Il cinema veicolo di cultura, Foglia:
«La visione di film libera emozioni
e Ragazzaccio funziona come uno specchio»
GRANDE SCHERMO - Andrea Foglia, punto fisso di una rete virtuosa, che tra Civitanova e d’intorni unisce la società civile e il mondo dell’associazionismo agli Enti territoriali, per smuovere insieme le nuove generazioni con occasioni di incontro e dialogo, spiega l'importanza dell'iniziativa con Paolo Ruffini in programma lunedì 7 novembre al teatro Rossini

Andrea Foglia
Le fragilità emotive, il disagio sociale, l’iper-connessione tecnologica esasperata dal primo lockdown e dagli anni della pandemia da Covid-19. Il cinema diventa veicolo di cultura e strumento educativo a Civitanova dove questi temi verranno affrontati lunedì 7 novembre al cine-teatro Rossini di Civitanova dove Paolo Ruffini presenterà il suo ultimo lavoro, Ragazzaccio. L’attore, che stavolta veste i panni di regista, sceneggiatore e produttore del film, sarà in città nell’unico giorno/evento di proiezione, alle 21.15.
Vista la sua valenza, la serata è promossa dall’Azienda Teatri di Civitanova in collaborazione con l’Associazione Veder Crescere con il Dialogo di Andrea Foglia, vicepresidente di Red Rete Educazione Digitale, associazione che si pone come primo obiettivo quello di educare adulti e ragazzi per un uso più consapevole delle nuove tecnologie.
Andrea Foglia è ormai da anni un punto fisso di una rete virtuosa, che tra Civitanova e d’intorni unisce la società civile e il mondo dell’associazionismo agli Enti territoriali, per smuovere insieme le nuove generazioni con occasioni di incontro e dialogo. Partendo da CitaNò alle dipendenze fino a Io desidero.
Foglia, perché puntare sul grande schermo per trasmettere un messaggio sociale? Il cinema non le sembra un mezzo di comunicazione “indebolito” dall’avvento dello streaming?
«Il piacere è il valore di educarci diversamente. Con “Io desidero” abbiamo usato e continuiamo ad usare differenti forme espressive e artistiche per arrivare a più persone e per agganciare tanti giovani: penso a musica, fumetto, teatro e stavolta cinema. La visione di un film libera le emozioni, parla al cuore ed è in grado di evocare e far provare emozioni. La sala produce nello spettatore una potente amplificazione di sensazioni. il cinema rappresenta indubbiamente una palestra emozionale, capace di allenare il pubblico a riconoscere e gestire le proprie emozioni. Gli esperti, infatti, ci dicono che l’analfabetismo emotivo è un un problema diffuso nelle nuove generazioni”.
Emozionarsi è quindi più facile a dirsi che a farsi: ci stiamo disimparando a parlare con il cuore. Perché questa involuzione interessa soprattutto le nuove generazioni?
«Molti ragazzi, ma non solo loro, non hanno quella preziosa abilità che consente loro di sentire, riconoscere e gestire gli stati d’animo. I propri e quelli altrui. Per tornare al cinema, in sala si ha la possibilità di poter esprimere le proprie emozioni, a luci spente, quasi in intimità: se a tutto questo aggiungiamo il “dopo”, cioè la riflessione e l’analisi successiva alla visione del film (che possiamo definire il coinvolgimento “della testa)… ebbene, tutto diventa esplosivo e acquista una potenza relazionale unica».

Paolo Ruffini
Perché vedere “Ragazzaccio”?
«Ragazzaccio funziona come uno specchio, dove ognuno può vederci ciò che vuole: un pezzo di quello che è, un altro pezzo di quello che era. È un film adattissimo a tutte le età, un film utile, necessario e sorprendente. Questa pellicola riporta nel dibattito pubblico questioni socialmente rilevanti, come gli effetti della pandemia e del lockdown sugli adolescenti o il tema del difficile rapporto tra gli adulti e le nuove generazioni. Inoltre, mette al centro la problematica dell’educazione digitale e del rapporto tra rischi e risorse legate all’uso del web e dei dispositivi digitali».
Siamo lontani dai lockdown: ma queste ferite sono ancora aperte nei giovani?
«Usciti da scuola, i nostri ragazzi si sono salutati il 6 marzo 2020 e si sono rivisti sei mesi dopo, con il volto coperto da una mascherina e con il banco a distanza di un metro dal proprio compagno. Per tutto questo tempo hanno collezionato zero abbracci, zero strette di mano ai compagni alla fermata del bus. Non hanno fatto sport, non hanno festeggiato i 18 anni, non sono andati in gita di quinto superiore. Si sono bruscamente interrotte le prime storie amorose e altre “cotte” non sono mai nate. Insomma, è venuta meno anche una certa espressione “fisica” che è tipica dell’adolescenza. Le regole sociali dettate dalla pandemia, seppur necessarie in quel momento, sono andate in contrasto con le spinte interiori di questa fase della vita. Così i ragazzi hanno condiviso con noi adulti, spesso poco rassicuranti e presenti, emozioni come tristezza, rabbia, timore di contagiare e di essere contagiati, paura della morte, noia, senso di vuoto e incertezza verso il futuro. Hanno cioè vissuto, molti ancora oggi continuano a vivere, un tempo sospeso, un tempo di smarrimento».
La tecnologia quindi è stata come una pozione magica contro l’alienazione della pandemia…
«Certamente. All’interno di quelle stanze da letto, la salvifica lampada magica è stata lo smartphone. La vita dei ragazzi in questi anni ha visto i social sempre più presenti, in una quotidianità dettata da alimentazione e sonno non regolari e vita sedentaria. È chiaro che con la pandemia la dipendenza e l’uso compulsivo dello smartphone sono aumentati. Ma lo smartphone è stato anche, per molti, uno strumento prezioso: nel bene o nel male ha permesso una continuità didattica (DAD), ha alimentato un minimo di interazioni sociali online, che sono servite ad esempio a tanti adolescenti per uscire dalla timidezza e dall’isolamento».
Ragazzaccio sarà al cine-teatro Rossini di Civitanova per un’unica proiezione/evento con Paolo Ruffini. Prezzo biglietto: intero 5 euro, ridotto 4 euro (fino a 18 anni, oltre i 65 e studenti universitari fino a 24 anni).
Paolo Ruffini a Civitanova, al Cecchetti presenta “Ragazzaccio”
“d’intorni” o “dintorni” ?
Es.: https://www.raccontidimarche.it/2020/04/cosa-vedere-dintorni-macerata/.