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Ussita, la denuncia degli allevatori:
«Manca l’acqua per gli animali»

SUI PASCOLI di Arette di Macereto si è rotto il fontanile e l'approvvigionamento è garantito da autocisterne, ma non basta. La protesta di Marianna e Giovanni Paris e di Silvia Bonomi: «Qui stanno nascendo nuove aziende, c'è voglia di rimanere, ma vanno garantite le condizioni minime»
mercoledì 3 Aprile 2019 - Ore 21:37 - caricamento letture
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di Monia Orazi

Sui pascoli di Ussita gli animali non hanno abbastanza acqua per vivere, il doppio carico giornaliero con un’autocisterna non basta specie nei mesi estivi, perché il fontanile rotto, non è stato riparato. Accade ad Arette di Macereto, nel territorio del comune di Ussita. Si va avanti così da quasi tre anni, gli allevatori chiedono un intervento rapido e minacciano azioni di protesta.

«Qui stanno nascendo nuove aziende, c’è voglia di rimanere, ma vanno garantite le condizioni che consentono di gestire i nostri animali», dicono tre giovani allevatori, Marianna e Giovanni Paris e Silvia Bonomi, che a tre anni dal terremoto denunciano tutte le difficoltà di portare avanti i loro animali sui pascoli, dove svernano in estate. Lassù dove in alto si vede una corona di monti e ci si sente più vicini al cielo, ci sono circa dieci allevatori che in primavera ed estate portano al pascolo i loro animali, circa settecento tra pecore, bovini ed asini. Per Marianna Paris, che di recente ha aperto la sua azienda agricola, è fondamentale dar da bere alle tante pecore gravide, che altrimenti rischiano di abortire.  «Abbiamo chiesto al Comune di mettere un tubo nuovo, di rimettere a posto il fontanile che è rotto e causa perdita di acqua – spiega la giovane – ma sinora non sono intervenuti, nemmeno per mettere a posto le strade per andare a vedere gli animali. Adesso abbiamo al pascolo la metà degli animali e già l’acqua caricata con l’autocisterna non basta. Da tre anni l’emergenza viene tamponata con lo scarico di acqua in due cisterne di plastica, in estate a quaranta gradi si surriscalda, per gli animali non va bene. Ci sono state diverse riunioni ed è stato chiesto alla Protezione civile di intervenire. Paghiamo la tassa pascolo, proprio per avere i servizi. Vogliamo andare avanti e rimanere qui, che ci diano la possibilità di lavorare».

L’acqua arriva da Cupi di Visso, dove si trova il bottino di presa che dopo il sisma è rimasto a secco. Da lì si partono tre condotte che la portano ad Ussita, Pieve Torina e Visso. «Non è stata fatta nemmeno l’indagine geologica per vedere perché manca l’acqua – aggiunge Giovanni Paris – siamo in ritardo, da tre anni chiediamo al comune di Ussita la verifica del tubo, se al bottino manca l’acqua o si è spostata la sorgente. Nei giorni scorsi l’ufficio tecnico ci aveva detto che l’acqua era garantita al cento per cento, ora dicono vediamo come si può fare, non si può andare avanti così, va trovata una soluzione, al pascolo ci sono 500 pecore, 120 mucche e 80 asini». In questi tre anni ci sono stati incontri, ma nessuna soluzione è stata trovata, tranne che il trasporto con l’autocisterna, che garantisce 150 quintali di acqua al giorno, con un costo di 300 euro a viaggio. A lamentare problemi anche l’allevatore Giovan Battista Aleotti. Silvia Bonomi, allevatrice di pecore di razza sopravvissana, incalza: «In tre anni abbiamo sperato che si trovasse una soluzione, non abbiamo fatto rumore. Abbiamo trovato l’acqua chiusa, in estate nelle cisterne di plastica si surriscalda. Gli animali bevono acqua a 36 gradi, questo non è indicato dal punto di vista sanitario e zootecnico. Noi e anche Giovanni Paris abbiamo caricato una cisterna da tre quintali di acqua sulla macchina, per due volte al giorno, l’auto è ormai gravemente usurata. La nostra non è una volontà polemica, ma chiediamo di trovare una soluzione congrua per gli animali e per noi che paghiamo la tassa pascolo, che dovrebbe garantirci un minimo di servizi, la manutenzione delle strade, dei fontanili. In un’altra parte del comune, sui pascoli di Frontignano gli interventi sono stati fatti, qui no».

 

 



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