Tre donne intorno al cor
mi son venute

LA RECENSIONE di Guido Garufi - Due libri nell’arcipelago dell’eros femminile: La Grande Madre di Fabiana Vivani e Laura Frascarelli e La Nebbia di Lara Carelli
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GARUFI

Guido Garufi

 

di Guido Garufi*

“Tre donne intorno al cor mi son venute,\e seggonsi di fore;\ché dentro siede Amore,lo quale è in segnoria de la mia vita”. Nessuno me ne vorrà se quanto leggo sulla femminile “triade” che presento parte da un ricordo dantesco, quello delle distillate Rime. Il tema dell’amore, nelle sue più sfumate ( e spesso non controllabili e fertili varianti) è struttura fondante, sia del discorso poetico che di quello in prosa. Nel primo la stessa struttura del testo ( poetico), per sua natura, reggendosi su simboli e metafore, assiepa o condensa la “questione erotica” con maggior frontalità, o senso, nel secondo ( la prosa) la stessa sostanza sembra navigare sottotraccia, ma sempre come in una fluidità carsica, appare e scompare. Dunque un lepido libello di versi, Antiquae, edito da Morlacchi, scritto in “convergenza parallela” da Fabiana Vivani e Laura Frascarelli, entrambi operatrici nell’area teatrale. Molto raffinata la copertina curata dall’artista maceratese Giulio Perfetti che propone il simbolo della Grande Madre. L’altro, in prosa, è La nebbia dentro, di Lara Carelli ( Amazon) che segue Entra e siediti un momento (del quale in questa sede ho già scritto). Lara, mia ex allieva, laureata in Filosofia ( come Viviana) e in lingua spagnola ha scritto anche saggi sul tema de I saperi della liberazione ed insegna danza da quasi trenta anni. Partiamo dalla Grande Madre, da Antiquae. Per chi si occupa del tema “amoroso” è scontato avvertire nell’eros la sua fisiologica duplicità, povertà e abbondanza, penìa e pòros, come sostenevano i greci nella loro ancora attuale sapienza, una doppia valenza, un contrasto. Da un lato l’attività “espansiva”, dall’altro quello della “ritrazione”.

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Laura Frascarelli e Fabiana Vivani

Mentre scrivo, azzardo una simmetria: la vitale sistole e diastole del cuore, il “battito” che ci fa vivere. Senza questa “opposizione” non vi è vita. Ora la raccolta si sviluppa a due voci. Quella di Fabiana sembra più alludere alla vicenda “corporea”, intendo dire di una forza che appare “insorgere”, ictus di sensualità che, sempre, si cela nella terminologia somatica, come ad esempio nella ricorrenza della triade terminologica: vergine, vulnerabile, smanioso. Ma è lo stile, la forma espressiva ad essere allusiva, sfiorante. La vicenda è quella della “sensorialità” che tenta di approdare alla radice profonda di se stessa, dico della Origine, più che di troppo citati complessi di Edipo o di Elettra. E’ stato Kraus che in un suo motto scriveva: “la psicoanalisi è quella malattia che pretende, al tempo stesso, di essere terapia”. Origine della nascita, le esplosioni di tale Evento, in un alto e basso di tensione quasi drammatica, ma sicura e consapevole, tra libertà e uscita. Molti anni or sono, un mio amico poeta, Vitaldo Conte, sulla stessa linea pubblicò il suo Dionisimo sincopato.

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Lara Carelli

Se tale appartenenza ( a Dioniso, dunque) è quella più vicina a Viviana, la sua “collega”, Laura Frascarelli, non quella di Petrarca, allunga il verso, sembra, pur calpestando la stessa materia, cogliere una altra faccia di Antiquae, di quella primordiale Unità. Ne è spia la tragicità ( ben resa e mai retorica) di una volontà di “creazione” , quasi interdetta, quasi in attesa di un “istante” propizio, una vera lotta, come lei scrive:” voce ad ogni sentire\al confine della resa”. Non si può fermare il tempo e il tempo “femminile” vive di due “cronologie”: l’attimo, ma anche il dopo ( purtroppo, per fortuna?)In Laura, come in parte leggendo Viviana, è incisiva la tentazione panica, il desiderio di “abbracciare tutto”, ma anche il dissidio, il trauma consapevole della inconciliabilità, della sofferenza per tale varco ( e “squarcio”). Lara Carelli, dopo il romanzo d’esordio, anche felicemente distopico, con La nebbia dentro, compie davvero un salto di stile. La protagonista, con trucco stilistico, parla in prima persona ( il “narratore” è il “protagonista”)facendo emergere con chiarezza, lucidità e, aggiungo, coraggio, la discesa agli inferi della psiche, soprattutto femminile. Qui si apre una galleria davvero interessante. Come si sa la nebbia che abbiamo “dentro” è il simbolo maggiore della dinamica del nostro inconscio. Chi ne avesse voglia, vada a rileggersi Nebbia di Pascoli . Troverebbe in quella “cortina” tante simmetrie con quanto “racconta” Lara. La narrazione procede per spot rapidi, concentrati, dinamizzati da domande, da frenetici dialoghi con un interlocutore è un testo “saettante” . La domanda e la ricerca si fanno sempre più frequenti. L’esplorazione incisiva è, a volte, lacerante. Si ascolta come una voce infantile-adulta che guida il discorso. Aleggia una dinamica familiare, quella che tutti conosciamo. In questa domestica Cosmogonia in “cucina” si averte come l’autrice desideri allargare a modello interpretativo le lacerazioni e i non detti, le ansietà e gli slanci in avanti. Insomma una dilatazione che sia, per il lettore, bussola di autocomprensione. Un libro utile. Parlando di queste “tre” donne, di un eros così labirintico, esplorante e ficcante, penso ad Euripide, alle Baccanti. In questa tragedia esse distruggono Dioniso: “ e le Baccanti mi fecero a brani, colpendomi con mille chiodi isterici”. Premettendo che la matrice greca di “isterico” è derivante da “utero”, mi rifugio nelle beate Rime dantesche. Non si sa mai.

*Poeta e scrittore maceratese



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