La “Città amica della persona” cresce,
alla guida Manuela Berardinelli:
«Mantengo la promessa a mio padre»

L'INTERVISTA - Presidente dell'Afam e di Alzheimer uniti per l'Italia onlus racconta il progetto che sta portando avanti per riportare la persona al centro della società: «Ci vuole un Rinascimento sociale per combattere la solitudine». Tra le iniziative in via di realizzazione il pronto soccorso con spazi riservati alle persone fragili, i percorsi che evitano di perdersi e disorientarsi e lo spazio di aggregazione Circolamente. La politica? «Non rientra assolutamente nei miei progetti»
- caricamento letture

manuela-Berardinelli-2-650x461

 

di Alessandra Pierini

Vuole una città capace di annullare le ingiustizie e di accogliere le diversità, in cui i cittadini non giudicano ma si danno da fare per migliorare Le cose. Insomma il “Rinascimento del sociale”. E’ questo il sogno che Manuela Berardinelli, presidente nazionale di Alzheimer Uniti per l’Italia onlus e Afam Marche, sta portando avanti con la sua consueta grinta, determinazione e infinita voglia di fare: «Macerata sta rispondendo bene, non è un’utopia. In più occasioni questa città ha dimostrato di essere capace». Il progetto nazionale “Città amica della persona con demenza” ha visto il capoluogo come realtà di sperimentazione.

Come sta andando?

«Per fortuna bene. Sentiamo il peso di una grossa responsabilità perché se il progetto ha successo sarà emulato, altrimenti fallirà. E sarebbe un peccato perché funziona, in Gran Bretagna le città amiche sono be 350».

manuela-Berardinelli-1-267x400

Manuela Berardinelli

Che caratteristiche ha la Città amica delle persone con demenza?

«E’ accogliente, comprensiva verso le fragilità. Noi l’abbiamo chiamata città amica della demenza perché di questo ci occupiamo ma in realtà è amica della persona. perché se sei amico della demenza lo sei di tutto. Noi abbiamo coniato il termine Rinascimento del sociale che è quello che perseguiamo. Abbiamo bisogno di comunità e società, basti pensare che in Gran Bretagna è stato istituito il Ministero contro la solitudine, in Italia c’è la giornata  contro la solitudine. Riscoprire l’inclusione, senza distinzione di stato anagrafico e di salute aiuta a combattere in modo efficiente la solitudine. Non solo.  Nelle demenze è scientificamente provato che la socialità e d’auto più di tanti altri sistemi. Per l’Alzheimer ad esempio non c’è un farmaco. In attesa di una risposta farmacologica, ci siamo interrogati e abbiamo detto che dobbiamo fare qualcosa per 1,2 milioni malati di demenza, censiti in Italia. Molti però non vengono dichiarati o non sono ancora riconosciuti».

Qual è la situazione delle famiglie?

«Ci sono famiglie in ginocchio perché i servizi sono a macchie di leopardo. Ci sono regioni illuminate e sensibili che fanno passi da giganti. Spiccano Emilia Romagna e Lombardia, in parte il Veneto, il Lazio si muove, poi ce ne sono altre come le Marche che  non hanno alcuna attenzione per la problematica».

Vista la carenza dell’assistenza pubblica, da dove avete cominciato?

«La prima cosa che abbiamo fatto è stata chiedere e ottenere pieno appoggio dell’amministrazione. Poi siamo intervenuti su due ambiti: da una parte abbiamo incontrato tutte le categorie, vigili urbani,  forze dell’ordine, commercianti, estetiste e nel frattempo abbiamo portato avanti la formazione per le famiglie. Se la cittadinanza cambia atteggiamento verso la diversità, è in grado di non giudicare la fragilità è anche vero che la famiglia deve uscire e quando esce non deve avere atteggiamenti di chiusura. Alla formazione teorica abbiamo fatto seguire momenti di incontro abbinando i due mondi ad esempio nella camminata organizzata con l’associazione Nordic walking, la giornata con i commercianti, cinema all’aperto, la messa, festa di San Giuliano. Il tutto è studiato dalle Università delle Marche e da Rabih Chattat dell’Università di Bologna che si occupa anche della formazione».

Quali saranno i prossimi passi?

«Dopo aver creato il gruppo dei dottori della città amica che sono quelli che hanno accettato di dedicare un tempo specifico alla persona fragile perché non debba attendere e che sono disposti anche alle visite domiciliari, ora speriamo che vada in porto il progetto del Pronto soccorso della città amica, già presentato e approvato dal direttore Asur Alessandro Maccioni. Questo prevede uno spazio dedicato alla persona fragile perché non si trovi in mezzo alla confusione. Presto inizierà il progetto scuola che coinvolgerà tutte le classi, proprio per un cambio di mentalità. A breve dovrebbero partire i percorsi della città amica, studiati dall’architetto Gianluca Darvo, uno specialista e finanziato dagli amici della fondazione Colonna.

manuela-Berardinelli-3-325x183Cosa sono i percorsi della Città amica?

«Parlando con i vigili urbani abbiamo scoperto che spesso persone con fragilità perdono l’orientamento in corso Cavour, dallo studio dell’architetto Darvo abbiamo capito le motivazioni e progettato dei percorsi con sensori e colori che evitino questi inconvenienti. Sarebbe il primo progetto realizzato in Europa. E’ stato finanziato, gli uffici del Comune sono favorevoli e anche l’assessore Ricotta. Spero di partire presto».

