Aumento dell’acqua, tre sindaci denunciano
«Colpa di chi non è riuscito ancora
a individuare un gestore unico»

BOLLETTE - I primi cittadini Franco Capponi, Leonardo Catena e Rolando Pecora si sono astenuti sulla delibera con cui l'Ambito territoriale ha stabilito i rincari delle tariffe: «Il voto vuole sottolineare le chiare responsabilità politiche di coloro che governano la maggioranza dei Comuni e di chi governa la Provincia che, con la loro inerzia, si sono preoccupati più di chi dovesse diventare presidente, peraltro senza riuscirci a distanza di più di un anno, che non a quali fossero gli obiettivi da perseguire nell’interesse unico dei cittadini»
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Da sinistra: Franco Capponi, Leonardo Catena e Rolando Pecora

«Non siamo d’accordo ad aumentare le tariffe del servizio idrico a causa anche dalle mancanze dell’Ato3 che non ha ancora individuato un gestore unico del servizio idrico integrato, come invece obbliga la legge nazionale, lasciando in essere ancora sei gestori, facendo così prevalere altri interessi, politici, invece che quelli dei cittadini».

Si sono espressi così i sindaci di Treia, Montecassiano e Montelupone, Franco Capponi, Leonardo Catena e Rolando Pecora durante l’assemblea dell’Abito territoriale idrico, in cui si è discusso della proposta di adeguamento delle tariffe dell’acqua. La delibera approvata che deve rispettare i parametri indicati dall’Arera, Agenzia nazionale cui compete questo compito, ha previsto un aumento delle tariffe, quindi la spesa a carico dei cittadini, del 4,4 per cento per il 2022 e del 4,6 nel 2023.

I tre sindaci non hanno espresso il proprio voto a favore, astenendosi. «Una parte dell’aumento delle tariffe è dovuto, purtroppo all’aumento del costo dei costi energetici per le aziende, alle quali non vogliamo creare problemi in bilancio come sarebbe accaduto con la mancanza di approvazione della delibera – spiegano Capponi, Catena e Pecora – Tuttavia, il voto di astensione vuole sottolineare le chiare responsabilità politiche di coloro che governano la maggioranza dei Comuni dell’Ambito e di chi governa la Provincia che, con la loro inerzia, si sono preoccupati più di chi dovesse diventare Presidente, peraltro senza riuscirci a distanza di più di un anno, che non a quali fossero gli obiettivi da perseguire nell’interesse unico dei cittadini e finendo per rallentare l’iter non più prorogabile dell’individuazione di un gestore unico del servizio idrico, al posto dei sei gestori oggi operanti (che si traducono in sei presidenti, sei consigli di amministrazione). Un gestore unico avrebbe consentito non solo una gestione più razionale, efficiente e efficace, ma anche di non perdere finanziamenti milionari per ammodernare le infrastrutture idriche. Investimenti a cui invece i gestori hanno dovuto e dovranno provvedere con proprie risorse che pesano e peseranno sulle bollette degli utenti».

«Chi ha la maggioranza politica e ha abbandonato la governance condivisa dei settori strategici sovracomunali – aggiungono i tre sindaci – si è assunto una seria responsabilità verso i cittadini che ora pagheranno le conseguenze per questa miopia. Serve consapevolezza e assunzione di responsabilità di fronte a un tema centrale come quello della gestione della risorsa idrica, un bene sempre più prezioso e che deve restare un bene pubblico. Il rischio se non si intraprende subito l’iter per la costituzione del gestore unico è il commissariamento e una gara che potrebbe estromettere le aziende municipalizzate. Un danno gravissimo alla comunità territoriale. Dunque, in considerazione di tutto ciò abbiamo almeno voluto dare un segnale».

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