Tucci torna nel cuore dell’Asia:
la mostra nata a Macerata
approda a Ulaanbaatar

UNIMC - Al Chinggis Khaan National Museum l’esposizione già presentata a Pechino. All’inaugurazione anche il rettore John McCourt, intervenuto sul valore attuale dell’eredità dello studioso

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Il rettore McCourt alla mostra

Fotografie, documenti e filmati riportano Giuseppe Tucci nel cuore dell’Asia. È stata inaugurata ieri al Chinggis Khaan National Museum di Ulaanbaatar la mostra “Abbracciando l’infinito. L’eterna ricerca di Giuseppe Tucci”, promossa dall’Università di Macerata, dall’Istituto Italiano di Cultura di Pechino e dall’Ismeo, Associazione internazionale di studi sul Mediterraneo e l’Oriente, con la collaborazione dell’Ambasciata d’Italia in Mongolia e del museo nazionale mongolo.

Dopo le tappe di Macerata e Pechino, il percorso espositivo dedicato al grande orientalista maceratese raggiunge uno dei luoghi più significativi per comprenderne le ricerche e la visione delle relazioni tra Europa e Asia. L’inaugurazione è stata accompagnata da un convegno sul rapporto tra Tucci e la Mongolia e sul contributo della sua opera al dialogo scientifico e culturale tra i due Paesi. Alla cerimonia, alla presenza dell’ambasciatrice d’Italia in Mongolia Giovanna Piccarreta, del direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino Federico Roberto Antonelli, della vicedirettrice del Chinggis Khaan National Museum Erdmaa Dagva, ha partecipato il rettore dell’Università di Macerata John McCourt, che nel suo intervento ha sottolineato il valore non soltanto storico, ma anche attuale dell’iniziativa. «Portare questa mostra in Mongolia significa riaprire un dialogo tra mondi: tra Italia e Mongolia, tra Europa e Asia, tra ricerca e patrimonio, tra memoria e futuro».

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L’inaugurazione

Nata a Macerata in occasione dei 130 anni dalla nascita e dei 40 anni dalla morte dello studioso, la mostra ricostruisce il profilo di un linguista, orientalista, indologo e storico delle religioni capace di unire il rigore della ricerca all’esperienza diretta del viaggio. Tucci, ha ricordato McCourt, «non studiò civiltà isolate, ma connessioni tra testi, immagini, monasteri, tradizioni spirituali, forme artistiche e vie della conoscenza».

La tappa di Ulaanbaatar restituisce quindi una nuova profondità al progetto. La Mongolia rappresenta infatti uno dei grandi spazi storici delle connessioni eurasiatiche, nel quale si intrecciano nomadismo e cultura politica, memoria orale e scrittura, tradizioni religiose e vie della conoscenza. «Custodire l’eredità di Tucci non significa trasformarla in un monumento immobile – ha aggiunto il rettore -, ma studiarla, contestualizzarla e metterla al servizio di un dialogo culturale nuovo, più consapevole e reciproco».

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Alla realizzazione del progetto, curato da Oscar Nalesini e dalla docente dell’Università di Macerata Cristiana Turini, hanno collaborato anche Arte Nomade, con il contributo di Gianfranco Borgani l’Archivio Storico Luce-Cinecittà e il Museo delle Civiltà di Roma. La giornata si è conclusa con la consegna dell’Ordine della Stella d’Italia al baritono mongolo Amartuvshin Enkhbat, protagonista dei maggiori teatri internazionali e interprete di un ulteriore ponte tra Italia e Mongolia, affidato alla forza universale della musica. «La cultura non cancella le distanze, ma le rende abitabili – ha concluso McCourt -. Ogni ponte culturale, quando è costruito sulla conoscenza e sul rispetto reciproco, non appartiene mai a una sola parte: appartiene a entrambe».


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