I genitori difendono il Convitto:
«Grazie per gli impegni presi
Ora seguano atti concreti»

LETTERA aperta sulla storia e sul futuro dell'istituto di Macerata: «Sistemiamo subito la faccenda delle utenze e ridotiamo la scuola della mensa»
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La storica sede del Convitto di Macerata

Il comitato dei genitori del Convitto di Macerata scrive una lettera aperta. Lo fa dopo le spiegazioni ricevute durante l’ultimo Consiglio comunale da parte dell’assessora Paola Casoni sul destino dell’edificio storico che dovrà essere sistemato in seguito ai danni del sisma. Nella lettera si ricorda il senso della parola Convitto, la storia dell’istituto, con l’augurio che Comune e Provincia si incontrino quanto prima per sciogliere i nodi delle utenze e degli spazi. «Vorremmo però una data certa di questo incontro, vorremmo sapere che a settembre i nostri ragazzi torneranno a scuola (e speriamo davvero in classe), tranquilli e che si possano accogliere i nuovi iscritti con la certezza degli spazi e la garanzia di assoluta continuità della scuola. Dunque sistemiamo subito la faccenda delle utenze e ridotiamo la scuola della mensa che è costituiva della nostra comunità perché noi siamo appunto “con vitto”». La lettera dei genitori:

«Convitto, sentite quanto è piena, bella questa parola. Dai: proviamo a scandirla tutti insieme! S’approssimano i settecento anni dalla morte di Dante Alighieri – speriamo che da qui a un anno il virus ci lasci il modo per celebrarli come meglio si conviene – e proprio nei primi mesi di esilio il grande fiorentino compose un’opera che s’intitola Convivio. Quel titolo l’Alighieri lo scelse per significare che stava imbandendo un banchetto di sapienza destinato a coloro i quali pur avendo in animo lo studio non l’avevano potuto condurre per impedimenti di lavoro, di famiglia, di censo.

L’Alighieri scelse di scrivere in volgare perché fosse intellegibile ai più. C’è una bellissima frase di Jean Anthelme Birillat Savarin nella sua “Physiologie du gout” che suona così: “Convitare qualcuno è prendersi cura della sua felicità per tutto il tempo che rimane sotto il nostro tetto”. Convitare è cosa assai diversa dal semplice invito; è partecipazione, è ri-conoscenza, è condivisione.

Tutto questo è il Convitto. Possiamo darne una lettura minima con vitto, dunque con il cibo o una ampia: cum vivere, vivere insieme. Entrambe ci portano però a una medesima conclusione: convitto significa generazione di una comunità. E’ forse questo che un po’ “spaventa”. Noi genitori siamo persuasi che ci sia la percezione di una sorta di diversità della scuola dove vanno i nostri ragazzi. E la diversità se non la incontri, se non la spieghi spaventa sempre un po’ e genera pregiudizio. Dunque se non si capisce appieno il valore della nostra scuola, ma anche perché le siamo così affezionati, perché gli educatori, i professori, il personale tutto partecipa del Convitto piuttosto che lavorare al Convitto, perché i nostri ragazzi pensano alle Convittiadi – che non hanno potuto fare quest’anno – come a un’occasione di fraternità, vivono il teatro, l’orchestra, il clil come costruzione della loro identità e non come “obbligo” è anche colpa nostra: non ci siamo spiegati, non ci siamo fatti conoscere bene. Forse dovremmo fare – quando sarà possibile – un giorno di scuola aperta, ma non per illustrare alle famiglie cosa offre la nostra scuola, ma per raccontare alla società maceratese e per primi ai nostri amministratori e a quelle che una volta i cronisti definivano come le autorità civili, militari e religiose i valori e il valore della nostra scuola. Oggi si chiamano gli stakeholders.

Molti sono convinti che il Convitto sia un po’ estraneo e strano. Perfino alti dirigenti del ministero della pubblica istruzione hanno stabilito errando che il Convitto non è una scuola. E’ vero: il Convitto non è solo una scuola. Ma ciò che più ci dispiace è che il Convitto a un certo punto sia diventato un problema. Una sorta di eterogenesi dei fini se pensiamo che il Convitto fin dalla sua gloriosa e remota nascita è sorto per risolvere un problema. Quale? Quello che 716 anni fa si era posto Dante: offrire un banchetto di conoscenza per chi diversamente non avrebbe potuto studiare. Per questo s’è formato il Convitto nella sua casa che è quel meraviglioso scrigno d’architetture e di storia che langue, purtroppo, ferito dal terremoto e con Tito Livio però noi genitori ripetiamo “hic manebimus optime”. Non ci sarà niente e nessuno che potrà negare al Convitto il diritto alla sua casa che vogliamo presto risorga meravigliosa così come la determinò l’architetto Tombolini nel 1861.

