Guzzini a politica e imprese:
«Al Made in Italy serve fare sistema
Il lavoro dà benessere, non i sussidi»

ECONOMIA - Il presidente di Confindustria traccia la direzione in tempi incerti a causa della pandemia: «Non chiedo un mercato protetto ma di favorire lo sviluppo delle aziende italiane. Si rendono necessari investimenti importanti sul fronte della digitalizzazione»
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Gianni Niccolo e Domenico Guzzini

 

di Luca Patrassi

«Noi italiani siamo esageratamente esterofili, spesso non riusciamo a fare sistema, neanche quando dovremmo, nei momenti di difficoltà come questo. Ci vorrebbe un virus positivo che diffonda una nuova idea di fare sistema per salvaguardare le nostre aziende e il lavoro». Il presidente di Confindustria Macerata Domenico Guzzini torna in campo per sottolineare con forza un concetto che non è il frutto di un desiderio di protezionismo, ma evidenzia un dato legato all’esperienza maturata anche in questi ultimi mesi sui mercati esteri.

«Se attraversiamo le Alpi, parlo di Francia e di Germania, i nostri maggiori concorrenti che già sono molto propensi al nazionalismo, vediamo che c’è un sistema che favorisce la loro rete di aziende, la grande distribuzione sceglie le imprese nazionali. In Italia questo non solo non accade, ti trovi anche con un governo che fa leggi per incentivare i consumi di prodotti del Far East, penso ai monopattini e alle bici elettriche. Non chiedo un mercato protetto, chiedo solo che i politici considerino il fatto che devono favorire lo sviluppo delle imprese italiane, ci sono interi comparti in grande difficoltà. E’ urgente dare sviluppo a un sistema di filiera tutto italiano, dalla materia prima al prodotto che arriva in mano al consumatore finale considerando anche la logistica. Un prodotto di sistema italiano certificato che superi le opacità di un Made Italy che non è sempre tutto autentico. Dobbiamo fare attenzione a dare sicurezza al consumatore, la sicurezza di sapere che ha preso dallo scaffale un prodotto autenticamente italiano che magari costerà qualcosa di più degli altri perché ha maggiori qualità e garanzie, ma con la certezza che il suo acquisto va a sostenere le aziende italiane e il lavoro di tante persone. Ora invece accade che la grande distribuzione stia favorendo le aziende asiatiche e le multinazionali americane».

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Domenico Guzzini

Rileva il presidente Guzzini: «Come azienda andremo a chiudere un anno difficile ma sui livelli di fatturato dello scorso anno raggiunti con una riduzione dei margini, una decisione presa per garantire a tutti il lavoro in un momento difficile, per dare sostegno alle famiglie. Abbiamo lavorato molto sul versante della sostenibilità ed abbiamo definito un accordo con la Coop che ci sta dando grande soddisfazione. Prodotti sostenibili, non le fake news che appaiono sulle confezioni di alcuni prodotti che si presentano con i bollini di alcune associazioni ma nulla hanno a che vedere con l’economia circolare».

Una scelta aziendale in un contesto difficile, il messaggio però deve valere per tutti: «Se il sistema Italia farà rete non ce ne sarà per nessuno, in particolare in alcuni settori come quello dell’enogastronomia nel quale siamo imbattibili nel mondo. I politici però devono muoversi e sostenere in maniera corretta ed intelligente le imprese. Il benessere nasce dal lavoro, non dai sussidi. Produttori, distributori, consumatori finali: l’invito è per tutti, dobbiamo aiutarci e fare rete per sostenere l’intera filiera. I dati non sono confortanti, una seconda ondata di Covid 19 ci preoccupa molto. La battaglia non è finita, dovremo affrontare nuove situazioni di instabilità e dobbiamo essere uniti, è un appello che rivolgo anche ai sindaci e ad associazioni come Cna e Cgia».

«Siamo tutti europeisti convinti – sottolinea Guzzini – ma dobbiamo anche confrontarci con i nostri conti. Non siamo protezionisti e razzisti, teniamo alle imprese e al futuro, facciamo le stesse valutazioni che si fanno in una normalissima famiglia quando si prendono decisioni. Poi si rendono necessari investimenti importanti sul fronte della digitalizzazione. Abbiamo belle aziende, ma vanno collegate, messe in rete e per farlo ci vogliono le tecnologie». Un pensiero anche al nuovo corso della Regione Marche: «Mi auguro – è il messaggio finale di Guzzini – che ci possa essere un’apertura nel senso appena detto, altrimenti scivoliamo tutti verso il Meridione. Può apparire un appello banale, ma è di buon senso».



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