Morto l’avvocato Ranieri Felici:
«Il giurista numero uno delle Marche»
Portò alla modifica di un dogma del diritto

CINGOLI - Aveva 87 anni e si è spento a Jesi dove si era trasferito dopo il terremoto che lesionò il palazzo in cui viveva. Da vice pretore promosse una questione di costituzionalità sull'articolo che dice "La legge non ammette ignoranza" da allora a volte è ammessa. L'assessore Saltamartini: «Con la sua modestia era uno dei più grandi a livello nazionale». L'avvocato Cofanelli: «È stato un faro, un punto di riferimento per tutti». Il legale Emanuela Branchesi: «Un fuoriclasse del diritto. Tutti lo cercavano per potersi confrontare con lui». L'avvocato Bommarito: «Il più grande degli ultimi 50 anni». Il lungo e coinvolgente ricordo di Giulio Silenzi: «Rirì era un genio»
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Ranieri Felici

di Gianluca Ginella

Nelle sale di quel palazzo di fianco al comune di Cingoli c’era la fila. Venivano da tutta la provincia, e da Ancona, da Fermo e da fuori regione. Perché lì aveva lo studio l’avvocato Ranieri Felici, «un fuoriclasse del diritto», ed è stato capace di portare alla modifica, quando era vice pretore a Cingoli, uno dei dogmi del diritto. Il legale è morto a 87 anni nei giorni scorsi (ma la notizia si è appresa oggi). Da qualche anno il legale si era trasferito a Jesi, dalla figlia Antonella: il palazzo dove aveva il suo storico studio nel 2016 è stato lesionato dal sisma e da allora aveva dovuto trasferirsi.

A vederlo in tribunale con uno stile un po’ casual non si sarebbe detto, ma Felici era un numero uno del diritto. Non solo amministrativo, campo a cui aveva dedicato tantissimo studio, ma anche nel civile e nel penale (che però amava poco). Parlava diverse lingue: francese, inglese tedesco e conosceva perfettamente gli ordinamenti giuridici di quei Paesi e dell’Europa dell’Est. «Era con la sua modestia uno dei più grandi giuristi a livello nazionale. Dopo Francesco Antolisei, settempedano, secondo me c’è stato lui nella nostra regione» dice l’assessore regionale Filippo Saltamartini, cingolano come Felici.

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«È stato un grande giurista, il numero uno nelle Marche – lo ricorda l’avvocato Gabriele Cofanelli -. È stato un faro, un punto di riferimento per tutti e un uomo fuori dal comune, un uomo di pregio vero. Nella sua attività ha seguito cause importantissime. Quando era vice pretore fece una ordinanza che è rimasta storica, trasmettendo gli atti alla Corte costituzionale. Con lui oltre vent’anni fa almeno abbiamo assistito l’allora presidente di Regione Massi, e fu la prima assoluzione di Tangentopoli in Italia».

Quando era vice pretore a Cingoli ha promosso una questione di costituzionalità sull’Articolo 5 del codice penale, che dice “la legge non ammette ignoranza”. Un articolo che è sempre stato un dogma. Fino a Ranieri Felici. Lui per la vicenda di un agricoltore che con questa norma ci cozzò ne fece una questione di costituzionalità e la Corte costituzionale gli diede ragione con una sentenza che ha cambiato una delle basi del diritto. Da allora è vero che la legge non ammette ignoranza, ma accoglie dei casi particolari, insomma ci può essere una gradazione.

«Il più grande avvocato delle Marche negli ultimi 50 anni – dice l’avvocato Giuseppe Bommarito -. Una preparazione eccelsa, grande correttezza e sempre disponibile a dare consigli ai colleghi più giovani. Apprezzatissimo da tutti i giudici con i quali ha avuto a che fare, sia civili che amministrativi. A livello umano una persona di una cortesia squisita, sensibile e grande amante dei gatti, ne aveva una ventina nella sua casa in campagna e li accudiva personalmente. Una grande perdita per tutta l’avvocatura».

Tra chi lo conosceva bene l’avvocato Emanuela Branchesi, ex sindaco di Cingoli. «Una persona di grande valore, di grande spessore e un grandissimo avvocato. Tutti noi conoscevamo il suo valore, tutti gli avvocati non solo del foro di Macerata, ma anche di Fermo, Ancona, tutti sapevano chi fosse l’avvocato Felici. Tutti lo cercavano per potersi confrontare con lui. Era veramente il diritto con la “d” maiuscola. Poi non solo era preparatissimo ma aveva una grandissima umanità. Aveva sempre un atteggiamento accogliente verso il cliente, aveva parole di conforto. È stato un grande in tutto, un fuoriclasse».