L’interrogazione sul Convitto in video conferenza

Abbiamo registrato con soddisfazione che il Consiglio comunale di Macerata con in testa il nostro sindaco ha preso solenne impegno a restituirci la nostra casa che tale resterà ab eterno come peraltro sancito fin dal 1860 costituendo – allora saggiamente – un vincolo perpetuo sul magnifico convento domenicano. Peraltro – è bene che Macerata lo rammenti – quel vincolo è la più solida assicurazione che uno degli edifici simbolo della città sarà conservato a patrimonio comune. Abbiamo anche registrato con altrettanta soddisfazione che c’è l’intenzione di mettere d’accordo Provincia e Comune per assicurare i giusti spazi al Convitto finché dovrà permanere nei locali che con lungimirante abnegazione le due amministrazioni hanno messo a disposizione della nostra scuola dopo il terremoto, augurandoci però che sollecitamente si metta mano alla ristrutturazione della sede storica. In fin dei conti basta che Comune e Provincia con l’intervento della nostra scuola si sentano un Convitto per appianare ogni ostacolo. Vorremmo però una data certa di questo incontro, vorremmo sapere che a settembre i nostri ragazzi torneranno a scuola – e speriamo davvero in classe – tranquilli e che si possano accogliere i nuovi iscritti con la certezza degli spazi e la garanzia di assoluta continuità della scuola. Dunque sistemiamo subito la faccenda delle utenze e ridotiamo la scuola della mensa che è costituiva della nostra comunità perché noi siamo appunto “con vitto”.

C’è un altro aspetto che ci preme molto sottolineare. E’ stato detto che il Convitto ha accettato più iscritti di quanti poteva. Non è così perché vi era un impegno a consentire l’utilizzo delle aule lasciate libere dalla scuola Dante. Dunque la nostra dirigente, la professoressa Annamaria Marcantonelli alla quale va il nostro totale sostegno e il nostro sentito grazie, ha agito con estrema correttezza com’è peraltro costume della nostra scuola.

Non è accettabile che si facciano rilievi infondati. Ma al di là di questo giova ricordare che la Costituzione della Repubblica Italiana è chiarissima. Nell’articolo 31 là dove si sancisce che la Repubblica “Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo” e nell’articolo 34 là dove esplicitamente è detto “La scuola è aperta a tutti”. Ma vi è qualcosa di più e di ulteriore. E’ scritto nell’articolo 30: “E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio” e si pone in capo alla Repubblica l’onere di rendere effettivo l’esercizio di questo diritto/dovere. Vi è però un’indicazione di eccezionale civiltà giuridica nell’articolo 26 della Dichiarazione Universale
dei Diritti dell’Uomo a cui si conformano anche la Convenzione Europea, l’Unesco e la Comunità Europea là dove è scritto: “I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai loro figli”. Allora si capisce bene che il Convitto non può rifiutare gli iscritti e tanto meno può essere obbligato a farlo, ma anzi deve essere messo in condizione di soddisfare la domanda legittima dei genitori. Peraltro se avesse avuto già la sua casa ristrutturata avrebbe potuto agevolmente farlo. Ora sappiamo perché ce lo ha detto il Consiglio comunale che sarà così.

I genitori fuori dal Consiglio comunale a fine gennaio

Vogliamo però notare un ultimo elemento. Se il Convitto ha avuto crescenti richieste d’iscrizione forse ci sono dei motivi. Tra i tanti vogliamo sottolineare oggi che i nostri docenti sono stati i primi ad attivare le lezioni on line, che i nostri ragazzi hanno avuto anche in queste difficilissime circostanze una formazione completa e compiuta. E a questi docenti va il nostro incondizionato grazie, così come a tutto il personale che ci ha consentito di sentirci a scuola nonostante tutto! Perché chi insegna e lavora al Convitto appartiene a quella comunità: convita e dunque si prende cura della felicità dei nostri ragazzi. Ci auguriamo che oggi finalmente la strada per noi sia in discesa. Vogliamo dire grazie al Comune, alla Provincia, a tutti coloro i quali ci hanno reso possibile guardare al futuro con meno apprensione. Però ora siamo a chiedere velocemente atti concreti. Si sappia che vigileremo sul rispetto degli impegni assunti. Non fosse altro perché ci siamo formati all’insegnamento di un’eccelsa figlia della terra marchigiana: Maria Montessori. Che ancora ci ammonisce: “La società dovrebbe prodigare ai bambini le cure più perfette e più sagge, per ricavarne maggior energia e maggiori possibilità per l’umanità futura”. Questo vogliamo per i nostri ragazzi. Grazie».

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