Spostamento dell’Hospice a Macerata,
la rabbia di Carancini: «Una aberrazione
Ci spieghino i criteri della scelta»

MONTECASSIANO - Il trasferimento all'ospedale del capoluogo scatena l'ira del consigliere regionale: «Saltamartini inadeguato e la direttrice dell’Area vasta 3 assume decisioni non facendosi carico dei malati. È chiara la strategia di spogliare la sanità del capoluogo per spostare il baricentro in altri territori»
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Romano Carancini

 

«Il trasferimento dell’Hospice da Montecassiano al secondo piano dell’ospedale di Macerata – decisione definitivamente assunta qualche giorno fa – è l’ennesima dimostrazione di una direttrice di Area Vasta 3 che insegue i problemi piuttosto che anticiparli, che assume decisioni non facendosi carico dei malati, priva di buon senso e capacità manageriale», è l’attacco del consigliere regionale Romano Carancini dopo la notizia, anticipata da Cronache Maceratesi ieri dello spostamento di un reparto che era stato aperto meno di due anni fa. Carancini non ne ha solo per la direttrice Daniela Corsi ma anche con l’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini: «Non ci si inventa governo clinico e organizzativo da un giorno all’altro: questo può farlo solo l’assessore Saltamartini, altra figura politico-amministrativa inadeguata – che l’ha nominata (la direttrice Corsi, ndr) in una notte di mezzo inverno, ispirato dal più ferreo principio di lottizzazione e soprattutto senza una motivazione seria e plausibile per quel ruolo così impegnativo. Non tutti i medici sono buoni manager per la sanità. Il trasferimento dell’Hospice dal territorio all’interno di una struttura ospedaliera – continua Carancini – è una aberrazione, una nuova scelta incomprensibile nella gestione della sanità maceratese. Spieghi la direttrice Corsi con quale criterio decide di spostare i pazienti dell’Hospice, che vivono quotidianamente una situazione delicata e molto particolare, dentro i sollecitati e asettici ambienti ospedalieri. L’erogazione delle cure palliative nella struttura residenziale dell’Hospice garantisce ai pazienti con malattie degenerative e in fase terminale un complesso integrato di servizi, prestazioni e assistenza, sia dal punto di vista medico che dal punto di vista sociale e spirituale.

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L’inaugurazione dell’Hospice con l’allora governatore Luca Ceriscioli, il sindaco Leonardo Catena, l’ex assessore regionale Angelo Sciapichetti e l’ex direttore di Av3 Alessandro Maccioni

È evidente che si tratta di casi prioritari, spesso complessi sotto vari punti di vista, per i quali anche il giusto contesto risulta determinante perché finalizzato a restituire, almeno in parte, il calore e le attenzioni di un ambiente familiare, la comodità di una casa, la normalità della vita quotidiana. Ci saremmo quindi aspettati una diversa capacità di gestione da parte della direzione di Area Vasta 3, ma soprattutto ci saremmo aspettati un maggiore rispetto nel cercare di garantire una condizione ambientale adeguata ai pazienti dell’Hospice i quali, invece, si troveranno stanziati dentro un ospedale e in diretto contatto con gli utenti del servizio sanitario, quindi in un contesto ben lontano dalla normalità e dalla “pace” che dovrebbe accompagnarli nel loro percorso. Ci verrà certamente detto che si tratta di una soluzione temporanea, prima che l’Hospice venga definitivamente trasferito a Corridonia, ma ciò non cambia il fatto che, in un anno di guida della sanità, il governo regionale delle destre non è stato in grado di trovare una soluzione più adeguata e attenta. Ancora una volta, nostro malgrado, siamo costretti a constatare una totale mancanza di controllo, sia in termini di tutela delle categorie più fragili, sia in termini di visione per un progetto che sia vicino alle persone senza però sacrificare la qualità dei servizi, anzi cercando piuttosto di raggiungere livelli sempre migliori». E ancora, Carancini continua nell’attacco: «è chiara la strategia del duo Saltamartini-Corsi: spogliare la sanità del capoluogo per spostare il baricentro in altri territori» e fa degli esempi: «Il ridimensionamento dell’ospedale di primo livello di Macerata a favore del rafforzamento di Civitanova. L’altra faccia dello smantellamento di Macerata? Abbiamo lasciato – consapevolmente – andar via, direzione Pesaro, Francesco Logullo un professionista di altissimo valore che aveva fatto dell’Ospedale di Macerata, dell’Unità Operativa Complessa di Neurologia, un punto di riferimento nazionale. Con il silenzio assordante della politica maceratese, voglio congratularmi con la direttrice dell’Area Vasta 3 Daniela Corsi. La missione si sta attuando».

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