“Io vidi Moby Dick”:
giù il sipario
sulla rassegna Perugini

MACERATA - La “Piccola ribalta” di Civitanova ha concluso la kermesse. Domenica alle 16.30 le premiazioni

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Il-cast

Il cast

di Fabrizio Cortella

Terminata la lunga pausa natalizia, domenica è stata la volta dell’ultima compagnia partecipante alla 51esima Rassegna nazionale A. Perugini. Con “Io vidi Moby Dick”, per la prolifica penna di Ubaldo Sagripanti, la “Piccola ribalta” di Civitanova ha concluso la kermesse maceratese, cominciata ad ottobre, che ha portato ad esibirsi sulle assi del “Lauro Rossi” il meglio della scena domestica non professionista. “Chiamatemi Ismaele. Qualche anno fa — non importa ch’io vi dica quanti — avendo poco o punto denaro in tasca e niente che particolarmente m’interessasse a terra, pensai di mettermi a navigare per un po’, e di vedere così la parte acquea del mondo”.

Luigi-Ciucci-Ismaele

Luigi Ciucci – Ismaele

Così comincia il più famoso romanzo di Melville, capolavoro della cosiddetta American Renaissance, edito nel 1851, ma che fu un clamoroso flop commerciale: ne furono vendute appena tremila copie e fu riscoperto soltanto negli anni Venti del Novecento. “Chiamatemi Ismaele” è, quindi, come dire “Chiamatemi esule, vagabondo”. Ma Ismaele è, prima di tutto, un personaggio della Genesi: il figlio illegittimo, ancorché primogenito, che Abramo ha avuto da una schiava egiziana. Colui che, una volta nato Isacco, viene costretto all’esilio nel deserto di Bersabea. Poiché in ebraico in suo nome significa “Dio ascolta” oppure “l’atto di Dio di far ascoltare”, egli è allo stesso tempo il reietto e colui che ha una storia da fare ascoltare. Il sipario si apre, perciò, sulla semplice stanza in cui Ismaele (Luigi Ciucci, giusto physique du role e barbuta canizie, ma con qualche sbavatura nel ritmo recitativo) sta conducendo il finale della sua vita, una volta tratto fortunosamente in salvo dal naufragio. Lo assiste amorevolmente la giovane Mary Ann (la promettente Teresa Belvederesi), la figlia della locandiera. Ora egli sopravvive realizzando piccole navi in bottiglia, in cui confina ed esorcizza i suoi fantasmi, ma sogna di morire rivedendo una volta ancora lo sconfinato mare, la sua vera casa, e di ricongiungersi con l’equipaggio che ha perso. Niente fama. Nessun riconoscimento. Solo il silenzio della sua quotidianità. Eppure lui ha vissuto una delle più grandi avventure che uomo possa affrontare.

Il-Pequod

Il Pequod

Tutte le notti, Ismaele rivive ciò che accadde sul Pequod e ce lo mostra attraverso dei potenti flash-back. La parte posteriore del palcoscenico, infatti, è interamente occupata dal ponte della baleniera con tanto di prua, albero maestro e cassero di poppa, realizzati a grandezza (quasi) naturale su progetto di Luigi Ciucci stesso, architetto col “vizietto” del teatro. Lì sopra, ogni notte, si fronteggiano i fantasmi di Ismaele nella loro ininterrotta contesa. Il capitano Achab (Antonio Sterpi, impeto e passione, totalmente compreso del suo ruolo): il Titano dalla ferrea volontà, condannato ad inseguire il suo destino, che combatte contro la Natura stessa, terribile ed onnipotente. Il suo antagonista: il primo ufficiale Starbuck (il solido Alessio Orpianesi, dotato di una voce calda e profonda), armato della sua semplice fermezza di quacchero e ancorato alla saldezza dei sentimenti familiari; l’uomo “normale”, forte del proprio raziocino e della propria moralità, che vuole salvare il capitano e l’equipaggio da un folle destino, ma che segue fino in fondo la discesa agli inferi del suo comandante per irrinunciabile senso dell’onore. Dopo tanto vano battagliare (e rimembrare), arriva l’epilogo: Starbuck appare, infine, nella misera stanza della locanda. Fredda luce bianca, di taglio, ad inquadrare i due.

