«Installazioni multimediali al museo
per raccontare la Banda Mario»
CAMERINO - L'idea è della studentessa di Unicam Elisa Conforti che l'ha proposta nella sua tesi con l'esposizione al museo della Guerra di San Severino. «Un percorso in due fasi: quello fisico e quello virtuale»

Elisa Conforti
di Monia Orazi
Valorizzare la storia della resistenza partigiana con installazioni multimediali ed artistiche, in particolare sulla Banda Mario, un gruppo partigiano marchigiano unico nel suo genere perché costituito da persone di diverse culture ed etnie.
È questo il tema della tesi di laurea magistrale in Design per l’Innovazione digitale della giovane camerte Elisa Conforti, che ha avuto come relatore il docente Daniele Rossi della scuola di Architettura e design Eduardo Vittoria dell’università di Camerino e come correlatore lo storico Matteo Petracci, che ha narrato le vicende storiche nel libro “Partigiani d’Oltremare”.
Le installazioni dovrebbero andare nel museo della Guerra di San Severino secondo l’idea di Conforti: «Ho avuto il piacere di conoscere questo museo e immersa in questi oggetti, che sono molti e di diverso tipo, come medaglie, armi, zaini, elmetti, ho voluto attribuirgli una storia e qui nasce il connubio con la banda Mario e il museo della guerra. Sono appassionata di quel periodo e contesto storico, aver conosciuto la storia della banda ed il museo mi ha spinta a voler valorizzare sia la vicenda storica, che il contesto del museo. Ritengo sia importante mantenere la memoria di quel periodo, oggi più che mai fondamentale, la particolarità di questa banda partigiana, composta da persone di diverse culture, etnie, parlavano lingue diverse che a volte nemmeno si comprendevano, che pur avendo religioni diverse sono stati uniti per la Resistenza».
Il progetto di tesi si basa sulla storia narrata da Petracci, in particolare quella degli africani esposti alla mostra d’Oltremare a Napoli che voleva narrare la vita delle colonie fasciste, ma fuggirono e dapprima finirono a Villa Quiete a Treia, poi successivamente scapparono e si unirono alla banda Mario, guidata dal comandante Mario Depangher.
Elisa Conforti entra nel dettaglio del progetto di tesi: «è strutturato attraverso delle installazioni multimediali ed artistiche, pensate e collocate all’interno del museo della guerra di San Severino, mira a raccontare le fasi importanti della resistenza partigiana. Il percorso è strutturato in due fasi: percorso fisico, l’utente sarà munito di miniature che dovrà collocare all’interno del museo, questo percorso lo porterà alla seconda fase che è quella dello spazio virtuale che ho progettato per fare in modo che l’utente entri in contatto con gli oggetti esposti in modo più immersivo e coinvolgente. All’interno di questo spazio avrà modo di visionare un video multimediale che narra le fasi più importanti della Resistenza partigiana della banda Mario. Il racconto è in prima persona e narra dell’esperienza di un partigiano, che ha fatto parte della banda.
Quando si prepara un progetto di tesi si sente l’emozione di aver concluso un percorso di formazione, di arrivare ad un traguardo, a cui nel mio caso si è aggiunta anche l’emozione forte di scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo». L’auspicio è che magari per l’interessamento di qualche associazione o dell’amministrazione comunale, il progetto possa essere trasformato in installazioni all’interno del museo della Guerra di San Severino.
Finalmente qualcosa di concreto in merito alla lotta partigiana in provincia di Macerata. Già a Loro Piceno è stato allestito un Museo sulle Armi della Seconda Guerra Mondiale. Quindi, nel Museo della Guerra di San Severino sarebbe utile ricordare la guerra partigiana del “Gruppo Mario” di Mario Depangher, che combatté efficacemente i nazifascisti, spesso in collaborazione con il “Gruppo Bande Nicolò” di Augusto Pantanetti.
In un momento di grande crisi politica in Italia, con una Europa ben lontana dall’essere unita politicamente e disunita di fronte alla guerra russo-ucraina, con il pericolo di una guerra civile a causa proprio per la confusione politica, ricordare cosa è stato il Comitato di Liberazione Nazionale, soprattutto ai giovani, servirebbe da monito e da esempio politico di unità per affrontare e superare questa pericolosa deriva.
Consiglierei di ospitare anche i cimeli della Resistenza, da anni richiusi nelle casse buttate in qualche scantinato del Comune di Macerata, insieme al materiale del Museo del Risorgimento, che è al secondo posto dopo il Museo di Roma. Un tempo erano esposti all’ultimo piano del palazzo della Biblioteca e sembra che nessuna amministrazione comunale di Macerata se ne sia fatta carico. Eppure i nostri partigiani hanno combattuto sulle montagne con scarsità di mezzi militari, resistendo a ben armate truppe di Tedeschi e di Camice Nere, e morendo lungo il cammino verso la democrazia, per creare una valida spina nel fianco degli occupanti nemici, utile all’avanzata delle truppe Alleate.
Se possibile, fate ristampare il libro di Augusto Pantanetti dal titolo: “Il Gruppo Bande Nicolò e la liberazione di Macerata”, Studi sulla Resistenza – Argalia Editore Urbino.