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Marche 2020, Castelli resta in pole
L’unità del centrodestra
dice no a qualsiasi veto

POLITICA - Dopo le elezioni in Umbria, domenica 27 ottobre il tavolo nazionale definirà la distribuzione delle candidature all'interno della coalizione. Le Marche molto probabilmente andranno a Fratelli d'Italia e il partito di Giorgia Meloni indicherà sicuramente l'ex sindaco di Ascoli. Spunta un sondaggio tra quattro possibili candidati
mercoledì 9 Ottobre 2019 - Ore 12:59 - caricamento letture
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di Franco De Marco 

Le Marche a Fratelli d’Italia. Ancora non c’è l’ufficialità ma l’ipotesi è molto concreta a meno di improbabili scombussolamenti dell’ultimo momento. E se questa candidatura alla presidenza della Regione Marche, nella distribuzione nazionale tra i partiti della ritrovata coalizione di centrodestra, sarà confermata, in pole position rimane l’ex sindaco di Ascoli Guido Castelli, il quale fa parte della dirigenza nazionale del partito di Giorgia Meloni dopo aver lasciato con grande clamore, nel luglio passato, Forza Italia. Fonti autorevoli, di diversa casacca, consultate da “Cronache”, hanno dichiarato di non essere a conoscenza, contrariamente ad una indiscrezione giornalistica, che lo stesso Silvio Berlusconi avrebbe posto il veto sull’eventuale candidatura a presidente di Castelli.

Guido Castelli (foto Vagnoni)

E’ vero che in politica tutto è possibile, oggi più che mai dopo quanto accaduto per il Governo nazionale, con partiti che dall’oggi al domani hanno modificato il loro pensiero e le loro azioni, ma, al momento, a quanto risulta, l’ex sindaco di Ascoli resta la candidatura più accreditata nel caso, naturalmente, che sarà Fratelli d’Italia a dover indicare il cavallo del centrodestra unito per le Marche. Tuttavia per avere indicazioni più sicure bisognerà attendere le elezioni regionali in Umbria in programma domenica 27 ottobre. Poi il tavolo nazionale definirà le candidature nelle altre regioni al voto.

Il sindaco di Ascoli Fioravanti e Giorgia Meloni

Di certo c’è, al momento, dopo l’incontro di domenica scorsa tra Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, il rilancio della coalizione tra Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia in un quadro di centrodestra classico. In tutte le prossime elezioni regionali e comunali questa coalizione dovrebbe presentarsi unita e con un candidato condiviso. E il fatto stesso dell’incontro di domenica scorsa, dopo posizionamenti vari, distinguo, presunte rotture e avvicinamenti, dello schema classico di centrodestra, sta a significare che non è pensabile che possa prevalere la politica dei veti. In un quadro politico, anche nel centrodestra, di tante trasmigrazioni da una forza all’altra, con abbandoni e acquisti pure eclatanti, sarebbe paradossale l’applicazione, da parte di chiunque, del veto nei confronti di un qualsiasi candidato. Sarebbe il dissolvimento dell’alleanza. Basti pensare al caso più eclatante, quello del governatore della Liguria Giovanni Toti, che ha lasciato Forza Italia dopo essere stato al vertice di questo partito. Ecco perché, come principio generale, non sembra applicabile il veto, la ritorsione, per chicchessia. Altrimenti si finirebbe in una maionese davvero impazzita.

Il governatore Luca Ceriscioli

A dimostrazione di questo teorema c’è il caso del Comune di Ascoli. Ricordate? Il tavolo nazionale del centrodestra aveva assegnato la candidatura a sindaco a Fratelli d’Italia e Fratelli d’Italia aveva indicato Marco Fioravanti poi diventato sindaco. Forza Italia a livello locale si dissociò tanto da dividersi e presentare un proprio candidato alternativo. Però la scelta nazionale è andata ugualmente avanti. Insomma non sembrano esistere, da quanto si è potuto apprendere, motivi ostativi di principio nei confronti dell’ex sindaco di Ascoli anche se Forza Italia mastica comprensibilmente amaro per l’abbandono subito dopo 10 anni a capo dell’Amministrazione comunale di Ascoli.
Castelli, che non non si pronuncia, lascia trasparire una certa sicurezza e va avanti con il suo movimento elettorale “Cambia le Marche”, varato in estate, in vista appunto delle regionali del prossimo anno. Come andrà a finire questa partita? Vedremo. Siamo solo all’inizio. Intanto già si comincia a parlare di sondaggi. L’ultimo commissionato per sondare l’umore degli elettori delle Marche ha visto una rosa formata dal presidente uscente del Pd Luca Ceriscioli, dall’ex rettore dell’Università di Camerino Flavio Corradini e dal rettore della Politecnica delle Marche Sauro Longhi, tutti area centrosinistra, e l’ex sindaco di Ascoli Castelli. Il risultato? Top secret. Molto fluido.



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