Studio Cna sul post lockdown:
«Il 64% delle imprese maceratesi
ha ripreso a regime ridotto»

I DATI - Il 28,1% è già tornato a regimi simili a quelli precedenti il blocco, mentre il 7,5% valuta la chiusura. Il direttore provinciale Ramadori: «Non siamo ancora usciti del tutto dall’emergenza ed eventuali nuovi provvedimenti di chiusura avrebbero effetti pesantissimi sul sistema produttivo provinciale»
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Luciano Ramadori

 

«Non siamo ancora usciti del tutto dall’emergenza ed eventuali nuovi provvedimenti di chiusura avrebbero effetti pesantissimi sul sistema produttivo provinciale. Nonostante lo sforzo degli imprenditori per tentare di recuperare lo stop produttivo, anche sacrificando parte delle ferie, le imprese maceratesi sono ancora alle prese con la ripartenza della attività dopo il lungo lockdown e la ripresa dei contagi da Covid preoccupa». Così il direttore di Cna Macerata Luciano Ramadori commenta i dati Unioncamere-Anpal, elaborati dal Centro Studi Cna Marche, dell’impatto della pandemia sulle imprese. «Per rilanciare il sistema produttivo – aggiunge Ramadori – è necessario frenare la curva dei contagi con la prevenzione e con provvedimenti mirati e limitati ai focolai e alle situazioni a rischio. Per favorire il ritorno ai livelli produttivi pre-Covid occorre garantire più credito alle imprese e incentivarne la digitalizzazione per poter affrontare meglio eventuali nuovi provvedimenti restrittivi». D’altro canto, secondo l’analisi Unioncamere, è proprio dal digitale che emerge la miglior nota positiva del rapporto. Questi i risultati dell’indagine di Cna sulla ripartenza.

I DATI – Il campione analizzato conta quasi 9mila imprese del territorio provinciale. Di queste, rileva il Centro Studi, il 64,4% ha ripreso l’attività a regime ridotto, mentre il 28,1% è già tornato a regimi simili a quelli precedenti il lockdown. Più di sette imprese su cento, invece, faticano a ripartire e valutano la chiusura delle attività (7,5%). Una percentuale che nel manifatturiero è del 2,3% ma che nei servizi sale al 10,6%; tutte sono micro e piccole imprese con meno di 50 addetti. A Macerata, però, la percentuale di imprese in seria difficoltà è molto più bassa rispetto alla media regionale, che supera l’8% e, soprattutto, della media nazionale, dove una impresa su 10 sta valutando se chiudere o meno. Complice il super bonus per le ristrutturazioni e forse una ricostruzione post-sisma che finalmente sembra essere partita, il settore che in provincia ha ingranato meglio e prima degli altri è quello delle costruzioni, con il 45% delle imprese che ha già ripreso il ritmo pre-covid. Per una ripartenza vera e completa, delle 7.850 imprese maceratesi che hanno subito una riduzione di attività, metà prevede di tornare ai livelli precedenti l’emergenza già entro la fine del 2020 (51%), l’altra metà spera di farcela entro i primi 6 mesi del 2021 (49%). Di diverso avviso le imprese del settore turistico, che per un abbondante 65% contano di tornare a pieno regime non prima del mese di giugno del prossimo anno. Sul versante occupazionale, l’emergenza sanitaria avrà ripercussioni per il 16,9% delle imprese che già prevedono una diminuzione degli addetti nei prossimi mesi (19% la media nazionale e oltre il 21% quella nazionale). Confortante il restante 82% che prevede un andamento stazionario e quell’1,1% che, in contro tendenza, conta addirittura di aumentare il numero dei suoi addetti. Per le imprese con andamento occupazionale stazionario o in aumento, poter far ricorso ad ammortizzatori sociali (55,2%) ed a strumenti di lavoro agile (12,5%), sono stati i fattori decisivi che hanno consentito di fronteggiare la crisi. Tre imprese maceratesi su quattro (74,2%) si sono rivolte al sistema bancario per un prestito. Il 43,7% utilizzando le forme di credito previste dal Decreto Liquidità e il 30,5% utilizzando altre forme di finanziamento. Il 70,1% delle aziende che si sono rivolte al Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese, ha richiesto prestiti fino a 25 mila euro. Entro la fine dell’anno, più di una impresa maceratese su tre (37,7%) prevede un maggior utilizzo delle linee di credito bancarie già disponibili e solo il 5,1% pensa ai finanziamenti regionali tra gli aiuti possibili. La chiusura forzata delle attività ha accelerato la trasformazione digitale delle imprese: una impresa su 4 tra marzo e giugno ha adottato piani di investimento per la trasformazione digitale aziendale. Il 43% è ancora in fase di trasformazione digitale, mentre il 34,7% non ha adottato alcun piano di digitalizzazione. «Durante la fase di lockdown – commenta Il direttore Cna – abbiamo capito l’importanza della digitalizzazione delle imprese e dei territori. Ne va favorita l’ulteriore diffusione attraverso aiuti pubblici mirati da destinare soprattutto alle piccole imprese».

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