Bossa nova il ritmo della vita,
gli Aperitivi lanciano Toquinho

MACERATA - Nel penultimo appuntamento agli Antichi Forni ospite Massimo Donà per un intervento sull'artista brasiliano che questa sera si esibirà allo Sferisterio
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Massimo Donà

 

di Marco Ribechi

Gli Aperitivi Culturali si tingono di verdeoro e raccontano la Bossa nova di Toquinho. Il Brasile con la sua forsennata allegria mista a malinconia esistenziale fa irruzione nel format degli Antichi Forni portando una ventata di esotismo ma allo stesso tempo gettando luce su uno dei ritmi che più hanno influenzato la musica moderna.

Complici da un lato il superlativo Toquinho, tra i più abili chitarristi viventi che questa sera si esibirà in un concerto memorabile allo Sferisterio, dall’altra il filosofo e musicista Massimo Donà sollecitato da Cinzia Maroni ad esprimersi proprio su una delle sue grandi passioni. Ad aprire l’incontro però un tributo doveroso ad una delle personalità più grandi della cultura italiana venuta a mancare proprio quest’oggi, Piero Angela ritratto in un raro video in cui si dilettava al pianoforte. 

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Tra il pubblico il direttore artistico Paolo Pinamonti

La seconda sorpresa della mattinata svelata dallo stesso Donà riguarda il direttore Paolo Pinamonti, presente tra il pubblico: “Siamo stati compagni di università” ha esclamato proprio in apertura l’ospite tra lo stupore dei presenti. «La Bossa nova è uno dei ritmi che più ha rivoluzionato la modernità – spiega Donà – sia da un punto di vista musicale che culturale, inoltre ha dato una nuova identità agli artisti brasiliani e al paese in generale». Le caratteristiche della Bossa nova sono principalmente tre: «Le radici nella grande tradizione jazz – prosegue l’ospite – il mescolarsi con la musica tradizionale brasiliana e infine un linguaggio erudito e altamente poetico». Ecco quindi che se la Bossa nova nasce dal jazz, importato in Brasile attraverso una rete di artisti colti, benestanti e moderni, dall’altra lo stesso jazz sarà fortemente mutato dal nuovo ritmo brasiliano che negli anni ha saputo creare nuovi standard del genere.

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Gabriela Lampa in una delle sue letture

«L’inventore, per quanto la Bossa nova sia stata la commistione di varie realtà – dice Donà – di solito si identifica con João Gilberto che inventò un nuovo modo di suonare la chitarra mai visto prima accompagnandolo con un canto molto simile al parlato». Il ruolo chiave nella bossa nova è ricoperto dalla saudade, il tipico sentimento brasiliano intraducibile che lega nostalgia e mancanza a un senso di felicità e appagamento. «Questa duplicità è contenuta non solo nei testi ma nella struttura stessa delle canzoni – prosegue l’ospite – è un’ambiguità importante da un punto di vista filosofico perché racchiude l’essenza stessa dell’essere umano che da un lato desidera essere appagato ma dall’altro scopre che la soddisfazione è anche molto noiosa quindi ricerca in continuazione nuove mancanze da soddisfare».

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Il pubblico numeroso

Tra i maggiori interpreti di quella stagione carioca che ha visto tra i massimi esponenti Vinícius de Moraes, Baden Powell, Tom Jobim anche lo stesso Toquinho che, già celebrati più di 50 anni di carriera, viene considerato uno dei chitarristi più dotati dell’intero panorama brasiliano e mondiale. Un Toquinho che già conosce molto bene l’Italia poiché qui ha suonato spessissimo anche in televisione, accompagnandosi quando possibile con l’intramontabile Ornella Vanoni, vera musa per tutti gli artisti brasiliani che in esilio visitavano la Penisola. «In conclusione la Bossa nova ci dice che la vera vita è nel mutamento – chiosa Donà – ci ha insegnato ad andare oltre, a procedere senza fermarsi perché nessuna notte è per sempre». L’incontro è stato molto partecipato e si è concluso con una degustazione offerta dall’oleificio Cartechini. Domani si chiuderà il ciclo di appuntamenti del 2022 con Sergio Ragni, uno dei massimi esperti mondiali di Rossini che affronterà il tema delle verità e delle invenzioni nella biografia del compositore.

 

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Cinzia Maroni con il titolare dell’Oleificio Cartechini

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