Maxi frode e riciclaggio internazionale,
i sette arrestati fanno scena muta

CIVITANOVA - Sono finiti in manette (due in carcere e cinque ai domiciliari) nell'ambito di una indagine della Guardia di finanza che ha portato a sequestri per 116 milioni di euro. Oggi gli interrogatori davanti al gip al tribunale di Macerata. Le contestazioni a vario titolo sono di associazione per delinquiere finalizzata a compire reati fiscali e riciclaggio

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inchiesta-mafia-cinese-finanza1-650x366Scena muta davanti al gip per i sette cinesi che sono stati arrestati (due sono andati in carcere e cinque ai domiciliari) per una indagine della Guardia di finanza che coinvolge in tutto 33 persone che sono state indagate tra Marche, Emilia Romagna, Puglia, Veneto, Toscana, Lombardia, Abruzzo, Campania, Piemonte e Lazio. Ai sette arrestati, a vario titolo, vengono contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari e il riciclaggio.

Nel corso delle indagini sono stati sequestrati beni per oltre 116 milioni di euro tra cui un capannone a Civitanova case, ristoranti, auto di lusso. L’ordinanza si compone di circa 300 pagine.

Oggi i sette arrestati sono comparsi davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia e tutti e sette hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere.

Secondo quanto emerso dalle indagini, il sistema di frode fiscale internazionale era stato realizzato attraverso imprese inesistenti che avevano importato dalla Cina centinaia di container, principalmente di abbigliamento e accessori, transitati dalla Grecia e venduti in Italia tramite triangolazioni con società “fantasma” italiane, bulgare e greche, evadendo l’Iva e i dazi doganali, sottraendo così a tassazione oltre 500 milioni.

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Sempre secondo gli inquirenti, la liquidità illecita veniva “ripulita” tramite un sistema di riciclaggio, utilizzando una Chinese Underground Bank con sportelli bancari abusivi a Civitanova e Corridonia.

Il denaro veniva ritirato agli sportelli o inviato in Italia tramite “corrieri” o trasferito all’estero attraverso “conti virtuali” con destinazione finale la Cina. I clienti effettuavano bonifici su conti correnti nazionali ed esteri riconducibili ai membri dell’associazione, che trattenevano una percentuale.

I fondi illeciti, attraverso società fittizie e fatture false, venivano poi trasferiti all’estero e fatti rientrare per aggirare i presidi antiriciclaggio. Il denaro passava in stati come Grecia, Bulgaria, Francia, Spagna, Germania, Estonia, Danimarca, Irlanda e Gran Bretagna prima di tornare in Cina e in parte in Italia. Le provviste bancarie “ripulite” rientravano in Italia per essere reinvestite.

(Redazione Cm)

Maxi frode fiscale e riciclaggio internazionale, scoperta una banca cinese occulta: i caveau a Civitanova e Corridonia


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