Distretto moda in crisi, Gentili:
«Serve liquidità immediata,
e si deve interessare il Governo»
MONTE SAN GIUSTO - Il sindaco è molto preoccupato per la situazione delle imprese che producono scarpe, borse, cappelli: «Un'economia che investe tre province, i 15 milioni stanziati dalla Regione potrebbero non bastare»
«I 15 milioni stanziati dalla Regione per il distretto moda potrebbero non bastare, temo che passato il Micam-Mipel si spengano i riflettori su questo settore in crisi. Servono interventi straordinari che solo il governo può fare». Così il sindaco di Monte San Giusto, Andrea Gentili. Il distretto moda comprende chi produce calzature, borse, cappelli e in parte abbigliamento. «Pur essendo composta da piccole realtà, si tratta di un’economia che investe tre province e, quindi, gran parte del tessuto imprenditoriale marchigiano e, da amministratore – dice Gentili -, sono molto preoccupato perché quotidianamente mi confronto con gli imprenditori e il rischio è che, una volta passato il Micam-Mipel, si spengano i riflettori e i 15 milioni, pur importanti, stanziati dalla Regione per supportare le imprese locali possano non essere sufficienti. Per questo l’auspicio è che la Regione e la Camera di commercio si facciano portavoce della richiesta di un tavolo politico-istituzionale per portare il tema all’attenzione del governo. Siamo davanti a un’emergenza straordinaria che arriva dopo due anni di Covid che hanno già messo a dura prova le nostre imprese, per questo servono degli interventi straordinari che solo il governo può attivare».
Cassa integrazione in deroga, decontribuzione del costo del lavoro (Zona economica speciale), finanziamenti della Regione a supporto di nuove fiere sono interventi che Gentili ritiene utili e rilancia «si potrebbe pensare di introdurre di nuovo il finanziamento ai campionari, ma quello che ritengo fondamentale in questo momento sono azioni di liquidità immediate per sostenere le imprese. Le aziende hanno merci ferme in deposito e la ricerca di nuovi mercati è una strada importante da battere che darà i suoi frutti nel lungo periodo, per questo adesso servono interventi più immediati. Penso a un aiuto diretto, come è stato fatto per il Covid, da tarare sulle necessità di ogni azienda perché è possibile che, alla prossima fiera di settembre, molte aziende potrebbero non arrivarci. E, dietro ogni azienda, ci sono delle famiglie. C’è bisogno di liquidità adesso, per cui ritengo importante che ognuno si spogli della propria casacca politica, per fare fronte comune con la Regione, la Camera di Commercio, le banche e le associazioni per sostenere le nostre imprese».
