«Sul palco contro la violenza,
ma zitte sulle vicende di Troiani»
CIVITANOVA - La segretaria del Pd Lidia Iezzi polemizza sull’evento organizzato con la psicologa Maria Rita Parsi al teatro Rossini e attacca la presidente dei teatri Maria Luce Centioni e l’assessora Barbara Capponi: «Un’iniziativa ricca di tanta retorica. Davanti ai guai giudiziari del presidente del Consiglio comunale hanno taciuto»

L’incontro al teatro
Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne condita da polemica a Civitanova. A scatenare il dibattito la presenza ieri a teatro della psicologa e psicoterapeuta Maria Rita Parsi, un evento molto partecipato dal titolo “Non sto zitta”.
Al di là della riuscita dell’iniziativa, sono le presenze attorno a Parsi che hanno suscitato il commento della segretaria del Pd Lidia Iezzi che ha sottolineato come, a differenza del titolo dell’incontro, le donne politiche di Civitanova siano rimaste in silenzio rispetto alle vicende giudiziarie del presidente del consiglio comunale di Civitanova Fausto Troiani, prescritto in appello (dopo una condanna in primo grado) per le offese scritte sui social all’ex presidente della Camera Laura Boldrini (“troia” e “cesso” furono le parole) e imputato (il processo si aprirà a febbraio 2025) dopo la denuncia di una donna che lo accusa di violenza privata e lesioni.

Lidia Iezzi
«Al fianco della Parsi due esponenti del centro destra – ha sottolineato la segretaria del Pd Lidia Iezzi – la presidente dei teatri Maria Luce Centioni e l’assessora Barbara Capponi, che presentano un’iniziativa con una impostazione quasi scolastica, ricca di tanta retorica.
Fortunatamente sul palco la voce è loro ritornata perché non si può dimenticare il loro silenzio davanti ai guai giudiziari del presidente del Consiglio comunale e componente della maggioranza, Fausto Troiani, che andrà a processo il 3 febbraio 2025 proprio con l’accusa di violenza privata e lesioni ai danni di una donna. Allora furono mute davanti alle gravi offese alle donne via social. Insomma, mute ieri e intrise di retorica oggi. Perché, non si nega la generica solidarietà alle donne che subiscono violenza, ma quando in ballo ci sono questioni di famiglia politica vale l’omertà, si diventa afone e vale la massima “io sto zitta”».

Maria Rita Parsi sul palco con la senatrice Elena Leonardi, l’assessora alle pari opportunità Barbara Capponi e la presidente dei TdC Maria Luce Centioni
Al netto della polemica l’intervento della Parsi ha ricercato le origini quasi ancestrali della violenza di genere: «tutti veniamo dal grembo di una donna – ha detto la psicoterapeuta -, un laboratorio senza il quale non ci sarebbe un essere vivente, maschio o femmina che sia. Tra madre e feto si crea un legame simbiotico: le donne, quindi, hanno un potere enorme, dare vita alle forme della vita, mentre l’uomo si rifà a questa mancanza sparando e facendo le guerre. Le donne, se ci pensiamo, non passano la vita a guardare le donne in strada come fanno gli uomini, perché gli uomini puntano sempre al corpo dell’origine. E, allora, unico potere che hanno è quello di tentare di controllare quel corpo che dà vita».
L’incontro è stato aperto proprio dalla presidente dei TdC Maria Luce Centioni, che ha sottolineato quanto c’è necessità di «trasformare il rapporto tra uomo e donna in una collaborazione, che dovrebbe partire prima di tutto dalle donne. Come Azienda pensiamo che il teatro non sia solo intrattenimento ma deve anche essere opportunità di crescita e condivisione, per scardinare quello che non va della nostra società».
La senatrice Elena Leonardi ha fatto il punto sulla Commissione bilaterale d’inchiesta sul femminicidio, evidenziando come stiano emergendo sempre più altre forme di violenza oltre quella fisica, striscianti e sommerse come quella psicologica o economica.
«C’è ancora tanto da fare ma oggi la consapevolezza è alla portata di tutti – ha osservato la senatrice – e certamente tutti insieme, in rete, possiamo fare tanto».
L’assessora alle pari opportunità Barbara Capponi ha introdotto la campagna comunale “Respect is an act of love”, ricordando le iniziative attive sul territorio e partendo dallo sportello Informadonna, dove «vengono intercettate tante situazioni difficili. Incontriamo donne che si rivolgono al servizio per un motivo differente, ma che poi, parlando, raccontano delle violenze. La parola chiave deve essere educazione e l’educazione deve partire prima di tutto da noi stessi».
Eliminiamo la violenza contro le forze dell’ordine nella manifestazioni di piazza e contro il personale medico nei luoghi di cura.
Pur non essendo presente, qualcosa mi dice che Lidia Iezzi nell’articolo con poche parole abbia sviluppato in maniera più completa il problema che non può avere complici silenzi di rappresentanza. Beh qualcuno penserà, “certo facile pensarlo, del resto che vorresti pretendere…..”….
…bè, zitta, la relatrice, anche su tante altre cose…mi è sembrato… gv