi un super-uomo, un ultra-uomo come lo chiama, ma che non avesse bisogno di Dio e della sua guida per fare la storia della salvezza. Il progetto dell’umanesimo cristiano per lui era “troppo umano”, l’uomo invece sarebbe dovuto andare oltre l’umano, fino a farsi creatore di se stesso, ad andare oltre l’uomo. Il risultato di questa resurrezione senza Dio, di questo uomo nuovo senza fede e senza Parola di Dio, tutto centrato sui valori di potenza e prepotenza umana, ci ha portato ai disastri del secolo scorso, è ancora sotto i nostri occhi e speriamo non porti a disastri più grandi di cui si vedono purtroppo segnali preoccupanti».

 

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