Regaliamo un vaccino a chi non può averlo
e convinciamo chi ancora non l’ha fatto

IL COMMENTO di Claudio Maria Maffei - Diverse le associazioni che stanno raccogliendo fondi per i Paesi che non possono permettersi le dosi, sostenerle sarebbe un dono che non rischierebbe di essere buttato. Ma un presente possiamo farcelo anche a noi, convincendo qualcuno. Nelle Marche sono ancora troppi gli over 50 "scoperti"
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Popolazione over 50 che non ha ricevuto nessuna dose di vaccino. Fonte: Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze (GIMBE)

di Claudio Maria Maffei*

Diverse associazioni hanno promosso iniziative per la raccolta fondi da dare ai paesi che non possono permettersi di pagare i vaccini. Certo la responsabilità più grossa ce l’hanno le aziende produttrici, la Pfizer in particolare, cui va il merito di averli scoperti e la responsabilità di averci speculato. Nel mentre aspettiamo un risveglio delle loro sensibilità fare una donazione per sostenere quelle associazioni è un modo per fare un regalo di Natale che non corre il rischio di venire buttato senza essere stato utilizzato.

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Claudio Maria Maffei

Ma un regalo già che ci siamo potremmo farlo anche a noi stessi convincendo qualcuno che non si è ancora vaccinato a farlo. In che modo riuscirci?  Sarebbe bello riuscirci con una “spinta gentile”, un termine inventato da due economisti, uno dei quali ha vinto il Nobel con i suoi studi sull’economia comportamentale. La spinta gentile è quella che convince una persona facendo finta di non farlo e lasciando sempre aperta, ma socchiusa, la porta a scelte diverse da quella che voi vorreste.

Certo è più facile a dirsi che a farsi. Un modo a disposizione di tutti è quello della conversazione: parliamo con chi nel nostro ambiente sociale, professionale o familiare ad esempio, non si vuole vaccinare e parliamoci senza toni da guerra santa. Capita di sentire persone che non inviteranno agli eventi natalizi non vaccinati o non accetteranno i loro inviti. Sono posizioni giustificate che vanno però presentate in modo da far capire che non sono motivate da un giudizio sulla persona, ma dal concreto rischio che un non vaccinato fa correre agli altri. Specie se è una persona anziana o fragile.

A proposito di persone anziane e fragili, si leggono lunghi articoli che cercano attraverso il parere di esperti di rispondere alla fatidica domanda: “ma si può dare un bacetto al nonno?”. Siccome dopo averli letti non so ancora rispondere a questa domanda mi limito a invitare tutti a usare un po’ di buon senso e a ricordare che se tutti si vaccinassero staremmo tutti più tranquilli, soprattutto quelli che ancora non lo sono.

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Un centro vaccinale della provincia

Le Marche sono una delle Regioni con una maggiore percentuale di ultracinquantenni non vaccinati: all’ultima rilevazione del Gruppo Gimbe riportata nel grafico risulta pari all’8,9%.  Ci sono ad esempio 50.000 persone circa tra i 50 e i 69 anni che non si sono ancora vaccinate. Tanti, troppi. Proviamo a dargli la famosa spinta gentile, anche se ormai molte di queste persone tengono duro probabilmente solo per puntiglio, un puntiglio che rischia di far finire nelle prossime settimane molte decine di loro in terapia intensiva e purtroppo pure qualche vaccinato che con loro entrerà in contatto.

Non dimentichiamoci che negli ospedali all’aumento dei ricoveri dei pazienti Covid (per lo più in non vaccinati) sta corrispondendo una riduzione delle attività specie chirurgiche e ambulatoriali programmate verso tutti gli altri pazienti. Quindi chi non si vaccina non solo si ammala più spesso in forma grave e contagia più spesso gli altri, ma riduce anche la possibilità per tutti gli altri di essere assistiti.

Sotto l’albero quest’anno più vaccini per gli altri e più vaccinati tra noi.  E con l’occasione tanti auguri a tutti.

*Medico e dirigente sanitario in pensione



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