La vie en rose di Peppe Cotto:
da un anno in Normandia
tra vincisgrassi, musica e arte

IL MACELLAIO di Loro Piceno, celebre per le sue imprese culinarie e non, da settembre 2020 vive e lavora in Francia, nel Bistrot du Hauvre di Christelle de Almeida. «Nella "fuga dei cervelli" non ci sono solo ingegneri, chimici, o dottori, ma anche artigiani come me che hanno costruito un futuro su un piccolo borgo». E ancora: «Cucino e canto tra i tavoli, come un italiano di una volta. La canzone più conosciuta è Bella Ciao»
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Giuseppe “Peppe Cotto” Dell’Orso e Christelle de Almeida

 

di Leonardo Giorgi

Dopo la Gioconda, la Francia si tiene stretta un’altra “opera d’arte” italiana: Peppe Cotto ha portato i suoi talenti in Normandia. L’artista macellaio di Loro Piceno, conosciuto nel territorio per la qualità della sua carne, per l’invenzione della ricetta dello “Scudo Piceno” e per le tante imprese compiute negli ultimi anni (come le biciclettate fino a Parigi e Berlino per promuovere il territorio ferito dal sisma o l’esser salito sul palco di Vinicio Capossela per suonare una tromba fatta di cotiche), da settembre 2020 vive e lavora nel bellissimo borgo di Pont Audemer. La sua nuova casa è il Bistrot du Hauvre di Christelle de Almeida. Un ristorantino che, anche grazie alle abilità culinarie e agli slanci artistici di Peppe (all’anagrafe Giuseppe Dell’Orso, anche se probabilmente ormai se l’è dimenticato anche lui), è diventato tappa fissa per chiunque passi da quelle parti.

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«Nella “fuga dei cervelli” – ci racconta Peppe – non ci sono solo ingegneri, chimici, o dottori, ma anche artigiani come me che hanno costruito un futuro su un piccolo borgo. D’altronde il cervello, quello di bovino, si vendeva tanto in macelleria perché era molto richiesto per la farcia dei cappelletti maceratesi».
Ma il cervello e le mani di Peppe come ci sono finiti in Normandia? «A fine settembre dell’anno scorso sono partito per Point Audemer per restare 15 giorni al Bistrot du Havre di Christelle de Almeida. Con l’insorgere della seconda ondata del Covid in Italia ho deciso di restare qualche settimana in più. Poi il Covid è tornato prepotente anche qui e il Bistrot ha chiuso. Allora ho deciso di aiutare la proprietaria Christelle per la vendita emporter (d’asporto)». E a quel punto Peppe ha giocato a carte scoperte, portando sui piatti delle maisons francesi il meglio della cucina maceratese e marchigiana. «Così ho inserito sul menu i vincisgrassi, che però qui chiamiamo “lasagna” perché è una parola più conosciuta, oltre allo Scudo Piceno, il ciavuscolo e il vino cotto». La collaborazione con la titolare del ristorante è stata fin da subito tres jolie. «Christelle è nella ristorazione da 30 anni ed è una super professionista, avendo fatto tanta scuola. Ci conosciamo dal 2012, ma ci siamo incontrati il 30 agosto 2019 per fare una serata con lo Scudo Piceno. La nostra pasta delle lasagne è fatta a mano, con il sugo di una volta e tutto il mio sapere sulle carni». Si muove tra musica e fornelli la vie en rose di Peppe Cotto: «Cucino, porto a tavola e canto tra i tavoli…come un italiano di una volta. La canzone più cantata è Bella Ciao (dopo l’inno francese è la più conosciuta in Francia), poi Un uomo in Frack di Modugno e La Tartaruga di Bruno Lauzi». L’artista delle carni non è rimasto inosservato. «Sono stato intervistato da France Bleu Normandia per le mie lasagne. Non ricordo quante porzioni abbiamo fatto, ma dal lockdown ad oggi più di 2000 porzioni, perché ora sono anche sul menu del Bistrot. Tutte le cose che so fare le ho “immagazzinate” nel mio vivere in bottega a Loro Piceno». Nonostante la vita francese, Peppe è rimasto sempre lo stesso. Oltre alla passione per la carne e per la commistione tra tradizioni culinarie, innovazioni e arte, va tutti i giorni in bicicletta e si tiene in contatto con la sua terra «leggendo tutti i giorni Cronache Maceratesi». Il bistrot di Christelle è anche un posto molto attento all’arte in generale. Proprio in questo periodo è in corso una mostra sulle sculture del piemontese Fabio Viale. Lo stesso bistrot quest’estate è diventato protagonista di un bellissimo dipinto. Ma il bello, racconta soddisfatto Peppe, è che «con Christelle abbiamo unito Francia e Italia a tavola». C’è poco da fare. E va bene amici francesi, tenetevi pure Peppe Cotto. Ma trattatecelo bene. Merci beaucoup.

 

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