«L’amianto, la discarica, la cava
e ora anche la fabbrica di pvc
Sindaco: stai dalla nostra parte» (FOTO)

MONTECASSIANO - Gli abitanti di Valle Cascia chiedono rassicurazioni sul cantiere a due passi dalle case della frazione: «Il piano regolatore del 1981 lo consente ma da 40 anni a questa parte la sensibilità è un po’ cambiata rispetto ad avere una produzione di plastica in un centro abitato». Il timore è che l'operazione finisca con l'allargarsi all'ex fornace Smorlesi, lì accanto: «Nessuno ci ha detto "non è vero". E' un'area gigantesca, all'asta e con il prezzo ogni volta ribassato. Prima o poi qualcuno ci mette le mani»
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di Federica Nardi (foto di Fabio Falcioni)

«C’è o meno l’opportunità di costruire una fabbrica di plastica all’interno di un centro abitato? Vicino a un insediamento di amianto a cielo aperto? C’è una cava qua dietro riempita non si sa con che tanto che hanno chiamato l’Arpam più volte per fare i controlli perché si vedevano camion che venivano di notte e ogni tanto si sente una puzza che nessuno ha capito da dove viene. È come se Valle Cascia fosse una specie di discarica, non si capisce il motivo. Molti pozzi dei privati sono risultati inquinati. Tutto in questi mesi». A parlare è Giuditta Chiaraluce, una delle anime del comitato spontaneo che a Valle Cascia chiede all’amministrazione una mano per fermare la fabbrica di Pvc in costruzione vicino alle case. Un cantiere che si aggiunge, come ha spiegato Chiaraluce, a una situazione ambientale già in parte a rischio per l’ex Fornace Smorlesi (con l’ultimo crollo a maggio), la situazione della cava poco distante e ora anche lavori, sbancamenti e le preoccupazioni per il futuro.

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Alcuni abitanti di Valle Cascia che chiedono di fermare la nuova fabbrica. Alle loro spalle, la fornace ex Smorlesi

 

Come quelle di Antonella Paolucci, che voleva godersi la pensione insieme al marito, in una villetta con un giardino curatissimo, aperto su un campo verde nella frazione di Valle Cascia a Montecassiano. O perlomeno era quello che pensava, perché in realtà quel campo era – dal 1981 – a destinazione industriale e ora è l’incubo di un paese intero che si è visto piazzare le transenne arancioni e i cartelli di cantiere, che costeggiano le abitazioni private.

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Antonella Paolucci

«Stiamo cercando di risolvere, per quello che possiamo, con queste persone – spiega Paolucci, riferendosi ai lavoratori in cantiere -. Sapevamo che il terreno era stato venduto e basta. Poi un bel giorno sono arrivati. Noi siamo qui, ce l’abbiamo di fronte». È preoccupata? «Penso che sia l’aria che respiriamo tutti. Tutti siamo preoccupati per la salute. Inoltre abbiamo combattuto per le piante e ancora dovremo combattere. Vorrebbero abbatterne alcune, secondo loro. Ma noi ci siamo opposti con l’avvocato. Tutto qui. Sono piante protette: un sorbo e un acero campestre».

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Giovanni Biondini

Paolucci lotta anche per gli alberi ma non è l’unica a non accettare che lì a due passi dalle case e da un incrocio che molti descrivono come molto pericoloso, sorga una fabbrica. Due settimane c’è stato un incontro tra 15 cittadini, il sindaco Leonardo Catena, alcuni dirigente comunali e la ditta 2 Star srl che sta realizzando la fabbrica (leggi l’articolo). Lì il sindaco ha spiegato che di «non avere voce in capitolo» ma che «non è un’attività rischiosa per l’ambiente e inquinante». Ma la preoccupazione della popolazione non è placata, anzi. Giovanni Biondini, 55 anni, è uno degli abitanti di Valle Cascia che si affaccia per dire la sua: «Non mi sento tutelato dall’amministrazione. Non possono non vedere che la nuova fabbrica è vicino ai centri abitati, con le case a dieci metri. Io ho casa a 200 metri. Uno spiffero di vento e questi gas inquinanti mi arrivano a casa. Ho i figli piccoli e mi dispiace. Nell’incontro con il sindaco non c’ero, ero fuori, però non è variato niente. Siamo al punto di partenza».

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Le case dietro l’area di cantiere

L’importante, per i cittadini, è che non si scambi la loro insistenza per volontà partitica contro l’amministrazione. Patrizia Cori lo ripete più volte: «Non è una cosa personale. È una cosa che riguarda tutta la popolazione, anche se ad esporsi pubblicamente sono sempre gli stessi, perché magari sono più liberi da impegni. Il sindaco sarebbe dovuto venire a parlare con la popolazione di Valle Cascia e dire almeno “mi dispiace”. E che stava dalla nostra parte, anche se non poteva fare niente come dice lui».

