“Wikipedia, la palestra della storia pubblica”
RECANATI - Venerdì 22 febbraio professor Flavio Febbraro che incontrerà gli studenti recanatesi in occasione della Giornata del Ricordo. Offrirà strumenti di analisi e decodifica della principale enciclopedia on line
Sono trascorsi 72 anni dal 10 febbraio 1947, quando i confini orientali dell’Italia vennero completamente ridisegnati, con il passaggio della maggior parte dell’Istria alla Jugoslavia. In riferimento a questa data è stata istituito, il “Giorno del Ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Anche quest’anno il Comune di Recanati, in collaborazione con l’Istituto Storico “Morbiducci” di Macerata, si prepara a ricordare questa ricorrenza non tanto per celebrarla, quanto piuttosto per fornire alle nuove generazioni sia riflessioni storiche sul Novecento sia strumenti di comprensione di un tempo presente sempre più inquieto e xenofobo. Due i momenti celebrativi. Il primo è in calendario questa domenica 10 febbraio alle ore 12 in Via Martiri delle Foibe con la deposizione di una corona d’alloro, il secondo è in programma venerdi 22 febbraio alle 11, presso l’IIS “E. Mattei, con il professor Flavio Febbraro che incontrerà gli studenti recanatesi sul tema “Wikipedia, la palestra della storia pubblica: l’esempio dei confini orientali italiani e dell’esodo giuliano-dalmata”. Flavio Febbraro è responsabile della didattica in ambito digitale presso l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti” (Istoreto) e coordinatore della direzione della rivista di Didattica della storia in rete dell’Istituto nazionale Parri, www.novecento.org. L’intervento di Flavio Febbraro mira a offrire strumenti di analisi e decodifica di Wikipedia, la principale enciclopedia on line. Fonte di informazione primaria per gli studenti ma, in generale, per il pubblico generico e i docenti, Wikipedia presenta particolari criticità riguardo alle voci di storia contemporanea. Per esemplificare queste problematiche, il prof. Febbaro si soffermerà su alcune voci riguardanti il confine orientale e le complesse vicende storiche connesse alla commemorazione del Giorno del ricordo. L’incontro intende sollecitare all’uso critico e consapevole di uno strumento che, se ben conosciuto, può essere di aiuto tanto agli studenti quanto ai docenti. Nella seconda parte dell’intervento, sulla scia della piattaforma online “RecaNATI per la Memoria” realizzata dagli studenti dell’IIS Mattei di Recanati in collaborazione con l’Istituto Storico di Macerata, verranno forniti esempi e sollecitazioni ai docenti e agli studenti perché diventino loro stessi “autori” di Wikipedia, cimentandosi in laboratori di scrittura e di ricerca storica per la produzione di enciclopedie digitali. Quello che è accaduto in Istria e in Dalmazia dopo l’8 settembre 1943, in particolare tra 1944 e 1945, è una delle pagine più inquietanti della storia italiana. Dal settembre 1943 gli infoibati furono varie migliaia. Non si trattava solo di vendette contro i fascisti e i loro collaboratori: vennero colpiti anche gli autonomisti e gli antifascisti, sulla base dell’equazione “Italia uguale fascismo”.
E dopo le foibe, l’esaltazione e l’esasperazione del criterio etnico portarono all’esodo: un grande esodo forzato per effetto del trattato di pace del 1947, che aveva assegnato alla Jugoslavia la maggior parte della Venezia Giulia prebellica, comprese le città italiane di Pola, Rovigno, Parenzo, Fiume e Zara. Una nuova ondata migratoria si manifestò dopo l’intesa con la quale nell’ottobre 1954 fu assegnata alla Jugoslavia la Zona B del territorio libero di Trieste. Di questa storia, a lungo ignorata, non dobbiamo dimenticare e cancellare nulla: non le sofferenze subite dalle minoranze slave negli anni del fascismo e della guerra, né quelle inflitte a migliaia e migliaia di italiani dal regime comunista del maresciallo Tito.

Secondo me Wikipedia non va né analizzata né (tanto meno) decodificata. E’ chiara e di norma precisa di per sé. E’ una fonte praticamente inesauribile di informazioni anche preziose. Certo è che bisogna saperla leggere, come d’altronde qualunque testo di qualunque genere.
Forse bisognerebbe ricordare anche in quegli anni la migrazione di parecchi sognatori comunisti italiani verso il paradiso jugoslavo, pensata rivelatasi poi non molto ingegnosa…
Per Pavoni, Certo è con il senno di poi tutto è più facile e d’altronde essere sognatori, specie da giovani, non è reato. Sono invece da stigmatizzare coloro che si ‘buttano’ in politica sperando in poltrone che diano loro vantaggi economici e una sistemazione per tutta la vita.
Gabriele Polo, “il Manifesto”*,
Friuli Venezia Giulia, dopoguerra. Un migliaio di giovani, ex partigiani e operai, decidono di raggiungere la Jugoslavia per contribuire alla costruzione del socialismo. Tra l’inizio del 1946 e la fine del 1947 due flussi «migratori» si incrociano sull’incerto confine che divide Italia e Jugoslavia. La prima «corrente», più numerosa (profughi), parte dalle coste istriane e dalmate e fugge alla «slavizzazione» di quelle terre, portandosi addosso l’accusa di complicità nazionale con il fascismo che in quelle terre ha seminato discriminazioni durante il ventennio di pace e terrore nei cinque anni di guerra. In senso inverso si muove l’altra «corrente», per correre incontro ai propri ideali politici, decidendo di «andare a costruire il socialismo» nella neonata repubblica popolare di Jugoslavia. Dei primi molto si è parlato per 50 anni, anche se quasi sempre per rivendicare le terre e le case abbandonate e, propagandisticamente, in chiave anticomunista. Dei secondi quasi nessuno si è occupato, tanto scomoda era la scelta di quegli italiani che decidevano di vivere nella Jugoslavia di Tito. A loro è dedicato il libro di Giacomo Scotti – Goli Otok, italiani nel gulag di Tito, – che racconta la storia degli italiani emigrati in Jugoslavia nel dopoguerra, aggredendo fin dal titolo la sua parte più dura, quella di una sorte quasi beffarda che fa finire molti di loro ai lavori forzati su un’isoletta deserta del Quarnero, con l’accusa di essere spie del Cominform.