Siccità, allevatori diffidano il Comune:
«Cisterne chiuse da maggio
e di sei fontanili solo uno funziona»
USSITA - Le forti difficoltà sui pascoli ad alta quota, richiesti «provvedimenti urgenti ed efficaci, al fine di emendare il danno agricolo»

Pascoli tra Visso e Ussita
di Monia Orazi
Allarme siccità, ad otto anni dal terremoto nulla è cambiato e alcuni allevatori di Ussita sono in forte difficoltà sui pascoli ad alta quota. Tramite il loro avvocato hanno inviato una diffida al Comune, alla Regione e Unione montana, per chiedere un intervento immediato.
Fontanili non funzionanti ad Arette di Macereto di Ussita, cisterne in pvc chiuse con il lucchetto: gli allevatori della zona chiedono interventi rapidi per risolvere la situazione al Comune di Ussita, per conoscenza alla Regione Marche settore agricoltura e sviluppo rurale, prefettura di Macerata, protezione civile provinciale di Macerata, unione montana Marca di Camerino.

Pascoli a Frontignano
Si legge nella lettera a firma del legale Valeria Passeri del foro di Perugia, per conto delle aziende agricole interessate: «Le aziende chiedono, mio tramite, un vostro intervento sollecito affinché possano essere rifornite di acqua, con possibilità di accumulo, per l’abbeveraggio dei loro capi di bestiame (vitelli, pecore, cavalli ecc.), allevati al pascolo in località Arette di Macereto. Allo stato, come già sapete, le cisterne in pvc da 120 quintali l’una di acqua sono state immotivatamente chiuse con lucchetto dal 20/5/2024 e di sei fontanili solo uno funziona.
La sopravvivenza aziendale per le mie assistite sta cedendo, in quanto l’autorifornimento quotidiano mediante autobotti sta diventando insostenibile economicamente e fisicamente per l’esiguo personale addetto, intanto, gli animali iniziano a manifestare segni di cedimento e, se si ritarda ulteriormente ad intervenire, tra qualche giorno si conteranno le carcasse, con ingenti danni patrimoniali».
Nella missiva il legale ricorda che la zona è interessata dagli usi civici per cui gli allevatori hanno diritto all’utilizzo dell’acqua trattandosi di un bene collettivo: «Peraltro, si rammenta che Ussita è gravata da uso civico che, ex art. 3 lett. f) L. 168/2017, coinvolge anche “i corpi idrici sui quali i residenti del comune o della frazione esercitano usi civici”, non certo si può quindi privare gli utenti dei beni collettivi dell’uso dell’acqua, peraltro nell’esercizio del loro diritto di pascolo sulle loro stesse terre “di originaria proprietà collettiva della generalità degli abitanti del territorio” ex art. 3 lett. a) L. 168/2017 , per il cui pascolo versano un canone di affitto al Comune.
Pertanto, si diffida ad adottare immediatamente provvedimenti urgenti ed efficaci, al fine di emendare il danno agricolo, economico e ambientale in corso, imputabile unicamente al Comune di Ussita e alle altre Istituzioni ex lege tenute a garantire i servizi minimi vitali per la preservazione del territorio e della sua economia. In difetto di un cenno di effettivo positivo riscontro, si provvederà ad adire le autorità giudiziarie competenti, penale e contabile comprese». Quello della siccità dopo il terremoto per l’abbassamento del livello d’acqua delle sorgenti è un problema denunciato più volte negli anni dagli allevatori, al quale non è mai stata trovata una soluzione definitiva.
La Regione Marche ha soltanto provveduto negli anni ad assicurare il trasporto dell’acqua in quota tramite il servizio della protezione civile, finanziato con i fondi dell’emergenza post terremoto, ma gli allevatori chiedono una soluzione definitiva che permetta di uscire definitivamente dall’emergenza idrica.
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che vergogna! se non li aiutano questi arrivano a sfinimento!! lavorano lavorano lavorano per cosa?… però poi a tutti piace la formetta di cacio del contadino….questi tra poco chiuduno baracca e burattini e arrivederci….questa è la gratitudine che mostrano i governanti locali a chi si impegna…con passione e sacrificio…in questo duro lavoro!!
Vengono finanziati gli accumuli e i serbatoi per l’acqua destinata ad usi fallimentari come l’innevamento artificiale e si lasciano in sofferenza queste attività che hanno una rilevanza ed un valore economico sicuramente da salvaguardare.