Nvt, Intermesoli a Carancini:
«Faccia il nome del fantomatico “Uno”
che ne avrebbe beneficiato»
MACERATA - Il costruttore interviene dopo la decisione della Corte d'appello di Ancona di sospendere il lodo arbitrale e le dichiarazioni dell'ex sindaco: «Dovrebbe recitare il "mea culpa" e non gioire»

La nuova via Trento e Domenico Intermesoli
di Alessandra Pierini
«Carancini faccia il nome e cognome di questo fantomatico uno che avrebbe beneficiato dalla Nuova Via Trento», è il monito di Domenico Intermesoli, imprenditore maceratese socio della Nuova Via Trento che interviene dopo che nei giorni scorsi era arrivata la decisione della Corte d’appello di Ancona di sospendere il lodo arbitrale che disponeva un risarcimento di circa 3 milioni che il comune di Macerata avrebbe dovuto versare. L’ente aveva fatto ricorso (era il 2019) e la Corte d’appello ha accolto l’istanza, sospeso l’efficacia esecutiva del lodo e fissato l’udienza di merito nel 2023. «Carancini non può lanciare il sasso e nascondere la mano – continua Intermesoli – per di più il suo gioire della sospensione del lodo arbitrale da parte della Corte di appello di Ancona, mi ha tanto ricordato un episodio della mia infanzia. Allora gioivo quando la mamma mi dava un cioccolatino come premio per aver finito il piatto di minestra».
«Dopo la strana dichiarazione dell’avvocato Romano Carancini – spiega Intermesoli – in merito a un fantomatico “Uno”, come egli lo ha definito, “che avrebbe voluto che i debiti privati di “uno” fossero pagati dai maceratesi”, chiedo anche per curiosità di altri soci della Nuova Via Trento di non rimanere nascosto nella penombra, ma di uscire allo scoperto e di rivelare il nome e cognome e particolari del signor “uno”. Nel frattempo dico all’ex sindaco se ricorda o non ricorda che la Nvit SpA è costituita da 21 soci e tra questi anche il comune di Macerata che ha anche incassato un utile, per la sua partecipazione, di circa duecentomila euro. Mi chiedo se l’ex sindaco ricorda o non ricorda che il presidente dell’organo di controllo della società, attualmente nella persona del dottor Cristiano Soccionovo, è stato nominato dal Comune per statuto così come il presidente del Consiglio di amministrazione: il primo è stato l’avvocato Renato Perticarari, il vice presidente Alfredo Cesarini (ex presidente della Banca delle Marche) e consigliere il sottoscritto. Dopo l’avvocato Perticarari è stata nominata sempre dal sindaco l’architetto Paola Ottaviani ex consigliera comunale del Pd durante l’amministrazione Carancini. Da ultimo sempre per nomina comunale il presidente è stato il noto commercialista Ubaldo Gismondi. Ricorda o non ricorda l’avvocato Carancini che tutte le decisioni della società sono state prese dall’intero Consiglio di amministrazione compreso quindi il rappresentante comunale? Ricorda o non ricorda il signor ex sindaco che tutto l’edificato di via Trento, così come lo vediamo oggi lo ha curato esclusivamente Giuseppe Marcelletti al quale, per statuto, venne affidato l’incarico esclusivo di esercitare tutte le attività necessarie per le costruzioni come assumere e licenziare personale, acquistare qualsiasi materiale occorrente per l’attività, commercializzare gli immobili, conteggiare gli stati di avanzamento lavori e predisporre i pagamenti, dare in subappalto a terzi qualsiasi categoria di lavorazione ritenesse utile, anche al suocero di Carancini che ha fatto la parte importante dei lavori».
Intermesoli ricorda anche che «su via Trento non ho messo bocca, perché ero impegnatissimo nel cantiere di via Cecchetti a Civitanova. Il sottoscritto non è mai intervenuto in nessun modo durante tutta la costruzione delle palazzine di Nvt spA ma, ha preso decisamente posizione, quando l’ex sindaco Carancini decise “d’imperio”, come egli stesso affermò, di non voler più realizzare la strada di collegamento tra via Trento e via Velini contrariamente a quanto era previsto in convenzione. Tale assurda decisione dell’ex sindaco suscitò la reazione dell’intera società e in particolare del sottoscritto consapevole che, la mancata realizzazione della “bretella” avrebbe impedito la commercializzazione della palazzina “C” (tanto per intenderci quella con le pareti a vetri) creando non solo un grosso danno economico, ma avrebbe messo irrimediabilmente in ginocchio la società e l’ultimazione delle opere mancanti come l’allargamento della via Trento, nuova illuminazione, sistemazione a valle degli edifici. Il consigliere regionale Carancini dovrebbe recitare il “mea culpa” e non gioire perché il presidente della Corte di Appello non ha accettato la richiesta della società, per l’immediata esecuzione di quanto previsto dal Lodo arbitrale, rimandando il tutto alla fine del 2023».
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