Reati contro le donne
quadruplicati in un decennio: «La difficoltà?
Capire quando e come intervenire»

IL PUNTO del procuratore Giovanni Fabrizio Narbone sui reati contro le cosiddette fasce deboli: dai 75 casi trattati dalla procura di Macerata nel 2014 ai 303 dello scorso anno. «E' una materia molto delicata, è in continua evoluzione e richiede anche per tutti i magistrati una conoscenza dei fenomeni. L’intervento deve essere multidisciplinare. E' una questione che sicuramente ha una componente culturale e ho speranza che nel tempo supereremo la difficoltà evidente di molti uomini ad affrontare le separazioni»

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Il procuratore Giovanni Fabrizio Narbone

di Gianluca Ginella

Dai 75 casi trattati dalla procura di Macerata nel 2014 ai 303 dello scorso anno: questi i numeri dei reati che spesso colpiscono le donne (si tratta di reati cosiddetti contro le fasce deboli). È il procuratore di Macerata, Giovanni Fabrizio Narbone a fare il punto, in occasione della Festa della donna, sul fenomeno in provincia. Dall’aumento delle denunce nel corso di un decennio (aumento esponenziale), accompagnate anche da un aumento delle archiviazioni, a norme che spesso aiutano ma che se cambiano di continuo complicano il lavoro, a reati difficili da trattare con le prove che non sempre sono facili da trovare per sostenere l’accusa al processo. Il procuratore – che premette sia necessario «da parte del legislatore dare un quadro stabile» – sottolinea la complessità della materia: «Si tratta di andare a mettere l’occhio nel buco della serratura di casa delle persone e da lì non vedi sempre bene. Dovresti avere una rete parentale che ormai non c’è più, o che capita sia totalmente sbilanciata dalla parte dell’uomo. C’è una difficoltà oggettiva e la difficoltà delle difficoltà è capire qual è il caso dove c’è oggettivamente pericolo. Parlare della violenza sulle donne o violenza domestica come si dice comunemente oggi è difficile perché è una materia molto delicata, è in continua evoluzione e richiede anche per tutti i magistrati, da quelli del pubblico ministero ai giudicanti, una conoscenza dei fenomeni e anche una conoscenza per chi fa il primo intervento, di solito la pg e noi, degli strumenti per poter intervenire nelle situazioni in cui si verifica l’esplosione di un conflitto o una situazione di pericolo per la donna e spesso anche per i figli. Quando c’è una situazione di crisi dobbiamo sapere quando possiamo intervenire con urgenza. E infatti è stato adottato il codice rosso. Inoltre col tempo si è ritenuto di favorire la specializzazione dei magistrati che si dedicano ai reati contro le fasce deboli. A Macerata ci sono, da parecchi anni, due sostituti procuratori che si occupano di questo tipo di reati».

Sui numeri, il procuratore aggiunge: «Si registra un aumento significativo. Nel 2012 erano 75 i procedimenti verso le fasce deboli (che comprende tutta una serie di reati, che spesso accompagnano queste vicende, quindi non solo maltrattamenti in famiglia, stalking, violenza sessuale, ndr). Tanto per fare un raffronto: già nel 2014 sono diventati 214 i procedimenti, nel 2018 erano 304, con il Covid, nel 2020, sono scesi a 241, nel 2022 erano 321 e nel 2023 sono stati 303 i procedimenti aperti contro questi reati. Nel giro di un decennio le notizie di reato sono quindi quadruplicate. Cosa vuol dire questo? Le spiegazioni possono essere molte. Tutti abbiamo sempre avuto l’idea che comunque i numeri di un decennio fa fossero più bassi dei fatti che veramente succedevano. Si parla di black number per indicare questo fenomeno perché molte donne non denunciavano. Questo incremento fa capire che oggi le vittime denunciano di più, su questo sono state molto importanti le campagne di sensibilizzazione».

Se è palesemente cresciuto il numero delle denunce sono aumentati «anche i procedimenti con richieste di archiviazione. Nel 2014 erano stati definiti 252 fascicoli (compresi anche quelli arretrati, ndr). Di questi 252, 96 erano richieste di archiviazione perchè notizie di reato ritenute non corredate da elementi probatori tali da giustificare la richiesta di rinvio a giudizio dell’indagato – spiega il procuratore -. Nel 2020 su 271 fascicoli definiti per 100 è stata chiesta l’archiviazione. Nel 2022 su 313 i fascicoli definiti erano state 162 le archiviazioni». Passato il filtro della procura, molti procedimenti si concludono con riti alternativi dal gup (abbreviati o patteggiamenti). Quando si va al dibattimento il procuratore fa notare l’alto numero di assoluzioni. «Il dato del primo semestre 2023 del tribunale monocratico dice che su 45 processi chiusi con sentenza, sono state 14 le sentenze di condanna e 27 proscioglimenti. Quando si va a dibattimento c’è un notevole numero di processi che si chiude con l’assoluzione. Su questo va fatta una riflessione. In molti casi, l’ho visto personalmente anche qui a Macerata, il fatto è che la coppia si riappacifica. Su questa riappacificazione si può discutere, c’è questo tema della remissione di querela imposta: dietro potrebbe nascondersi qualche episodio di ulteriore sopraffazione della donna. La donna in parte ritratta, o ritratta del tutto e l’accusa si indebolisce».

Poi c’è anche una questione di tempo che passa: «Quello che è oggettivo è che passando il tempo ti trovi di fronte a situazioni che si sono modificate. La coppia si riappacifica, oppure col tempo la donna perde interesse perché nel momento in cui il conflitto passa e le persone si separano, uno vive da una parte uno dall’altra, quando arrivi al processo la crisi si è estinta. C’è poi una difficoltà nel ricostruire il reato di maltrattamenti, già lo stalking è più semplice. Il maltrattamento, morale, fisico, nel contesto familiare, contempla una tale varietà di situazioni che non è sempre facile ricostruirlo».

Secondo il procuratore «il quadro normativo non è stabile ma è un bene che siano state introdotte nuove norme. E dal punto di vista della procedura è stata prevista la possibilità di intervento della pg che dispone allontanamento dalla casa famigliare di una persona che ha commesso non solo reati di maltrattamenti ma anche lesioni e quant’altro. L’inserimento di questa norma è stato molto utile. Questo strumento serve a interrompere la conflittualità. Ciascuno di noi deve fare il massimo che può, a partire da chi sta sulla strada e deve intervenire e non sottovalutare i casi. Ma qual è la reale intenzione della persona non si può conoscere. La difficoltà è questa: capire quando e come intervenire». Ci sono le indagini ma ci sono anche percorsi da seguire per gli uomini maltrattanti. «I corsi – continua il procuratore – dovrebbero essere un aiuto piscologico se non psichiatrico della persona. L’idea è quella che l’intervento deve essere multidisciplinare, è una questione che sicuramente ha una componente culturale e quindi ho speranza che nel tempo supereremo questa difficoltà evidente di molti uomini ad affrontare le separazioni. Poi c’è anche la necessità di prevedere un aiuto piscologico per chi ne ha bisogno, con interventi mirati. La risposta penale di per sé è già una sconfitta. Perchè quando arrivi qui significa che c’è un problema che ha assunto i connotati di una patologia, qui riceviamo le patologie della società».

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