Aspetta un tampone da oltre un mese,
al lavoro scopre di avere gli anticorpi
«Mi dicano cosa devo fare»

COVID-19 - L'odissea di un 40enne civitanovese che da marzo è stato ripetutamente male senza riuscire ad effettuare il controllo. Anche i suoi due bambini hanno avuto la febbre, pure per loro nessun test
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Il test sierologico fatto all’uomo

 

di Laura Boccanera

Asmatico, con una moglie incinta, due bambini con febbre alternata per tutto marzo, si ammala anche lui con innalzamtno della temperatura corporea e tosse, ma nessuno gli fa mai un tampone. Torna al lavoro, il proprietario dell’azienda commissiona i test sierologici e scopre di essere stato infettato dal Covid. Prova a richiedere di nuovo un tampone per essere sicuro di non essere più contagioso, ma nessuno gli risponde.

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Il drive test

E’ questa l’odissea nella quale è incappato un 40enne civitanovese che preferisce rimanere anonimo e che attende da un mese e mezzo un tampone. Tutto comincia all’inizio di marzo quando con la famiglia, composta dalla moglie incinta e due bambini di 7 e 5 anni, trascorre un week end in Trentino. Pochi giorni dopo il rientro il bambino più grande si ammala, ha un po’ di febbre e la gola rossa. Il pediatra prescrive un antibiotico pensando al classico malanno di stagione. Dopo due giorni però anche il padre si ammala: «Avevo 38 di febbre e mal di testa – racconta – Chiamo il numero verde nazionale e riferisco che sono stato in vacanza a Selva di Val Gardena e che mio figlio anche ha avuto la febbre. Tra l’altro sono asmatico e avevo fatto il vaccino antinfluenzale. Dal numero verde mi rispondono che non provenivo da una zona rossa per cui niente tampone. Sono andato dal medico e mi ha prescritto un antibiotico riferendomi che non c’erano gli estremi per il tampone non avendo sintomi gravi».

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L’analisi dei tamponi

La febbre scende sia al padre che al bambino, ma dopo un giorno senza rialzi termici il bimbo torna ad avere 38 e questa volta la pediatra sente un rantolo nei polmoni. Chiede di sottoporre il bambino ad un tampone all’Asur e cambia farmaco. Nel frattempo anche il più piccolo che ha 5 anni si ammala e la pediatra prescrive subito il farmaco dato al fratello pur in assenza di tampone. Arriviamo al 27 marzo. «Mi sento di nuovo male – prosegue il civitanovese – tosse e febbre e prendo di nuovo l’antibiotico e la febbre passa così. Solo il 17 di aprile ci chiamano dall’Asur per fare il tampone al figlio maggiore richiesto il 19 di marzo. Ma dal momento che il bimbo non aveva più sintomi a questo punto, dopo un mese di attesa non gli viene fatto. Io ero abbastanza sicuro di aver avuto il Covid, ma il 16 aprile stando bene ho ricominciato a lavorare. L’azienda per la quale lavoro alla ripresa delle attività ha sottoposto tutti i dipendenti al test sierologico e lì è emerso che avevo gli anticorpi del virus. A questo punto richiamo il numero verde regionale per sapere come comportarmi e mi viene risposto che ai fini legali i test fatti dai privati non contano. Il mio medico chiede di nuovo il tampone perché di fatto non so se sono ancora contagioso, ma non ho nessuna risposta. Sono giorni che chiamo numeri verdi, servizio di prevenzione e altri contatti a livello locale, ma non risponde mai nessuno. Questa settimana sono rimasto a casa e non ho lavorato, ma la prossima che faccio? – conclude l’uomo – Non si riesce a sapere se l’ufficio di prevenzione ha preso in carico la mia richiesta oppure no».



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