«Museo delle tradizioni popolari,
dov’era Ivo Costamagna
quando serviva reperire fondi?»

CIVITANOVA - Nicola Pepa, figlio del fondatore del museo dedicato agli arnesi e attrezzi della tradizione contadina, risponde all'esponente di Riformisti Uniti che ha chiesto maggiore attenzione per lo spazio espositivo

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museo-arti-tradizioni-popolari-e1719389158812-325x334«Il museo delle arti e tradizioni popolari non è un magazzino abbandonato, dov’era Costamagna quando c’era da reperire fondi per il museo?».

Nicola Pepa, figlio di Pietro Pepa, il fondatore del museo dedicato agli arnesi e attrezzi della tradizione contadina risponde a Ivo Costamagna che intervenne per chiedere maggiore attenzione per il museo che a suo avviso “giace dimenticato”.

Una presa di posizione che ha costretto l’erede di quel museo ad intervenire per sottolineare come non corrisponde al vero la volontà di rientrare in possesso dei beni e per sottolineare come il museo sia stato poco valorizzato da parte di tutte le amministrazioni che si sono succedute dal 1992 quando il padre aprì per la prima volta lo spazio espositivo.

«Il Comune in questi anni ha provveduto a versare alla confraternita l’affitto dei locali in cui è collocato il museo- afferma – desta amarezza il fatto che, dopo anni di voluta colpevole “amnesia”, da parte delle varie amministrazioni comunali succedutesi, il museo, al contrario di altre istituzioni similari, rimanga tutt’oggi lettera morta per quanto riguarda una sua miglior collocazione ed utilizzo per la comunità. Il museo non è affatto “ridotto a magazzino abbandonato”, anche se la sua collocazione (gli ex garages del villaggio della solidarietà di Civitanova Alta, costruiti dalla confraternita del S. Sacramento), non sono certo la sua sistemazione ideale».

Pepa racconta come il museo riceva costantemente la visita di scolaresche, privati e turisti nei mesi estivi, venga contattato per prestiti usati nelle manifestazioni folkloristiche e, non ultimo, sia stato scelto dalla Palomar, la casa di produzione del film di Mario Martone “Il giovane favoloso” dedicato alla figura di Giacomo Leopardi per fornire strumenti e attrezzi, vasellame e carretti utilizzati per l’ambientazione scenografica d’epoca.

«Chi ora lancia allarmi sul possibile dislocamento in altro luogo del museo, dov’era quando c’era da attivarsi per reperire i fondi per una valorizzazione dello stesso, come avvenuto, ad esempio per altri Musei della città? Perché non sono stati ascoltati gli appelli di mio padre e i miei, rivolti ai vari governi comunali affinché trovassero una più idonea collocazione al museo? Non è affatto vero che i “proprietari degli attrezzi in mostra siano pronti a riprendersi tutto se la situazione non migliora”. Auspico un fattivo interessamento da parte della presente amministrazione comunale affinché tenti almeno di avviare la soluzione a questa annosa problematica che nessuno ha sinora preso nella giusta considerazione».

«Un museo completamente dimenticato, simbolo di un’estate senza visione culturale»


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