Mascherina nera al seggio,
non fanno votare avvocatessa:
«Costretta a cambiarla»
PORTO RECANATI - Il legale Sara Bazzani è stata stoppata perché «dicevano il colore della mascherina si poteva identificare con un partito»
Respinta al seggio perché indossa una mascherina nera, è successo a Sara Bazzani, un’avvocatessa originaria di Ancona che ieri era andata a votare a Porto Recanati, dove ha la residenza. È stata la stessa avvocatessa a spiegare che il motivo è che la mascherina, con quel colore nero «identificava un partito». Ma secondo il legale la scelta del colore non era legata ad una preferenza politica ma che si trattava di una mascherina nera che aveva indossato per abbinarla alla maglietta che indossava, «ne ho di tanti colori – dice Sabina Bazzani a Cronache Maceratesi -, ma sinceramente non avevo assolutamente pensato che qualcuno potesse dire, come è stato fatto al seggio, davanti a tutti, di fare propaganda per un partito politico. La cosa che mi ha dato fastidio è non avere la libertà di andare in giro vestita come mi pare». Il legale, che alla fine per votare ha dovuto indossare una mascherina di un altro colore, ha deciso di andare in fondo alla cosa e si è rivolta all’ufficio elettorale in Comune. «Mi hanno spiegato che c’è una circolare della prefettura di Macerata che vieta il voto usando mascherine rosse o nere o con la bandiera italiana».
(Gian. Gin.)
«Voglio votare senza mascherina» Al seggio arrivano i carabinieri: li aggredisce, denunciato

il covid deve aver lesionato le poche cellule cerebrali rimaste. Il “nero” ricordava le camice nere? Oppure, gli Africani che non sono “neri”, ma sono “negri” (secondo i Garzanti) e di colore marrone, o bruno, o nocciola, o addirittura nerissimi con riflessi azzurri, e in tutte le sfumature?
Questa della mascherina nera è una storia bellissima! Se la motivazione addotta dal presidente del seggio è stata che “il nero richiama un partito politico”, avrebbe dovuto specificare quale, partito politico. E, in effetti, quale fra i partiti politici che correvano alle Regionali ha il nero nei propri emblemi? Sto scorrendo proprio ora il manifesto con elenco liste e candidati della circoscrizione provinciale di Macerata, e non vedo alcun simbolo di partito nero. Se invece la motivazione era quella della circolare della Prefettura, ad essa avrebbe dovuto rinviare il Presidente, indicandone i contenuti all’elettrice. Ho ravanato un poco nel sito della Prefettura per vedere se una tale circolare esistesse e, se sì, poterla leggere. Forse non sono stato buono io a trovarla, o forse è una circolare interna, non destinata alla pubblica diffusione. Una circolare in cui sarebbe scritto addirittura che uno non poteva presentarsi al seggio con la mascherina tricolore, intendendo per tricolore quello nostro, immagino, perché se invece uno si fosse presentato col tricolore bianco/rosso/blu francese o olandese o, che so, verde/rosso/oro del Camerun, allora tutto bene. Certo, quando io ho fatto il presidente di seggio, c’avrei pensato su bene, ma bene parecchio, prima d’impedire il voto a qualcuno, a meno che tal qualcuno non si fosse presentato al seggio in condizioni estreme, tipo, che so, nudo, o che magari avesse dato violentemente in escandescenze. Farebbe cosa buona un qualcuno che indicasse dove si potrebbe leggere il contenuto di questa pretesa “circolare”, o che comunque desse chiarimenti esaurienti su questa faccenda.
Se la circolare esiste, allora occorrerebbe vagliarne l’esatto contenuto e l’eventuale illegittimità.
Se invece non esiste, la Collega ha subito, quantomeno, violenza privata (art. 610 c.p.) salvo ulteriori e diversi reati connessi alla qualità di pubblico ufficiale rivestita dal presidente del seggio ove sono avvenuti i fatti.
In ogni caso i reati sopra indicati sono procedibili d’ufficio, quindi l’Ufficio Elettorale presso la Corte di Appello – cui la vicenda dovrebbe essere stata segnalata dagli Uffici sovraordinati agli Uffici di sezione e che, in ogni caso, ne ha potuto apprendere dalla stampa – dovrebbe procedere di conseguenza.
In ogni caso è FOLLIA, anche se esiste una circolare.
Quando si comincia a sostenere il magnifico concetto ” la regola si rispetta punto”, poi poco importa se la regola sia reale o immaginaria, vera o falsa, giusta o ingiusta perché la regola si rispetta punto… contro il punto non c’è difesa, il punto è la fine del pensiero, la criminalizzazione della razionalità… noi zombi non abbiamo più il diritto di pensare, mica siamo scienziati, mica siamo le istituzioni…
Bravo Franco