Come sta rispondendo Macerata?

«Molto bene e sono già in tanti ad imitarci, ad esempio Nonantola, Belluno, Perugia, San Pietro in casale e Novara. Questo è il segnale che sperimentazione sta riuscendo. Intanto il professor Rabih Chattat e le Università delle Marche hanno predisposto un questionario per categorie e famiglie che, proposto all’inizio del percorso, verrà somministrato di nuovo alla fine per capire dove abbiamo fatto bene e dove sbagliato. Al termine prepareremo una guida con concreta con la tempistica e le cose da fare per chi voglia seguirci».

Ci sono gesti eclatanti con cui la città ha manifestato la sua adesione al progetto?

«Ci sono stati due momenti. Il primo è stato la merenda cena in piazza Mazzini quando tutti i ristoranti ed esercenti hanno donato quello che avevano e c’era talmente tanta roba (pizza, bibite tisane) ma tanta che l’abbiamo data alle persone che stavano con noi, abbiamo avuto una risposta corale e concreta. Il secondo è in questi giorni perché dal 20 al 29 settembre i ristoranti della città amica, 15 si sono messi a disposizione proponendo il cibo della memoria, intesa sia come tradizione, sia come alimenti che possano aiutare aiutare a ricordare. Un euro del cibo della memoria sarà devoluto alla città amica. Hanno aderito, addirittura ringraziandoci».

manuela-Berardinelli-4-325x217Cosa manca perché il progetto si rafforzi?

«CircolaMente è l’emblema della città amica, il luogo dove la città amica si incontra, non è un diurno, non è un luogo dove la persona con demenza viene portata a fare attività. Chiunque può andare, fare attività, approfondire argomenti. Fino a poco fa ci ospitava l’Ircer. Poi per problemi di inagibilità non abbiamo più questa sede, finora ci siamo incontrati ai giardini Diaz o al ristorante Macrobiotico in via Cassiano Da Fabriano che raccoglie le nostre iniziative ma non è adatto. L’imprenditore Sandro Parcaroli ci ha donato un open space in via dei Velini, è bellissimo ma dobbiamo strutturarlo per  questo occorrono soldi. Quindi abbiamo lanciato un crowdfunding su Eppela. sarà possibile donare fino al 1 novembre. Occorrono 3 minuti e 10 euro. Tutti possono farlo».

manuela-Berardinelli-5-325x325Qual è il motore che la muove?

«Lo faccio per me perché tanti anni fa ho incontrato l’Alzheimer.  Mio papà è stato ammalato, ho vissuto la rabbia, la solitudine, l’inadeguatezza e il dolore. Ho promesso a mio padre che avrei fatto il possibile perché nessuno dovesse vivere la malattia come l’aveva vissuta lui. Se 20 anni fa qualcuno mi avesse parlato di terzo settore avrei pensato alla curva dello stadio. Poi è arrivata la molla:  provare a riscattare il grande dolore che ha provato mio padre e la sua dignità calpestata, non con dolo, ma per incapacità del sistema e della nostra famiglia di gestire la malattia. Se ne è andato da 12 anni e quel film non si gira più ma ogni volta che riusciamo a migliorare la qualità della vita di un malato io faccio un piccolo passo in avanti nella promessa a mio padre. Tutto questo lavoro non sarebbe possibile senza la squadra Afam che oltre alle competenze mette il cuore.  Per vincere la sfida bisogna seguire il cuore, è l’unico modo per superare e capire che c’è un altro modo di comunicare, entrando nell’ottica del bene. La persona malata non ricorda ma il bene c’è, non lo sa esprimere ma se seguiamo quel canale troviamo equilibrio e senso del rapporto»

Qual è il suo sogno nel cassetto?

«E’ riuscire a mantenere la promessa fatta a mio padre quindi da qui ai prossimi 10 anni, se ho la salute (come diceva Andreotti ce ne vuole per rivestire ruoli pubblici) mi vedo sempre più impegnata nell’associazionismo e provando a realizzare con la mia squadra progetti in tutto il paese che possano cambiare il modo di porsi verso la persona con la demenza, con un modo di vivere differente che porti la persona al centro. Crediamo nella salvaguardia della vita, non solo all’inizio o alla fine ma anche durante».

In città circolano voci su una sua possibile candidatura in vista delle Comunali.

«Non prevedo nessuna mia candidatura, in questo momento non ho neanche le idee chiare per me stessa. Non sono disposta neanche ad appoggiare nessun candidato. Non rientra assolutamente nei miei progetti».

Ha invece le idee chiare su cosa servirebbe a Macerata: «Ci vogliono persone competenti che lavorino nell’interesse dei cittadini e del territorio con spirito di sacrificio e dedizione, perché la politica sia al servizio della persona».

 

Pd e Bianchini al tavolo delle trattative Berardinelli e Perfetti si chiamano fuori

“Cibo della memoria” in 15 ristoranti Un euro all’Afam per ogni piatto

Firmato protocollo della “Città amica” Nuova sede per Circola-mente: parte la raccolta fondi



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X