Rogo Rimel, nuove analisi dell’Ast:
«Livelli di diossina elevati nelle uova,
è opportuno non mangiarle»

POLLENZA - L'Azienda sanitaria territoriale ha inviato una nota al Comune dopo il campionamento effettuato il 9 gennaio in contrada Piane Chienti: «E' opportuno non utilizzare ai fini alimentari uova e animali di bassa corte allevati e detenuti all'aperto, nell'area di un chilometro di distanza dalla ditta». La preoccupazione del comitato "Valle dei fuochi": «Molto perplessi sull'effettiva entità del danno arrecato alla nostra salute»
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Vigili del fuoco al lavoro per spegnere il rogo del 5 dicembre

 

«E’ opportuno non utilizzare ai fini alimentari uova e animali di bassa corte allevati e detenuti all’aperto, nell’area di un km di distanza dalla ditta Rimel». E’ la raccomandazione contenuta nella nota che ieri l’Azienda sanitaria territoriale ha inviato al Comune di Pollenza e all’Arpam. Dopo l’incendio del 5 dicembre scorso che ha distrutto parte del capannone dell’azienda che si occupa di smaltimento rifiuti elettronici, l’Asur ha proseguito nella campagna di monitoraggio per verificare l’eventuale contaminazione ambientale. Il 9 gennaio sono infatti stati prelevati in contrada Piane di Chienti, nel raggio di un chilometro dalla ditta, quattro uova di galline. E in tre di queste sono stati trovati valori di diossine e policlorobifenili elevati. A rendere noto l’esito del campionamento è stato il sindaco di Pollenza Mauro Romoli. 

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Il sindaco di Pollenza, Mauro Romoli

«Si comunica – ha scritto il direttore del Dipartimento prevenzione dell’Ast Alberto Tibaldi nella nota – che, a seguito dell’incendio presso la Rimel sei si è ritenuto opportuno effettuare un approfondimento dell’eventuale bioaccumulo delle sostanze che si sviluppano durante i processi di combustione quali diossine e policlorobifenili in uova di galline allevate all’aperto in quanto sono considerate bioaccumulatori molto sensibili. In data 9 gennaio 2023 sono state prelevate uova presso quattro detentori in contrada Piane Chienti nel Comune di Potenza in un raggio di un chilometro di distanza dalla ditta Rimel srl. Il 18 gennaio sono stati ricevuti dall’Izs (Istituto zooprofilattico sperimentale, ndr) i rapporti di prova dei quattro campioni che hanno evidenziato la non conformità ai sensi del regolamento UE 1259/2021 di tre campioni su quattro. Ai proprietari delle galline le cui uova sono risultate non conformi è stato indicato di non consumare le uova prodotte dalle stesse. La situazione è tale da richiedere ulteriori approfondimenti circa la contaminazione ambientale da diossine e policlorobifenili, e quindi, verranno effettuati ulteriori campionamenti di uova prodotte da galline detenute per autoconsumo nell’area sopra menzionata».

«I valori di diossina e policlorobifenili riscontrati nelle uova, se consumate per brevi periodi, non costituiscono un pericolo acuto per l’uomo come documentato dall’Erba e da un recente studio dell’ Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio – ha aggiunto l’Ast – Tuttavia, ai fini della prevenzione di un rischio di tipo cronico derivante dal consumo di alimenti contenenti diossine e policlorobifenili eccedenti il limite stabilito per legge, è opportuno raccomandare di non utilizzare ai fini alimentari uova e animali di bassa corte allevati e detenuti all’aperto, nell’area di un chilometro di distanza dalla ditta Rimel srl. Le presenti indicazioni devono essere considerate valide sino all’acquisizione di nuove evidenze che scaturiscano dai monitoraggi in atto».

Nel pomeriggio è arrivata anche la nota del Comitato spontaneo “Valle dei fuochi”: «Come gruppo di cittadini riunitosi spontaneamente in seguito all’incendio occorso alla ditta Rimel Il 5 dicembre scorso – si legge nella nota –, esprimiamo la nostra grave preoccupazione dopo aver letto gli esiti della nota pervenuta al Comune di Pollenza dall’Asur che riporta gli elevati valori di diossina e di policlorobifenili riscontrati nelle uova, una contaminazione resa nota dopo più di un mese dal disastro ecologico che molto lascia perplessi sull’effettiva entità del danno arrecato alla nostra salute in questo arco di tempo.

Vorremmo sensibilizzare quanto più possibile la popolazione del posto, ma anche dei comuni limitrofi, affinché possa unirsi in una eventuale class action, sollecitiamo ulteriori controlli nel tempo ed analisi su animali da cortile, allevamenti, foraggi, terreni ed acqua ed invitiamo inoltre gli allevatori e produttori locali ad unirsi a noi in questa battaglia che possa tutelarli da danni economici e che possa salvaguardare tutti quanti in termini di salute futura».

 

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