«L’Asilo del cuore? Mai raggiunta
la piena capienza d’iscrizioni»
TOLENTINO - La maggioranza replica al centrodestra: «Sono loro ad avere contribuito alla decadenza del centro, i problemi non si risolvevano certo con un asilo che poteva ospitare 14 bambini»

Il sindaco Mauro Sclavi
Accorpamento dell’Asilo del cuore con l’asilo Green, i gruppi di maggioranza Tolentino Civica e Solidale, Tolentino Popolare e Riformisti Tolentino che sostengono il sindaco Mauro Sclavi, rispondono al centrodestra che aveva criticato la decisione di chiudere la struttura.
«La minoranza di centrodestra parla di assurdità ma la vera assurdità è sentirli parlare di centro storico, dopo che negli ultimi anni hanno contribuito con scelte scellerate a farlo decadere, ad esempio togliendo servizi come i vigili urbani – scrivono i consiglieri di maggioranza -. Ci domandiamo se veramente la compagine pezzanesiana pensava di poter rilanciare il centro storico con l’apertura di un nido che poteva ospitare al massimo 14 bambini e che non ha mai visto una piena capienza, nonostante dicano che ci fosse un boom di richieste, considerando che in media gli utenti sono stati 7/8 in questi anni. Oppure pensavano di rilanciare il centro storico favorendo le giovani coppie trasformando una residenza storica come il palazzo Catinelli, deturpandolo dal punto di vista artistico, con l’ennesima operazione immobiliare? Altro che progetto “Pie Venerini”, di cui non c’è mai stata traccia e di cui la proprietà stessa non appartiene al Comune. L’asilo del cuore ci è sembrato da subito una flebile risposta alla scellerata scelta di non sistemare la scuola Don Bosco, sapendo quanto questo tema fosse sentito in città. Una scelta molto onerosa, come altre fatte in passato, che hanno portato oggi ad un bilancio del Comune in condizioni difficili e che è nostra intenzione risanare. Inoltre i tempi per la ricostruzione dell’asilo Green, essendo un’opera Pnrr, saranno celeri al contrario di quanto speculato».
Poi fanno il punto su alcuni aspetti tecnici: «Le penali citate esistono ma sono irrisorie, si tratterebbe di circa 2.500 euro a fronte di 35mila euro in canoni di locazione da qui a un anno. Conti della serva alla mano rimane una riorganizzazione che favorisce tutti i cittadini limitando gli sprechi senza togliere qualità. Per quanto riguarda invece la proprietà dei locali vogliamo tranquillizzare che verranno seguite tutte le prescrizioni della normativa vigente e che le comunicazioni ufficiali non avverranno a mezzo stampa ma con gli atti amministrativi».
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