Fuoriuscita di sangue infetto dal camion,
perchè una sosta così prolungata?
Diversi interrogativi attendono risposta

IL COMMENTO di Giuseppe Bommarito - Dal mezzo in sosta a Civitanova sono fuoriusciti liquami dalle carcasse di animali abbattuti per la peste suina. Il Comune ha escluso rischi per la salute. Resta da comprendere perché la deviazione nella città costiera e il prolungato stazionamento. Poteva essere un gravissimo danno alla nostra economia

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Gli accertamenti dopo il ritrovamento dei liquami

di Giuseppe Bommarito*

Notevoli perplessità e paure ha suscitato la vicenda della prolungata sosta a Civitanova di un camion “vasca” con rimorchio di una ditta di Macerata, fermo nello scorso fine settimana in via Terracini, nella Zona Industriale A, dal quale fuoriuscivano liquidi di incerta qualificazione e liquami sanguinolenti.

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L’avvocato Giuseppe Bommarito

L’allarme, lanciato alle 22 di domenica sera da qualche residente (secondo altre versioni, da uno degli autisti dei camion) che ha notato il liquido a terra intorno all’automezzo e ha avvertito una puzza nauseante lì intorno, ha comportato l’immediato arrivo dei carabinieri di Civitanova, dell’Arpam di Macerata, dei vigili del fuoco con il loro nucleo specialistico che si occupa di possibili contagi batteriologici, nucleari e da sostanze chimiche e radiologiche. Si è così compreso che il camion, in sosta da almeno un paio di giorni, trasportava ben 170 carcasse di suini soppressi in Lombardia, a Lodi, per la peste suina, carcasse dirette per l’incenerimento a Latina.

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L’allarme è stato amplificato dalla pioggia di quei giorni, che ha aumentato il rischio della penetrazione dei liquami nei tombini e quindi nei canali di scolo delle acque chiare. Ma l’amministrazione comunale, escludendo assertivamente rischi per la salute umana, ha rassicurato i cittadini, escludendo che ciò possa essere avvenuto, visti i tempestivi interventi del personale specializzato, che, una volta allertato, dapprima ha circoscritto e raccolto i liquidi sversati a terra, ha ripulito e bonificato il piazzale dove si era verificato il problema e poi ha sigillato i cassoni dei camion affinchè gli stessi potessero ripartire verso la loro destinazione finale (Latina) per la termodistruzione delle carcasse dei suini infetti.

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Si è poi saputo, a seguito di giustificazione della ditta proprietaria del camion “percolante” per tale anomala sosta, che il mezzo, pur diretto in effetti a Latina, si era fermato a Civitanova per effettuare il cambio degli autisti. Giustificazione a prima vista insostenibile (come spiegheremo in seguito). Resta da comprendere il reale motivo della deviazione verso Civitanova e del prolungato stazionamento del camion.

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Comunque, a detta del sindaco Fabrizio Ciarapica, tutto bene quel che finisce bene. Ma tanto ottimismo del primo cittadino civitanovese, probabilmente degno di miglior causa, sembra veramente fuori luogo e prematuro, tanto lungo è l’elenco delle preoccupazioni e degli interrogativi ai quali le istituzioni, magistratura compresa, dovranno dare una risposta ai cittadini, già colpiti anni fa da un gravissimo fenomeno di inquinamento delle falde acquifere e del Chienti, con tutti i problemi di malattie gravissime, anche letali, che ne sono conseguiti. Vediamo intanto di capire bene di cosa si tratta.

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Stiamo parlando di peste suina africana (Psa) che è si è diffusa negli ultimi tempi, a partire dai suini selvatici, cioè dai cinghiali, soprattutto in Piemonte, Emilia Romagna e, soprattutto, Lombardia, contaminando diversi allevamenti. Attualmente, tra le province di Novara, Pavia, Piacenza e Lodi, sarebbero attivi ben 24 focolai.

L’avanzata della malattia, piuttosto lenta a seguito di contatti tra animali sani e animali malati, è invece accelerata dal “fattore umano”, in grado di trasportare l’infezione a distanze molto più significative. Decine di migliaia di animali sono stati pertanto abbattuti nell’Italia settentrionale, creando così tragedie a livello economico per gli allevamenti colpiti e, con le loro carcasse, un notevole problema di smaltimento.

Trattasi infatti di rifiuti di origine animale non destinati all’uso umano, da smaltire solo tramite incenerimento, nel più breve tempo possibile e nell’impianto più vicino disponibile. Ma il gran numero di carcasse da incenerire, che ha ben presto saturato gli impianti a ciò previsti siti nell’Italia del Nord, ha fatto sì che si dovesse fare riferimento anche ad altre strutture posizionate più a sud, nel nostro caso a Latina. Le carcasse, secondo le norme di buon senso e i protocolli da seguire per trasporti del genere, devono quindi essere trasportate con camion perfettamente sigillati e dotati ovviamente di due autisti.

Inoltre, considerata la loro pericolosità, devono seguire i tracciati più brevi, possibilmente autostradali; devono essere segnalate, per ovvii motivi precauzionali, alle varie prefetture interessate a seconda delle province di volta in volta interessate; dovrebbero essere addirittura scortate sino a destinazione per prevenire e risolvere qualsiasi problema che possa insorgere lungo il tragitto.

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Nel caso di Civitanova le sottovalutazioni della ditta addetta al trasporto delle carcasse, che pure lavora per importanti enti pubblici, appaiono evidenti.

A partire dal fatto che il camion non avrebbe dovuto perdere il percolato e che per farlo ripartire in sicurezza è stato necessario stagnarlo e sigillarlo. Visto l’importante percolamento che si è verificato le autorità competenti, pertanto, avrebbero dovuto procedere al sequestro del mezzo. La motivazione della lunga sosta tecnica a Civitanova per cambiare autista, addotta dalla ditta, è a prima vista insostenibile. Sia perché tali mezzi devono viaggiare con due autisti, sia perché il tragitto da seguire è il più breve, e quindi, da Lodi, direttamente l’A1 verso Bologna, Firenze, Roma e infine Latina, con un risparmio di circa 200 chilometri, di tempo, di carburante (perché la deviazione verso Civitanova?).

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E poi non si capisce proprio il motivo di una sosta così prolungata, che ha esposto a lungo i liquami infetti sversati a terra sia al dilavamento della pioggia che al rischio del diffondersi del contagio per il “fattore umano” (ad esempio, e banalmente, un bambino che possa aver calpestato la zona infetta e poi essersi spostato altrove diventa inconsapevolmente con le sue scarpe un veicolo di contagio per i luoghi in cui successivamente si reca, e altrettanto dicasi per un cane o per qualche topo attirato dall’odore del sangue intorno al camion “incriminato”).

Il tutto, quindi, poteva far incorrere in gravissimi rischi sia per la salute umana che per l’economia della provincia, perché ove anche dalle nostre parti fosse insorto qualche focolaio di peste suina africana, sarebbe stato un disastro a livello economico, con immediati obblighi di abbattimento degli animali (centinaia, se non migliaia di capi) e il blocco su tutti i mercati della carne suina proveniente dal maceratese.

* presidente dell’Associazione “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”


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