Visso, il calcio chiude i battenti:
«Ora non c’è più nemmeno la squadra»

FINE - La Figc Marche annuncia l'inattività del club gialloblu. L'ormai ex presidente, Quinto Mattioli: «Siamo senza campo e stanchi di andare in giro, mancano anche i dirigenti oltre al sostegno economico, i giocatori sono sempre di meno. Quando ho letto il comunicato avevo le lacrime agli occhi»
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Visso

Il Visso, nella stagione 2018/2019

 

di Michele Carbonari

La squadra di calcio di Visso chiude i battenti. A renderlo ufficiale è la nota del Comitato Regionale Marche, che comunica l’inattività del club gialloblu a partire dalla stagione 2019/2020. «Purtroppo non ci sono le possibilità per andare avanti», afferma amareggiato l’ormai ex presidente Quinto Mattioli.

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Quinto Mattioli, presidente del Visso

Ad inizio estate sembravano esserci i presupposti per una ripartenza in Terza categoria, dopo la retrocessione dalla Seconda. La società Arcale infatti aveva annunciato il suo sostegno economico al Visso Calcio. Ma, secondo Quinto Mattioli, non sufficienti per portare avanti un’intera stagione. Oltre agli alti costi di gestione, il massimo dirigente gialloblu lamenta le difficoltà logistiche per affrontare il campionato. «Ancora non siamo riusciti ad avere il campo, neanche quello di Ussita. Troppi problemi: il nuovo sindaco si è dimesso, l’ingegnere che curava la pratica per l’impianto ora lavora a Camerino. Avevamo preparato tutta l’attrezzatura per l’irrigazione, ma ogni volta dobbiamo sempre ricominciare da capo. Siamo stanchi. I dirigenti non ci sono più, i giocatori sono sempre di meno e bisogna prenderli da fuori, quindi rimborsarli. Servono soldi, però qui non si smuove niente. Che dobbiamo fare? Ci siamo rotti le scatole – dichiara l’ex presidente del Visso -. Abbiamo avuto un contatto con la società Arcale, era disponibile ma non basta. Le spese sono tante, ma oltre a questo serve gente in società e un impianto. Non possiamo sempre andare in giro. Bisogna trovare una soluzione un po’ più consona. Così non vale la pena. A Pieve Torina c’è la struttura ma necessita di lavori agli spogliatoi che sono messi male, poi si perdono un mare di palloni avendo il fiume vicino al terreno di gioco». Da cittadino vissano, Mattioli sottolinea che nel paese fortemente colpito dal sisma «non c’è la voglia e l’interesse per il pallone. Quest’inverno c’era l’impressione che qualche imprenditore dalle parti di Pieve Torina e zone limitrofe volesse fare qualcosa. È stato tutto un fuoco di paglia. Ora, finito noi è finito tutto. Ad oggi l’intenzione è quella di provare a ripartire guardando la prossima stagione. Ci sarebbe da trovare qualche ragazzo che senza impegni venga a giocare nel campo di calcetto, che a Visso c’è. Poi magari portarli nel calcio a 11 – commenta il dirigente gialloblu -. Quando ho visto nel comunicato che il Visso era inattivo avevo le lacrime agli occhi, è dal 1984 che sono nel mondo del calcio. Averlo letto è stato peggio che aver preso la decisione, comunque nell’aria. Ho aspettato un po’, se tante volte si muovesse qualcosa. Ma ho capito che non valeva la pena. Magari a Visso gli interessi sono altri, con il terremoto ci sono tante cose da fare. Però anche la squadra di calcio poteva fare la sua figura. Ora non c’è più neanche quella, però dobbiamo andiamo avanti. Mi dispiace per i giovani, ma sono sicuro che in futuro qualcosa faranno». E pensare che il Visso, nel gennaio del 2016, alzò al cielo la Coppa Marche provinciale (nella foto in mano al presidente Quinto Mattioli) mentre due stagioni fa, quella del terribile terremoto, si laureò campione nel torneo di Terza categoria e approdò dopo diversi campionati in Seconda. Una favola durata appena un anno e conclusa nel peggiore dei modi, dopo la retrocessione: con la chiusura dell’attività sportiva.

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