Un viaggio tra fede e arte:
la mostra sui Giubilei a San Severino

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Aperta fino a domenica prossima la mostra sui Giubilei esposta nella chiesa della Madonna della Misericordia in piazza del Popolo a San Severino. L’esposizione è composta da 29 pannelli corredati da capolavori dell’arte moderna e contemporanea, ma sono presenti anche 5 interessantissimi pannelli sulla partecipazione del popolo e delle autorità settempedane nel corso dei secoli.

Nella presentazione il presidente del centro Culturale “Andrej Tarkovskij” Angelo Cantenne ha sottolineato che questa mostra più che costituire un incremento di erudizione, vuole essere un aiuto a vivere questo Anno Santo, nella memoria di ciò che abbiamo ereditato e che ha rappresentato un tesoro imprescindibile nella costruzione di tante vite rigenerate dal perdono. Ciò ha toccato anche i nostri luoghi di vita con la partecipazione tenace e commovente dei nostri avi che in occasione dei Giubilei hanno trovato la luce per seguire la strada giusta.

Esemplare è la vicenda della settempedana Anna Francesca Bruni che, andando in pellegrinaggio a Roma nell’Anno Santo 1650, visitò una sua zia nel monastero delle teresiane, ma fu talmente attratta dal tipo di vita che entrò in quel monastero, diventò monaca rivestendo più volte la funzione di badessa e lì morì in odore di santità. Vicende come questa sono presenti nei pannelli della mostra che riguardano la partecipazione di San Severino, sia ai pellegrinaggi che all’accoglienza, anch’essa molto significativa, tanto che la Compagnia di San Salvatore, sorta in città, fu strettamente legata all’ Arciconfraternita della Santissima Trinità dei Pellegrini retta dai Filippini che era il principale referente logistico a Roma in occasione dei Giubilei.

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L’arcivescovo Francesco Massara nel suo intervento ha sottolineato che «il tempo scorre veloce, ma è necessario anche fermarlo”, che l’Anno Santo è un’opportunità molto propizia per pensare alla profondità di noi stessi, ad aver memoria di Colui che colma la nostra attesa molto più che il nostro fare, che ha elargito ed elargisce il suo perdono rigenerandoci, così possiamo scoprire come il pellegrinaggio faccia parte della nostra vita». Poi ha raccontato l’episodio di quando in Vaticano ha scoperto una copia del celebre dipinto del Pinturicchio “La Madonna della Pace” presente nel museo Marec (Museo dell’Arte recuperata che raccoglie tante opere salvate dal sisma) situato nell’ex palazzo vescovile, allora ha pensato a come il Giubileo susciti la bellezza e ci porti al perdono.

Anche il sindaco Rosa Piermattei è stata colpita dal titolo della mostra: “Il perdono che ridona la vita”. «La vita ha preso una velocità pazzesca – ha detto il primo cittadino – e così abbiamo perso parte della nostra cultura religiosa, quindi incontri come questi sono importanti anche in periferia, non solo nelle metropoli», riferendosi particolarmente alla grande storia di fervore religioso della nostra città.

Infine è intervenuto estesamente il principale curatore della mostra, il professor Danilo Zardin dell’Universittà Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che nel suo intervento ha sottolineato come l’intento della mostra, che è stata tradotta anche in inglese e spagnolo, sia didascalico, dove le parole sono strettamente collegate alle immagini cioè ai capolavori dell’arte moderna e contemporanea. Essa è fruibile da tutti e per raggiungere chiunque è stato fatto un allestimento ridotto anche per le carceri. Il significato profondo del Giubileo è rappresentato dai primi due quadri: la ricerca scomposta e brutale di felicità che misconosce l’evidenza del bene nel quadro del fiammingo Bosch e la ritrovata coscienza nel Figliol Prodigo di Rembrandt. Per il resto il contenuto dell’esposizione del professor Zardin è presente nei pannelli della mostra che tutti sono invitati a visitare e nel relativo catalogo.


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