Studio sull’adenite equina:
Unicam unico ateneo italiano
nel team di ricercatori

CAMERINO - La professoressa Silvia Preziuso, docente della scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria, ha partecipato al progetto assieme a studiosi di 18 diversi paesi

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La professoressa Unicam Silvia Preziuso

 

La ricerca Unicam continua a dare i suoi frutti e a confermare l’eccellenza riconosciuta anche a livello internazionale dei propri ricercatori. «Nel più grande studio mai realizzato su un patogeno equino, pubblicato in questi giorni sulla prestigiosa rivista “Microbial Genomics”, ricercatori di atenei ed enti di ricerca di 18 diversi Paesi hanno utilizzato le più recenti tecniche di sequenziamento del Dna per tracciare il batterio “Streptococcus equi”, che causa la adenite equinain cavalli di tutto il mondo», si legge nel comunicato dell’Università di Camerino. Nel team anche la professoressa Silvia Preziuso, docente della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria dell’Ateneo camerte, unico in Italia che ha collaborato al progetto. La nota spiega che «L’adenite equina, causata da “Streptococcus equi”, è la malattia infettiva dei cavalli più frequentemente diagnosticata nel Regno Unito, in cui si stima si verifichino circa 600 focolai ogni anno. “Streptococcus equi” invade i linfonodi della testa e del collo, provocandone il rigonfiamento e la formazione di ascessi che in circa il 2% dei casi possono portare il cavallo fino alla morte. Alcuni dei cavalli che superano la malattia rimangono persistentemente infetti e trasmettono l’infezione ad altri cavalli con i quali vengono a contatto». «Utilizzando test diagnostici standard, i ceppi di “Streptococcus equi” sembrano quasi tutti identici. Esaminando tuttavia con attenzione il loro Dna, siamo stati in grado di tracciarne le diverse varianti diffuse in tutto il mondo», hanno affermato i ricercatori. «Mettendo insieme tutti i dati, abbiamo dimostrato che i casi registrati in Argentina, Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti erano strettamente collegati e siamo riusciti così a provare che il commercio ed il movimento dei cavalli in tutto il mondo, ad esempio per gare ed eventi, sta incrementando la diffusione della malattia. Grazie all’ottimo lavoro di squadra ed alla collaborazione tra ricercatori di ventinove diversi enti di ricerca in diciotto paesi del mondo, potremo fornire nuove opportunità per interventi che prevengano future epidemie» ha affermato il coordinatore del progetto Andrew Waller (Intervacc AC). «Poter partecipare allo studio genetico di un così grande numero di ceppi isolati in varie parti del mondo e collaborare con un team di ricercatori di alto livello afferenti a varie istituzioni ha permesso di ottenere dati scientifici estremamente interessanti – ha sottolineato la professoressa Preziuso – e di creare un valido network che si occuperà di sensibilizzare gli stakeholders verso questa problematica e di trovare le soluzioni migliori per contrastare la diffusione delle diverse “varianti” di questo importante patogeno dei cavalli. Riteniamo che l’impatto di questa malattia nel comparto equino in Italia sia sottostimato. Questo studio riporta l’attenzione sulla necessità di monitorare la diffusione di “Streptococcus equi” nel nostro paese e di individuare gli strumenti diagnostici e di prevenzione più idonei per proteggere i cavalli ed arrestare il viaggio di questo “patogeno giramondo”». L’articolo è disponibile al link: https://doi.org/10.1099/mgen.0.000528


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