“La buona politica” vista da sinistra
Malaisi: «Niente social, solo incontri».
Romoli: «L’opposizione vota i miei atti»

MACERATA - Alla Casa del popolo, ospiti del consigliere comunale Alberto Cicarè, i sindaci di Montecosaro e Pollenza hanno raccontato le loro esperienze. Un avviso condiviso: «Per fare i primi cittadini ci vuole passione, costa tanta fatica»

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cicare-malaisi-romolidi Luca Patrassi

«Vi ricordate la campagna a sostegno della spending review, dell’accorpamento delle centrali di spesa sostenuto dal fatto che una siringa costava 5 euro se comprata in Calabria e uno in Lombardia? Certo, gli sprechi c’erano ma ora si vogliono far passare le operazioni sulla sanità, sui contratti di lavoro per azioni di progresso, quando sono invece tagli, tagli ai servizi, ai diritti. Mio nonno faceva il mezzadro e un giorno disse al conte proprietario terriero che andava a fare l’operaio. Il conte gli rispose: “vai pure ma tanto prima o poi, non so quando, forse io non ci sarò e nemmeno tu, ma qui tornerete. Ecco stiamo tornando a quei livelli, il ruolo del conte latifondista è stato assunto dai mercati finanziari e i mezzadri siamo tutti noi senza voce in capitolo»: le parole sono di Reano Malaisi, sindaco di Montecosaro, protagonista ieri sera con Mauro Romoli dell’incontro “La bella politica, governare per la città” organizzato dall’associazione Strada Comune nella Casa del popolo di via Ferrucci. Presentazione a cura del consigliere comunale di Strada Comune-Potere al popolo Alberto Cicarè, l’incontro si è aperto con i due sindaci che hanno raccontato il loro profilo politico e il modo di agire.

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Reano Malaisi, sindaco di Montecosaro

La storia di Malaisi: «Vengo dalla sinistra, poi ho aderito al Pd quando si è costituito e da quel momento non ho più avuto tessere di partito o fatto parte di gruppi pur mantenendo un interesse naturale per la politica. A 28 anni ho partecipato alle elezioni comunali di Montecosaro, sono stato eletto e ho avuto la delega ai servizi sociali. Cinque anni dopo sono stato rieletto nel centrosinistra: dopo un anno del secondo mandato ho lasciato la maggioranza e sono passato all’opposizione, non mi sentivo più a mio agio nel fare la politica in un certo modo, volevo dire e fare cose differenti e sono rimasto per 4 anni in Consiglio. Sono andato alle elezioni, ho perso in maniera nettissima, ho continuato per cinque anni a fare l’opposizione, mi sono ricandidato alle elezioni successive e le ho vinte con una lista civica a forte impronta di sinistra. Cinque anni fa sono stato rieletto con il 79%».

Il lavoro svolto: «Un percorso di grande soddisfazione, ma anche di grandissima fatica, fisica, anche in una piccola realtà come Montecosaro. Ho pensato di rivolgermi ai cittadini con un linguaggio antico, non ho usato i social, ho fatto volantini, assemblee, incontri davanti alla chiesa e in piazza, nei primni tempi non c’era nessuno, poi c’erano 150 persone, però dopo anni di questo lavoro. Se tu hai questo ambizione, devi dimostrare con i fatti che credi alla politica, non è che se ti candidi e perdi, poi sparisci .Ho provato, quando parlo con le persone, di non offrire un linguaggio semplicistico, provare a dire che le cose sono complesse e vanno viste in un contesto complesso. Negli anni Settanta si facciano le assemblee pure per decide di spostare una sedia e si arrivava a citare Marx, Lenin al fatto che oggi ogni problema esista per se stesso. Se noi vogliamo restituire una certa idea della politica, dobbiamo agire in modo diverso da quanto fatto negli ultimi venti anni. Se fai le campagne elettorali con le apericene è facile, ma ti rivolgi solo ai tuoi amici, se invece vai in una piazza a parlare, le persone che vengono a sentirti sono più coinvolte, magari all’inizio saranno poche ma poi si forma un gruppo. La credibilità costa fatica, ho 54 anni, la politica è una parte importante della mia vita. La scelta dei politici che in questi ultimi anni hanno usato i social comporta un problema: ti portano sula cresta dell’onda, ma poi la stessa onda ti cade sulla testa. Renzi è un esempio perfetto. La credibilità di un progetto si fonda sul tempo, non sempre sul consenso».