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L’ex fornace Smorlesi

A complicare il sentimento locale il fatto che il terreno dove sorgerà la fabbrica è dello stesso proprietario della Fornace che ha segnato la storia della frazione: Smorlesi. L’ex fornace è separata dal nuovo cantiere solo dalla strada e ancora attende la bonifica dall’amianto.

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Giuditta Chiaraluce

Chiaraluce si fa portavoce di alcune richieste, tra cui al sindaco Catena di «fare la differenza, anche se è una questione tecnica. Quello che noi abbiamo lamentato è la mancanza assoluta di comunicazione da parte dl sindaco e il fatto che lui non voglia farsi punto di riferimento di questa comunità. A maggio, dopo il crollo all’ex fornace, ci siamo lasciati dicendoci che ci avrebbe riconvocato durante l’estate. L’incontro non c’è mai stato. Ci siamo rivisti con lui ad ottobre in sala consiliare per parlare del nuovo cantiere – prosegue Chiaraluce, che è stata presente all’incontro in questione -. Chiediamo che il sindaco, quando decide di fare una cosa così grossa in un posto così piccolo, indica un’assemblea e parli con la popolazione. Montecassiano è uno dei pochi Comuni ad avere la mappatura delle zone insalubri. Come mai anziché utilizzare una di quelle zone già individuate, è stata venduta un’area di Smorlesi, lo stesso che ci ha lasciato questa roba qui?», dice indicando l’ex Fornace. Altra questione: «Leggendo i vari commi che hanno utilizzato per far sì di poter fare lì l’insediamento, la preoccupazione è che ci sia un progetto di lottizzazione complessivo della zona. E nessuno fino a ora ci ha detto “non è vero” – specifica Chiaraluce -. Per il sindaco questo non è un problema, ogni volta che gli chiediamo di assumersi la responsabilità di questo posto dice che è colpa di quelli prima di lui. L’ex fornace è su un’area gigantesca, a destinazione industriale e all’asta. Ogni volta che l’asta viene evasa e va deserta il prezzo si abbassa del 20/30%. Quindi prima o poi qualcuno ci mette le mani. Chiediamo che subito il sindaco faccia qualcosa per riconvertire il terreno».

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Giorgiomario Cornelio e Valentina Compagnucci

Ad animare il gruppo di cittadini attivi anche alcuni 23enni che qui a Valle Cascia organizzano i Fumi della Fornace, festa della poesia in vita da due anni. Tra di loro Giorgiomaria Cornelio e il suo compagno (neo residente della frazione) Lucamatteo Rossi. Entrambi vivono a Dublino e fanno la spola con Valle Cascia. Il festival che hanno contribuito a realizzare nasce dalla vox populi per cui «i Fumi della Fornace avessero fatto male ai ragazzi facendoli divenire omosessuali, prostitute e corrotti, dai facili costumi – spiega Cornelio -. Abbiamo trasformato questa leggenda nel preludio alla festa della poesia, che permetteva di riscrivere tutta Valle Cascia. La periferia della periferia non era un posto abbandonato ma un posto da cui poteva ripartire un progetto di immaginazione poetica del mondo. Abbiamo coinvolto più di 200 persone al giorno, ospiti da tutta Italia che dovevano produrre non più mattoni fisici ma mattoni poetici con cui edificare una visione di mondo. Non è il luogo piccolo che fa l’evento piccolo».

Per Cornelio «è un peccato che un sindaco non abbia la visione, non tanto su un piano tecnico, ma etico. Così si ricostruisce il mondo: tentando operazioni immaginative ed essendo fortemente etici. Perché uno altrimenti può essere anche nel giusto ma se il giusto significa essere piegati allo stato delle cose, allora c’è bisogno di essere profondamente ingiusti. Quantomeno da giovani».

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Al centro Lucamatteo Rossi

Rossi ribadisce: «Il sindaco ha detto che è tutto apposto. Ma noi non mettiamo in dubbio la legalità della questione ma il fatto etico. Perché, nonostante il piano regolatore preveda lì la costruzione di fabbriche dal 1981, penso che da 40 anni a questa parte la sensibilità sia un po’ cambiata rispetto ad avere una produzione di plastica in un centro abitato». Cosa immaginano questi ragazzi al posto delle fabbriche o della ex Fornace a Valle Cascia? A rispondere è Valentina Compagnucci, 23enne anche lei e codirettrice artistica del festival. «Immaginiamo, un giorno, di poter andare nella fornace e creare lì un centro culturale aperto circondato da uno spazio verde. Un qualcosa che resti alla comunità».

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Il confine tra il cantiere della fabbrica e il giardino di una casa di Valle Cascia

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Alcuni degli sbancamenti del nuovo cantiere

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Fabbrica in costruzione sul terreno ex Smorlesi, residenti di Valle Cascia dal sindaco

 

 

 



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