Ultimo saluto a Terenzio Marziali:
«Chi ha sbagliato sarà giudicato,
ma no a sentimenti di vendetta»

CIVITANOVA - Il 63enne ha perso la vita lo scorso 22 agosto. Il parroco Mario Colabianchi ha celebrato la funzione e rivolto un appello a smorzare il rancore verso il 37enne che ha travolto con l'auto lo scooter su cui era il dipendente del Cosmari
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Il feretro di Terenzio Marziali

 

di Laura Boccanera

«Non è facile dare una spiegazione a quanto accaduto a Terenzio. È facile accusare chi ha causato la morte del nostro fratello. Si può sbagliare e chi ha sbagliato sarà giudicato per l’errore fatto. Ma un conto è dire questo, un altro annunciare vendetta. Non sono l’odio o la vendetta a risolvere e le cose, ma il rispetto delle regole. Non è invocando un clima di odio e sparando a zero che troveremo la pace. L’odio trascina con sé il male. So che è difficile chiedere di dismettere le armi e perdonare. Non sto giustificando nessuno, ma ci farebbe bene. Questo significa cambiare il proprio cuore».

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Terenzio Marziali

Sono le parole di don Mario Colabianchi pronunciate al funerale di Terenzio Marziali, il 63enne dipendente del Cosmari (viveva a Sant’Elpidio a Mare). L’uomo nelle prime ore del 22 agosto è stato travolto e ucciso a Sant’Elpidio a Mare mentre era in scooter da un 37enne che era al volante con una patente non valida e aveva assunto droga (si tratta di un brasiliano, ora agli arresti domiciliari). Una vicenda drammatica che ha scosso la comunità civitanovese dove Terenzio, conosciuto anche come Enzo, lavorava. E oggi pomeriggio nella chiesa del Cristo Re c’erano il direttore del Cosmari Giuseppe Giampaoli, i colleghi del consorzio e anche coloro con cui nel suo ruolo aveva lavorato occupandosi di igiene e decoro urbano: l’ex direttore dei teatri di Civitanova Alfredo Di Lupidio e il coordinatore della protezione civile Aurelio Del Medico. In prima fila davanti al feretro c’è il figlio Massimiliano, con la testa fra le mani. La vicenda umana di Terenzio viene rievocata nelle letture che don Mario sceglie per il funerale: si parla dell’amore per il proprio lavoro, una dedizione al sacrificio che diventa dedizione al bene comune. Ma il parroco ha anche rivolto un appello a smorzare le parole di odio e rancore che su questa vicenda si sono dette e scritte. Coraggioso a chiedersi, quanto doloroso. «Non giustifico nessuno – aggiunge il parroco -, la giustizia farà il suo corso e chi ha sbagliato pagherà, ma l’odio non fa bene a nessuno, neanche a chi lo prova, oggi più che mai abbiamo bisogno di meno clamore e meno giudizi e più persone disposte a fare del bene, questo lascia in eredità Terenzio e questo è vivere da uomini».

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