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Mauro Romoli, sindaco di Pollenza

Il microfono passa a Romoli: «Faccio il sindaco di Pollenza dal 2019, la mia storia politica nasce nel 2000 quando ho fatto la mia prima e ultima tessera di un partito, Rifondazione comunista, del quale sono poi stato segretario provinciale. Dopo Ingroia ho abbandonato Rifondazione, la mia storia politica è questa, ricordo che quando ero piccolo andavo con il nonno a vedere i risultati elettorali. Sono stato eletto consigliere comunale nel 2004,dopo due anni sono andato all’opposizione per gli screzzi con l’allora sindaco Ricciardi: nel 2009 unimmo le opposizioni e vincemmo le elezioni con Luigi Monti. Nel 2009 ho fatto il capogruppo di maggioranza, confermati nel 2014 e ho fatto il vicesindaco, dal 2019 sono il sindaco di Pollenza. Sposo quello che ha detto Malaisi, fare il sindaco costa fatica, fare politica costa tanta fatica, anche all’opposizione. E’ una esperienza totalizzante, a prescindere dai ruoli, ma si fa se c’è passione, ci deve essere tanta orizzontalità, in un paese come Pollenza ci si riesce bene. Anche a Macerata ci si riesce bene, non è una metropoli. Il sindaco non è quello che dice al cittadino “ci penso io”, il sindaco è uno strumento, chi agisce così lo fa solo per clientela elettorale. Non so se mi ricandiderò, sono valutazioni che faremo con il gruppo che mi ha appoggiato, peraltro anche l’opposizione mi ha sempre votato a favore. Chiunque si candiderà nel centrodestra, sarà sempre qualcuno che da 10/15 anni non ha avanzato un progetto per il paese, non si sono mai visti».

Il modo di agire secondo Malaisi: «Nei prossimi anni l’elemento che determinerà tutto è la demografia, la provincia di Macerata negli ultimi dieci anni ha perso 18mila abitanti, la popolazione di Morrovalle d Montecosaro messa insieme, la percentuale di persone che hanno più di 65 anni è drammaticamente elevata, gli effetti nei bilanci dei Comuni saranno devastanti da qui ai prossimi venti anni. Dunque fare un ragionamento sul futuro dei centri storici e dei paesi senza tener conto di un dato statistico che dice che la metà dei centri nei prossimi anni saranno vuoti, significa parlare del nulla. Vengono da me piccoli imprenditori alla ricerca di giovani da occupare ma non trovano nessuno, non solo perchè pagano poco, alcuni giovani non hanno voglia di lavorare, non ne trovano perchè non ci sono più. Un aspetto che diventa determinante, chi propone un progetto per Macerata e per gli altri centri deve fare i conti con lo spopolamento, con gli effetti del sisma che hanno determinato un esodo verso la costa, con i danni delle scelte degli anni Novanta che hanno spostato residenzialità e investimenti dai centri storici alle periferie».

Il richiamo delle politiche, di sinistra, per la città: «Se tu governi la città, devi lavorare per non perdere la comunità, devi far crescere gli spazi pubblici, le persone devono trovare tutti i sostegni possibili. Ho fatto in modo che tutto quello che c’era non morisse, il lavoro di un’amministrazione è quello di far aprire ai cittadini la porta di casa ed entrare nella comunità, l’aumento degli spazi pubblici, più spazi collettivi ci sono e più collettività costruisci. Se tu appalti all’esterno, l’evento della pro loco non è uguale a quello costruito dalla società di servizi che sarà anche più bello,ma la pro loco unisce le persone. L’opera pubblica non ha colore politico, il marciapiede non è di centrodestra o di centrosinistra. Certo se fai eventi culturali importanti preconfezionati è bello, ma quello di costruire piano piano è la parte più faticosa, costa impegno personale. Più situazioni pubbliche gratuite metti a disposizione meglio è, abbiamo un piccolo teatro comunale che è messo gratuitamente a disposizione di tutti, lo diamo a tutti, è aperto tutte le sere grazie alla passione di un anziano che apre e chiude tutti i giorni. Tutte le società sportive gestiscono gratuitamente gli impianti pubblici. Questa è la scelta che abbiamo fatto». Aggiunge il sindaco di Pollenza Romoli: «Inutile dire, bisogna fare: intorno a certi ideali incontri molta più gente di quella che incontreresti se partissi con delle etichette. Nella vita conta solo quello che fai».. Il messaggio finale di Malaisi: «Credo di avere dato in questi dieci anni politiche di sinistra, ma prima ne ho parlato con i cittadini, ho spiegato loro cosa faccio e perchè».


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