Alessio-Orpianesi-Starbuck

Alessio Orpianesi – Starbuck

Ismaele è sbigottito: è un sogno o è lo spirito materializzato del suo primo ufficiale? Non importa: Starbuck è venuto finalmente a riprendersi l’ultimo uomo dell’equipaggio mancante all’appello. Ismaele si stende sul suo lettino, sereno, e Starbuck gli chiude amorevolmente gli occhi per sempre, con gesto di padre. Buio – il lettino scompare nella pancia del Pequod – stacco. Di nuovo, una fredda luce bianca, di taglio, sul ponte della nave: Starbuck e Achab, di profilo, a scrutare silenziosi ed assorti l’orizzonte marino, in mano l’arpione, una volta di più. Il Pequod, l’equipaggio al gran completo, naviga di nuovo nell’oceano sconfinato. Ancora. E per sempre! Ma perché un noto psichiatra e psicoterapeuta, con la passione della scrittura, decide di cimentarsi con un tale monumento letterario? Sagripanti aderisce alla Medicina Narrativa, una metodologia terapeutica basata sullo scambio di narrazioni tra paziente e medico, secondo cui anche quest’ultimo è un testimone silenzioso di storie. E, come Ismaele, egli non ambisce alla gloria, ma ad onorare quelle storie. Ascoltandole. Accogliendole. Filosofia che hanno entusiasticamente sposato anche i tipi della “Piccola ribalta”. Dice Antonio Sterpi, anche regista della pièce: “Ognuno di noi porta almeno una storia e a volte basta nulla per imbarcarci sul Pequod. Quest’opera è un ringraziamento a Ismaele, al suo coraggio silenzioso. Soprattutto, è un invito a raccontare e ad ascoltare storie”. Avere privilegiato l’aspetto del “narrare una storia” dal punto di vista dell’esule ha, inevitabilmente, ridimensionato gli aspetti eroici della lotta con il “mostro”, esterno o interiore che sia, suscitando un certo disorientamento in taluni spettatori. Il pubblico, peraltro, ha lungamente applaudito gli attori e l’autore, affacciatisi alla ribalta per raccogliere il frutto di una performance sicuramente assai impegnativa, basata su canoni interpretativi tradizionali e su una solida regia dallo stile classico.

Antonio-Sterpi-Achab

Antonio Sterpi – Achab

Di notevole impatto visivo l’imponente scenografia del Pequod e delle sue vele, usate come schermi per proiettare alcune sequenze narrative, e la ripartizione del palcoscenico in due ambienti distinti ancorché comunicanti “oniricamente” (la stanza di Ismaele e il ponte del Pequod) con la trovata del letto che, alla fine, scompare nella stiva della baleniera. Completano l’allestimento scenico: l’uso attento delle calde luci piombanti delle “americane”, a evidenziare singoli momenti, e quelle laterali, di taglio, a conferire movimento e drammaticità all’azione dei “duellanti” sul Pequod; nonché la scelta musicale di brani dai melodrammi verdiani, operata dal Sagripanti stesso per le suggestioni di Baricco e della sua rilettura melvilliana. Domenica alle 16.30, la Rassegna si conclude con la premiazione dei vincitori e, a seguire, con lo spettacolo “Pensaci, Giacomino!” di Pirandello, ad opera del “Teatro O. Calabresi” di Macerata, compagnia organizzatrice della kermesse.

(Foto di Claudio Sagretti)

Il-finale

Il finale

Teresa-Belvederesi-Mary-Ann

Teresa Belvederesi – Mary Ann


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