Incontro con Arminio e l’ex ministro Barca:
«Camerino deve fare salto nel futuro,
laboratorio di nuovo umanesimo»
UNICAM FEST - Il paesologo: «La città ora è chiusa ma non va lasciata così, va usata come si può». L'ex ministro: «Servono movimenti di cittadini che fanno sentire la loro voce, uniti a tecnostrutture capaci di progettare»

Da sinistra il paesologo Franco Arminio e l’ex ministro Fabrizio Barca
«Bisogna fare un salto nel futuro con l’innovazione, un luogo di studio deve aprirsi all’arte, se restiamo attenti a ciò che accade nei luoghi, facciamo esercizio di poesia dei luoghi. Per l’Italia delle aree interne, Camerino può essere il laboratorio di un nuovo umanesimo. Si potrebbero far venire due, tre volte l’anno, artisti, poeti, filosofi, economisti, contadini e cittadini, per confrontarci e immaginare quale futuro vogliamo per queste terre. Come abitiamo questi territori? Fabrizio Barca si è occupato di lavorare contro lo spopolamento, ma se aspettiamo è come scrivere la sceneggiatura di un film, che però non comincia mai». Con queste parole, il paesologo e poeta Franco Arminio ha introdotto questa mattina la conversazione con Fabrizio Barca, ex ministro della coesione territoriale del governo Monti e “padre” della strategia delle aree interne, uno degli appuntamenti di Unicam Fest, che questa sera ha portato a Camerino Giovanni Lindo Ferretti e domani pomeriggio vedrà esibirsi Brunori Sas. «Vengo dall’Irpinia, devastata dal terremoto del 1980 – ha proseguito il poeta – la ricostruzione ha portato desolazione, ci sono più case che abitanti, perchè nel frattempo la gente è morta. Immaginiamo che tipo di Marche vogliamo tra 50 anni, diamo reddito a chi continua a lavorare i campi, come si fa a vendere il grano a 16 euro al quintale, il contadino non ce la fa. Il bello delle Marche è che non hanno un grosso centro, Camerino deve essere un luogo di pensiero, immaginate come sarà nel 2040, occorre pensare la casa del futuro. C’è una scandalosa disattenzione della politica verso le aree interne, nessuno si chiede il perchè dopo tre anni, Camerino sia ancora chiusa. Dopo il festival occorre continuare ad essere le sentinelle del territorio».

Da sinistra il rettore Claudio Pettinari e Franco Arminio
Con le sue parole il paesologo, ha invitato i cittadini a riappropriarsi della città ferita: «Un posto disabitato non è morto, abbiamo attraversato Camerino un bellissimo paese, con l’arte e la poesia, un bellissimo modo di abitare i luoghi, Camerino è chiusa ma non va lasciata lì, va usata come si può». Alle sue riflessioni, si è aggiunta la voce di Fabrizio Barca: «La strategia delle aree interne destabilizza le classi dirigenti locali, perchè cambia metodo di gioco – ha detto Barca – c’è un sistema compensativo, per cui i soldi che giungono dal livello nazionale, non sono usati o sono usati per infrastrutture non necessarie, in un accordo tra classi dirigenti nazionali e locali, che tranquillizza le persone, in modo che non si arrabbino, uno scambio in cui la classe dirigente nazionale prende voti. Gli amministratori portano avanti procedure, non si pongono il problema di come disegnare le infrastrutture per il territorio. Se un territorio trova il coraggio di chiudere sei plessi con pochi alunni e ridisegnare una scuola a misura di territorio, attua un disegno forte».

Fondamentale per attuare quanto previsto nella strategia, la presenza di cittadini attivi sul territorio, ha spiegato l’ex ministro: «Servono movimenti di cittadini che fanno sentire la loro voce, uniti a tecnostrutture capaci di progettare. Se la gente pensa che i soldi delle aree interne siano una nuova mucca da mungere, non cambierà mai nulla. Ce la possiamo fare, ma dobbiamo alzare la voce. Serve nei territori la visione di un altro modo di essere, che deve camminare sui movimenti, la politica non deve essere pacifica. Il 30 percento dei 1.050 sindaci dei comuni delle aree interne, persone straordinarie, sono essi stessi professionisti, sanno usare il poco che hanno, senza una tecnostruttura non si porta a termine nulla». Gli ha fatto eco Arminio: «Nel conflitto tra isolatori e conservatori, escono sconfitti gli innovatori. Vanno portate persone da fuori, una sorta di agenti di sviluppo locale, per supportare gli innovatori. Sfiducia ed amarezza ne provocano altra, alimentando un circolo vizioso. Servono più politica e religione nei paesi, si deve unire un approccio avanzato, a quello arcaico». Anche giovedì, ad un incontro di anteprima dell’Unicam Fest, Arminio ha tracciato la necessità di un nuovo rinascimento per l’Appennino: «Andare nei luoghi feriti dal terremoto è una cosa preziosa. Camerino è un luogo intenso, l’università e Camerino devono diventare un laboratorio in cui parlare su cosa sarà di questi luoghi, come li pensiamo per il futuro. L’Appennino può ambire ad essere patrimonio Unesco, perchè ha tante forme di vita, una storia incredibile».
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Forse sarebbe stato meglio invitare anche il sindaco di Camerino?? No così per dire…