«Una perdita gravissima – scrive l’avvocato Fabrizio Panzavuota -. Amico di lunga data. Grandissimo giurista. Intellettuale puro e curioso. Di grandissima umanità. Sempre disponibile. Sempre gentile. Prodigo di consigli sempre illuminanti. Con lui ed intorno a lui si sono formati tanti avvocati, tra cui il sottoscritto. Gli devo tantissimo sotto il profilo umano prima ancora che professionale. Innamorato della sua Cingoli e del Comune che era fiero di servire e che gli deve moltissimo».

Ranieri Felici non ha mai voluto mettersi in mostra, neanche con una foto sull’albo dell’ordine degli avvocati né ha partecipato alle classiche cerimonie per premiare i 25, 30 anni di avvocatura. Il funerale si svolgerà lunedì alle 15 nella chiesa di Sant’Esuperanzio, a Cingoli.

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AGGIORNAMENTO – UN FIUME DI RICORDI PER RANIERI FELICI –

I ricordi di Ranieri Felici sono tantissimi, da chi ricorda una pratica che gli ha seguito, da chi rammenta quel suo studio incasinato in cui trovava tutto, da chi racconta di esservi entrato e di aver visto solo una scrivania ricoperta di libri e dietro, nascosta, stava seduto Felici. C’è chi ricorda un consiglio dato, chi la sua capacità di ricordare esattamente dove stava, tra centinaia di libri una sentenza che poteva servire per una causa.

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Giulio Silenzi

C’è poi chi gli è stato vicino per anni e che oggi ha lasciato un lungo e coinvolgente ricordo di Ranieri Felici, è Giulio Silenzi, ex presidente della Provincia. Lui lo chiamava Rirì. «Una persona straordinaria, unica» dice. E ricorda che «Quando ero giovane sindaco di Monte San Giusto ebbi modo di conoscerlo in quell’eremo che per me era il suo studio a Cingoli dove ebbi la fortuna di entrare nelle sue simpatie e di essere uno dei pochi che poteva andare a casa sua dove conobbi la mamma, anziana gentilissima nobile, che era allettata e alla quale io leggevo dei romanzi a lieto fine. Una volta acquistai un romanzo drammatico e fu un grosso problema perché pianse e per giorni non dormì tranquilla. Lui al piano di sopra riceveva avvocati, amministratori, segretari comunali, dirigenti e cittadini. Era un confessionale, un porto di mare e poi quando finiva veniva di sotto e io ne approfittavo per fargli le domande che mi ero appuntato durante la settimana per capire meglio come muovermi e cosa fare con i tanti problemi che ha un amministratore soprattutto se giovane e a digiuno di leggi». Silenzi lo chiama “Rirì” e dice che «viveva in un mondo suo, diverso, all’ultimo piano di questo palazzo vicino alla piazza di Cingoli. Erano stanze piene di fascicoli, di libri, di rassegne, di polvere, le pratiche stavano dappertutto in un disordine per le persone normali ma ben catalogate nella sua mente. Molti pomeriggi lo assistevo nel suo lavoro in un religioso silenzio, intervenendo solo quando me lo chiedeva. Ho assistito a telefonate di avvocati di grido non solo del foro di Macerata. Lui rispondeva al telefono e poi con la cornetta tenuta premuta sull’orecchio, andava su quelle scaffalature, saliva anche sulla sedia per trovare la sentenza che faceva al caso. Era impressionante vedere quella scena, un archivio nella sua memoria, che gli permetteva di trovare la sentenza che risultava decisiva per la difesa». Silenzi nel suo ritratto parla di stanze fredde, quelle dello studio, «dove non accendeva i riscaldamenti, e lavorava con una macchina da scrivere o stenografava con dei guanti di lana aperti sulle punte. Aiutava tutti ed era una persona umile, educata e se lo conoscevi bene capivi che aveva non solo una profonda cultura giuridica ma era anche un fine intellettuale, un uomo con una grande sensibilità ambientale e un anticonformista a cui non interessava apparire una persona affascinante. Mi colpiva il fatto che lui anticipava i tempi e molte volte gli dicevo: “Riri’ ma tu questa cosa me l’avevi detta anni fa” e rimanevo impressionato di come a volte riuscisse a leggere il futuro. Se parlo di genio non sbaglio, cioè di un’intelligenza fuori dal comune».

Silenzi ricorda poi con precisione la volta che Felici ottenne il successo alla Corte costituzionale «Ci aprirono tutti i telegiornali e tutti i quotidiani nazionali in prima pagina. Fu la notizia del giorno. Ricordo quando ricevette la telefonata per una intervista della Rai per il Tg1, la rilasciò telefonicamente ma non volle che la troupe televisiva andasse a casa sua. Mi disse che non doveva essere gratificato dalle immagini, dall’interesse giornalistico suscitato, ma dal risultato ottenuto perché avrebbe aiutato qualche semplice persona».



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