L’Accademia Georgica
apre le porte al Fai
TREIA - Domenica 3 settembre alle 16 visita guidata nel borgo e in particolare negli storici locali dell'istituzione

Accademia Georgica – Monumento Pio VI
Il Fai-delegazione di Macerata domenica 3 settembre sarà presente a Treia per una visita guidata alla città e in particolare all’Accademia Georgica. Il programma prevede il ritrovo degli interessati alle 16 in piazza della Repubblica 13, sede istituzionale dell’Accademia Georgica.
I partecipanti saranno accolti dal professor Giuseppe Rivetti, presidente della Delegazione Fai di Macerata oltre alla presidente dell’Accademia Cinzia Cecchini e altri membri del Magistrato Accademico.
«Un riconoscimento importante del Fai – si legge in una nota del’Accademia – alla nostra antica Istituzione da sempre vanto della città, della provincia e nei due secoli precedenti, importante unitamente ad altre Accademie Agrarie, tra cui la Georgofili di Firenze, un’importante associazione di ricerca ,sperimentazione e divulgazione di pratiche agrarie innovative».
LA STORIA – Sorta nel 1430 come accademia letteraria con la denominazione di “Accademia dei Sollevati” e fondata dal concittadino Bartolomeo Vignati, futuro Vescovo di Senigallia, nel 1778 la stessa si è rifondata in “Georgica” con lo scopo di “dare opera ed incoraggiamento a studi razionali e pratici” che valessero “a migliorare l’agricoltura e l’industria e a tenere in onore le scienze, le lettere e le arti”. L’Accademia visse il suo periodo più fecondo tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, proprio nell’età dell’Illuminismo le cui idee giunsero nelle Marche ancor prima dell’armata napoleonica.
Il notevole incremento demografico di quel periodo causò una forte crisi economica che investì tutta l’Europa. Rimedi efficaci potevano essere, secondo la corrente fisiocratica e liberista, il progresso e lo sviluppo dell’agricoltura. Questa teoria trovò terreno fertile a Treia dove nel 1778 alcuni intellettuali innovatori e appassionati di agronomia decisero di trasformare l’Accademia dei Sollevati in un centro per lo studio e la sperimentazione in agricoltura. Per sancire questo passaggio l’istituzione mutò il nome in Accademia Georgica dei Sollevati.
Ben presto l’Accademia treiese acquistò notorietà e riuscì a collegarsi sia con l’Accademia dei Georgofili di Firenze sia con l’Accademia di Berna con le quali, ancora oggi, ci sono stretti rapporti.
L’attività dell’Accademia Georgica di Treia perseguì due obiettivi: la ricerca e la sperimentazione. Gli studi e le sperimentazioni venivano pubblicati nel “Giornale di Arti e Commercio” curato dall’Accademia nel biennio 1780-1781 e diffuso non solo in Italia, ma anche in Europa. Lo stesso Napoleone Bonaparte pensò di farne un polo di cultura agraria per l’Italia.

L’accademia Georgica in una foto dell’archivio Balelli
Gli esperimenti e le innovazioni dei ricercatori dell’Accademia segnarono un’importante svolta nel settore agricolo. Sono da ricordare la coltivazione della canapa e del lino, l’estrazione dell’olio dai semi, specialmente dai vinaccioli, l’introduzione della coltivazione della patata e del granturco, l’importazione di foraggi sconosciuti dai contadini marchigiani come la sulla, l’erba medica, la lupinella, il lojetto, la verza e la rapa, la scoperta di nuovi vitigni, la coltivazione del tabacco, la ricerca di nuovi sementi, la rotazione agraria e l’apicoltura. In particolare l’introduzione delle nuove erbe foraggere determinò in poco tempo la valorizzazione agricola delle immense distese di terreno argilloso che trovarono in queste nuove coltivazioni le piante adatte alla locale rotazione delle colture dando così un notevole impulso alla produzione zootecnica. Infatti con la coltivazione dei foraggi si evitava di lasciare incolti i terreni rendendo più celere il recupero della fertilità e, nel medesimo tempo, si otteneva un abbondante nutrimento per il bestiame. Gli studiosi sostennero, inoltre, la “via biologica” nella difesa dell’ambiente e delle coltivazioni dagli insetti nocivi.
Nel 1781, con breve di Papa Pio VI, gli Accademici ottennero l’autorizzazione dal Governo Pontificio di realizzare a Treia le “Case di Correzione e di Lavoro” dove giovani disadattati, vagabondi e disoccupati venivano impiegati nella fabbricazione di tele, refi e merletti, e tessuti per le vele delle imbarcazioni.
Nel 1799 iniziarono osservazioni meteorologiche sistematiche allo scopo di conoscere gli effetti dei cambiamenti climatici sull’uomo e sulle colture.
L’Accademia Georgica ha sede nella prestigiosa palazzina ottocentesca disegnata dall’architetto Giuseppe Valadier e fa corona alla Piazza principale della città.
Dopo lo straordinario impegno intellettuale della generazione illuminista, l’Accademia è rimasta in vita come centro di cultura in virtù del suo ricco patrimonio librario, archivistico e artistico. In base ad una convenzione firmata nel 1870, il Comune affidò all’Accademia tutto il patrimonio librario e documentario del Comune originato dalla soppressione degli ordini religiosi del 1861. Oggi l’Accademia conserva oltre 16.000 volumi e l’Archivio Storico Comunale – uno dei più antichi e completi delle Marche – costituito dal fondo amministrativo-giudiziario con 852 manoscritti e da quello diplomatico-pergamenaceo comprendente 1.196 pergamene, di cui la più antica è datata 1161 e riguarda la vendita del Castello di S. Lorenzo,
mentre la più originale per la sua lunghezza complessiva di 11,98 m è quella relativa agli atti del processo al podestà Baglioni svoltosi tra il 1278 e il 1296.
Sono, inoltre, custoditi nell’Accademia: l’Archivio degli Accademici con manoscritti relativi agli studi nel settore dell’agricoltura, incunaboli, codici, coni i, sigilli, la collezione di foto con dedica e autografo di personaggi famosi donata da Raffaele Simboli, ritratti del pittore futurista Giacomo Balla, i ritratti di Accademici illustri (Bartolomeo Vignati, Giulio Acquaticci, Ilario Altobelli, Luigi Lanzi, Fortunato Benigni), i fondi archivistici dei Padri Filippini, delle Clarisse, della famiglia Grimaldi, il fondo musicale Montebello, le carte relative al Teatro Comunale e alla Banda cittadina.
Ancora oggi l’Accademia offre un importante sussidio allo sviluppo culturale della realtà regionale e rimane il punto di riferimento di studiosi e di ricercatori non solo nazionali.